È un libro che un poco spezza e un poco ricostruisce. Mi divido dentro la lettura tra angoscia e rinascita. La cosa che trovo più interessante dentro “La linea di mezzo” è forse quella frattura temporale che lentamente diventa anche struttura narrativa: così muove la penna Valentina De Matteis che parte dalla luce ingenua di un innamoramento e arriva a un punto nel quale il tempo, letteralmente, smette di essere affidabile. Prima Davide è attesa, sguardo, sigaretta durante una pausa, dialoghi, macchina, distanza. Poi arriva il 16 dicembre 2006 e ogni misura precedente perde consistenza. Il libro funziona soprattutto quando resta aderente a questa memoria elementare, quasi domestica, quasi di sintesi… e la sintesi è un piccolo dono di questa scrittura. Nella sintesi esiste il “normale” di tutto che diamo per scontato. Le giornate di lavoro, i messaggi, le esitazioni di un rapporto mai del tutto definito acquistano peso proprio perché conosciamo la fine verso cui stanno marciando. È una specie di paradosso: la normalità diviene drammatica soltanto dopo.
Dunque la scrittura non cerca virtuosismi letterari ma tutt’altro: spesso, ripeto, si fa semplice, reiterativa, edifica abitudini anche in me che sono al di qua delle pagine, emotivamente scoperta, talvolta persino troppo esplicita nel dichiarare quello che il lettore aveva già intuito. E proprio qui si incontra anche il suo limite: avrei lasciato qualche silenzio in più, qualche zona non spiegata, soprattutto nelle pagine sentimentali. E allora quella “linea di mezzo” non separa soltanto vita e morte. Divide ciò che ricordiamo da ciò che dobbiamo imparare nuovamente a chiamare vita.



Altri articoli
Arriva in Italia “L’unica testimone”, titolo di punta della stagione thriller: un poliziesco al cardiopalma, scritto con mestiere e passione, che dimostra perché D. S. Butler è oggi una delle voci più lette del crime britannico contemporaneo
Emiliano Reali torna in libreria con “Chi lo dice a mamma che non sono più gay?”: una confessione oltre le definizioni
Gianluca Giagni tornato con “SINE CURA. Guardare oltre l’evidenza”: la sicurezza non comincia quando qualcosa accade, ma quando smettiamo semplicemente di guardare e iniziamo a osservare