29 Gennaio 2022

Zarabazà

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I Castelli del Centro Sicilia

“L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell’anima: qui è la chiave di tutto”, così scriveva  Goethe nel 1787 durante il suo celebre viaggio in Italia.

In realtà non c’è posto nel nostro Paese nel quale storia e culture millenarie si fondano in testimonianze incomparabili: Mozia e i fenici; i templi greci di Agrigento, Segesta e Selinunte; le aree archeologiche di Siracusa; le chiese di Palermo; il duomo normanno di Cefalù fino ad arrivare al celebre barocco di Noto.

Stili architettonici della storia “siciliana” che trovano nei “castelli” dell’isola una delle loro maggiori espressioni: fortezze inespugnabili o luoghi di soggiorno ma soprattutto “viaggi” ideali, itinerari attraverso il quale esplorare il territorio di cui esprimono emblematicamente la storia e le tradizioni.

Gli “itinerari dei castelli” rappresentano una delle maggiori e consolidate offerte del mercato turistico europeo ed italiano, prova ne sia la creazione in alcune regioni di veri e propri “consorzi di tutela e promozione dei castelli”. In Italia i principali itinerari si snodano: in Trentino, Val d’Aosta, Friuli, Toscana, Emilia, Marche e Puglia. In ambito europeo si va dai famosi itinerari in Scozia o in Normandia fino a quelli della Polonia o della Spagna.

Una tale e variegata offerta di percorsi, con “i castelli” a fare da filo conduttore, dimostra la preferenza costantemente accordata dai turisti a questo specifico “prodotto turistico”, che a differenza di altri dimostra alti standard qualitativi e di contenuti poiché permette una migliore offerta turistica integrata ovvero supportata da elementi (paesaggio, arte, gastronomia e prodotti tipici) che contribuiscono a qualificare e diversificare il prodotto.

Tutti questi fattori sono ampiamente ricompresi nel territorio della nostra regione per il quale è possibile pensare alla creazione di un “l’itinerario dei castelli di Sicilia”, vero e proprio strumento di promozione e valorizzazione del contesto storico, artistico, culturale ed ambientale delle nove province.

Nella sua diversità l’itinerario raccoglie antichi manieri, torri e bastioni presenti nelle città e nei paesi dell’isola. I castelli più rinomati e ricchi di storia (Mussomeli, Caccamo, Castelbuono, Maniace, Ursino,  Donnafugata) e quelli meno conosciuti (Racalmuto, Delia, Falconara, Sperlinga) saranno posti al centro di appositi “tour”  volti a favorire l’incremento di flussi turistici anche in aree  spesso “forzatamente” ignorate rispetto alla molteplicità di zone ad alto interesse turistico già presenti nell’isola. Ciò favorirà, inoltre, la cosiddetta la “destagionalizzazione” del turismo, allo scopo di garantire la presenza costante di visitatori tutto l’anno, possibilità offerta dal buon clima siciliano.

CACCAMO

Incerta è l’origine di questo castello anche se la sua collocazione strategica fa pensare che la rocca su cui sorge potrebbe essere stata sfruttata già in epoca bizantina. Probabilmente, il corpo primitivo era limitato a strutture semplici e adibite alla difesa della postazione.  In pratica doveva trattarsi di una torre di avvistamento a cui furono aggiunti una cinta muraria ed ambienti adibiti a magazzini, stalle e ricovero delle  guarnigioni.

Il castello si presenta nel suo complesso molto suggestivo e conserva, nonostante i rifacimenti, una struttura unitaria equilibrata.

Lo sviluppo architettonico del maniero si può riassumere in tre periodi: quello chiaramontano, quello della signoria dei Prades e quello della famiglia Amato.

Si accede al maniero usufruendo di una comoda e larga gradinata, sulla quale si affaccia la merlatura di abbellimento delle prime fabbriche visibili dell’edificio, costruito nel Quattrocento da Giacomo de Prades.

MUSSOMELI

Il castello sorge sulla sommità di una grande roccia isolata ed emergente da un dolce declivio erboso. Ricco di elementi decorativi del gotico chiaramontano, con le sue sei bifore, i magnifici portali a sesto acuto ed i suoi due torrioni, stupisce per la sua imponenza mista ad eleganza.

Il castello è in una posizione inconsueta, in quanto, sia in epoca saracena che normanna, i manieri erano costruiti con funzioni difensive anche dei borghi che vi si addossavano.  Il castello di Mussomeli invece dista un miglio dal paese. Pare infatti che il villaggio fosse preesistente ed esso fu fatto costruire, per ordine di Manfredi III° Chiaramonte, solo intorno al 1370, inizialmente ad uso militare e successivamente adattato ad ospitare la numerosa corte. Documenti attestano la presenza nel maniero di Federico il Semplice di Aragona. Si narra che Manfredí avesse convocato nella sala maggiore un’assemblea di Baroni, per organizzare la lotta agli Aragonesi, i quali appoggiavano l’antipapa Clemente VII°.

RACALMUTO

Costruzione caratteristica dell’architettura militare del periodo svevo, la sua edificazione risale alla baronia di Roberto Malcovenant, un francese al seguito di Re Ruggero d’Altavilla. Successivamente Federico d’Aragona ne trasferì la proprietà a Federico II Chiaramonte, la cui nobile famiglia, agli inizi del 1300, riadattò il maniero rendendolo imponente. Il prospetto della fortezza, ha mura dallo spessore di circa due metri chiuse da due colossali torri e corredate di due file di dodici finestre. Il castello è stato dichiarato monumento nazionale.

PIETRAPERZIA

Per circa sette secoli il castello fu abitato dai principi Barresi-Branciforte.

Con la fine del feudalesimo il castello venne abbandonato e fu dato in affitto al comune che lo adibì a carcere. Nelle sue celle non era possibile né stare in posizione eretta né coricati, infatti le prigioni non erano altro piccole caverne. Luogo di pena e di raccapriccio per i passanti che alzando lo sguardo potevano vedere le teste mozze dei condannati, il castello divenne famoso per le condizioni disumane in cui i prigionieri venivano tenuti e per le torture loro inflitte.

Si dice che nel castello, elevato su quattro piani, vi fossero 365 stanze, con 44 finestre su ciascun lato, corrispondenti alla maggior parte degli ambienti mentre altri ne erano sprovvisti. Secondo alcune fonti si narra dell’esistenza di 12 torri, ma ne rimane accertata l’esistenza solo di nove di esse.

MAZZARINO

Secondo una leggenda locale, i due potenti signori di Mazzarino e di Garsiliato, decisero entrambi di fondare una città ai piedi del proprio castello. Dal momento che i due castelli erano troppo vicini, decisero di fondare una sola città e si affidarono alla sorte della armi che favorì il signore di Mazzarino, secondo la tradizione uno dei Branciforte.

Il castello si presenta ancora assai suggestivo, con la grossa torre cilindrica che si eleva sulle mura bastionate, alte trenta metri e dallo spessore di quasi due metri.

In origine le torri erano quattro, tutte cilindriche e massicce, e mostravano la merlatura che proseguiva nelle alte mura.

La corte interna era dotata di capienti cisterne e di numerosi contenitori per le granaglie; nel livello superiore della corte si aprivano le scuderie e gli alloggiamenti dei soldati.

FALCONARA

Il castello fortezza sorse intorno alla grossa torre quadrata detta “della Falconara” perché vi si allevavano i falchi da caccia.

Oggi il castello mostra la sua struttura quattrocentesca. Nel lato orientale si notano un collegamento merlato che raccorda due torrioni cilindrici ed uno quadrato ed inoltre una garitta. Sul prospetto d’ingresso si distingue una cannoniera e agli spigoli due spalti su mensole aggettanti. Si osservano, inoltre, diverse feritoie e la ricca merlatura restaurata. Sul lato occidentale, in corrispondenza dell’ingresso, si apre un cortile rettangolare su cui si affacciano le scuderie ed i magazzini, mentre alla cappella si accede dall’esterno.

LICATA

Un’ imponente torre di avviso per la custodia del litorale, del corso del fiume Salso e dell’intera piana di Licata, questo era in origine Castel Sant’Angelo la cui costruzione ebbe inizio nel 1616 sotto la dominazione spagnola. Il castello posto sull’omonimo monte, fu completato ed inaugurato nel 1640. Di forma irregolare con mura merlate e un possente torrione, l’accesso al suo interno era consentito attraverso un ponte levatoio. La disposizione degli alloggiamenti dei soldati era situata lungo tutto il perimetro murario interno.

ENNA

Nella parte più alta della città, là dove è possibile ammirare uno dei panorami più suggestivi della Sicilia, svetta imponente il Castello di Lombardia. Capolavoro dell’arte militare, in epoca medievale il maniero rappresentò uno dei baluardi difensivi più importanti dell’isola. Il suo nome è legato a una guarnigione di soldati lombardi che occupavano Enna al tempo della dominazione normanna. Riadattato e ingrandito da Federico II, che lo dotò a fini militari di tre grandi cortili difesi da venti torri, divenne successivamente residenza estiva dei sovrani aragonesi. Della struttura originaria il castello ancora oggi conserva i cortili, quello detto delle “armi” che ospita un teatro all’aperto, il secondo detto “delle vettovaglie” e infine ” il piazzale di San Martino” dove si trova la Torre Pisana, la meglio conservata delle sei torri superstiti. Poco più sopra al castello si trova la Rocca di Cerere.

SPERLINGA

Se il castello può ancora imporre un fascino che ha caratteri di unicità e di suggestione, esso lo deve certamente all’originale simbiosi vissuta con la rocca di tufo su cui poggia penetrandovi in parte.

Nel 1283 fu distrutto da Pietro d’Aragona, che lo concesse al barone Francesco Scaglione e nel 1296 a Francesco Ventimiglia, la cui famiglia mantenne il possesso del castello  fino al 1597.

Il castello pervenne agli Oneto nel 1658, ma questi preferirono risiedere a Palermo, dando origine alla decadenza della rocca, che divenne un magazzino rurale; il possesso si trasferì successivamente ai baroni Nicosia e Li Destri

Ai piedi della roccia su cui sorge il castello è possibile visitare ambienti rupestri che ospitano una limitata esposizione di attrezzi della civiltà contadina.

Famoso per aver dato rifugio agli Angioini durante la guerra del Vespro, reca a testimonianza di questo la celebre iscrizione “QUOD SICULIS PLACUIT SOLA SPERLINGA NEGAVIT”.

Nel piazzale interno si osservano i ruderi della chiesa di S. Domenico Siriano, risalente al 1662.

 

 CASTELBUONO

Si tratta di un palazzo-fortezza costituito da più fabbriche di epoche diverse, la cui  lettura è resa complicata dalle ristrutturazioni volute dalle varie famiglie nobiliari succedutesi nei secoli.

Il primo impianto del castello fu costruito su volontà del conte di Geraci, Arrigo Ventimiglia,

mentre l’aspetto e la struttura definitiva sono da attribuire a Giovanni, primo marchese di Geraci. Il castello appartenne sempre alla potente famiglia dei Ventimiglia. Ad esso si può accedere dalla via principale, tramite il portale della corte esterna, o direttamente da essa.

Una scala seicentesca, parzialmente sovrapposta a quella più antica, collega i vari livelli dell’impianto definitivo. Il primo piano è caratterizzato dal loggiato in mattoni rossi che sorregge il ballatoio della cappella. Le sale del primo piano e delle altre elevazioni sono caratterizzate da volte a crociera, con nicchie e incavi per armadi castellani.

La cappella è interamente rivestita di bassorilievi ed altorilievi attribuiti alla bottega di Giuseppe e Giacomo Serpotta. Un magnifico coro ligneo dagli stalli intagliati, un’arca argentea che custodisce il teschio di Sant’Anna, impreziosiscono la cappella.

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