21 Ottobre 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

L’Art Nouveau firma la storia filatelica: pubblicato il folder e il francobollo ideati da Andrea Speziali

Un giovane riccionese firma la storia postale dell’Art Nouveau. Per la prima volta, infatti, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy insieme a Poste Italiane emettono un francobollo dedicato all’Art Nouveau in Italia. Un evento destinato a entrare nella storia della filatelia nazionale e internazionale, non soltanto per il valore simbolico dell’emissione, ma anche per il nome dell’autore del bozzetto: Andrea Speziali, studioso, divulgatore e massimo esperto del Liberty italiano.

C’è qualcosa di profondamente emblematico in questa coincidenza: a celebrare l’Art Nouveau attraverso un francobollo ufficiale dello Stato italiano è proprio un giovane romagnolo che da oltre vent’anni dedica la propria vita alla riscoperta, tutela e promozione di questo stile nel mondo. Una firma che diventa ponte tra memoria storica e contemporaneità, tra arte e identità culturale.

Se grandi uomini della storia – da Napoleone a Mussolini, fino a Hitler – hanno attraversato il tempo lasciando dietro di sé il desiderio ossessivo di conquista e il peso degli orrori, Andrea Speziali sembra aver scelto una strada opposta: conquistare il mondo con la bellezza. Con quella stessa energia euforica che lo contraddistingue e che chi lo conosce descrive come inesauribile – quasi un vulcano inarrestabile – poliedrico con una creatività che non conosce confini. Un entusiasmo contagioso, quasi visionario, che negli anni ha trasformato un interesse personale in un movimento culturale internazionale.

«La bellezza è nemica della paura». Ed è forse proprio questo il senso più autentico dell’Art Nouveau Week, il festival internazionale ideato da Speziali che oggi coinvolge oltre 300 città nel mondo da Italia al Brasile, Stati Uniti, Australia, Cina e Russia per citarne alcune, unite dalla presenza di architetture Liberty, musei, hotel storici, ville, caffè artistici e patrimoni decorativi spesso dimenticati.

Settecentocinquanta attività tra visite guidate, mostre, conferenze, un convegno con trenta relatori autorevoli, performance artistiche, esperienze di disegno dal vivo, laboratori tematici e persino sculture di sabbia. Una rete culturale senza precedenti che dall’8 al 14 luglio 2026 ha trasformato l’Art Nouveau in un linguaggio globale capace di parlare a generazioni diverse che si ripeterà anche nelle stesse date il prossimo anno. Filo comduttore della nona edizione “La Pietra”.

Abbiamo incontrato Andrea Speziali per parlare del bozzetto e del folder di recente pubblicazione, dell’idea che lo ha generato e del significato culturale di questo momento storico.

Andrea Speziali, cosa significa essere l’autore del primo francobollo italiano dedicato all’Art Nouveau?

«È una responsabilità enorme ma soprattutto un’emozione difficile da raccontare. Il francobollo non è soltanto un oggetto filatelico: è un documento storico, una traccia che resta nel tempo. Sapere che per la prima volta lo Stato italiano dedica un’emissione all’Art Nouveau significa aver contribuito a colmare una lacuna culturale importante.»

Nel suo caso però c’è un doppio valore simbolico: lei non è soltanto autore del bozzetto, ma anche il massimo esperto italiano di Liberty.

«Così vengo definito, ed è forse l’aspetto che mi emoziona di più. Ho iniziato giovanissimo a studiare il Liberty, quando ancora era considerato da molti un tema di nicchia. Per essere chiari studiavo al liceo Volta-Fellini dove tutt’ora insegno con tre abilitazioni e avevo come proessore Riccardo Gresta. Con lui iniziai a studiare l’Art Nouveau. Ho passato anni tra archivi, fotografie, ville abbandonate, testimonianze familiari, cataloghi d’epoca. Vedere oggi questo lavoro trasformarsi in un simbolo ufficiale dello Stato è qualcosa di straordinario.»

Come nasce il bozzetto del francobollo?

«Ho cercato di sintetizzare il linguaggio dell’Art Nouveau italiano attraverso una composizione elegante ma immediata. Volevo che emergessero le linee fluide, l’armonia decorativa, la dimensione floreale e quell’idea di arte totale che caratterizza il Liberty. Non un’immagine nostalgica, ma viva, contemporanea.»

L’Art Nouveau Week oggi è diventata un fenomeno internazionale. Se lo aspettava?

«Assolutamente no. All’inizio era quasi un sogno personale. Oggi vedere 300 città coinvolte nel mondo è incredibile. Dai sindaci fino ai ministri ai parlamentari e funzionari di governo. Ho parlato con tutti. Credo che le persone abbiano bisogno di bellezza autentica, di luoghi che raccontino poesia, artigianato, creatività. Il Liberty ha questa capacità: unisce le arti, le persone, i territori.»

Qual è il messaggio che vuole lanciare attraverso il festival?

«Che la cultura può ancora unire. In un’epoca dominata dalla velocità e dalle tensioni sociali, l’Art Nouveau rappresenta una pausa estetica e spirituale. È un invito a guardare meglio il mondo. La bellezza non è qualcosa di superficiale: è un valore civile.»

E cosa prova pensando che milioni di persone vedranno il suo francobollo?

«Provo gratitudine. Perché dietro questo risultato ci sono anni di lavoro, sacrifici, viaggi, studio. Ma soprattutto provo felicità nel sapere che il Liberty italiano avrà finalmente il riconoscimento che merita. Questo francobollo non appartiene solo a me: appartiene a tutti quelli che credono nella cultura come forma di rinascita. Con sincerità nulla di così straordinario considerati i volumi di views sui miei canali da Google Maps a TikTok fino Instagram. Oltre 100 milioni di spettatori certificati ad oggi»

In un tempo spesso dominato dal rumore, Andrea Speziali sembra aver scelto la via più difficile e insieme più necessaria: quella della bellezza. E forse proprio per questo un giovane romagnolo è riuscito davvero a conquistare il mondo.

Il francobollo è inserito all’interno di un folder dedicato all’Art Nouveau. Che significato ha questo prodotto filatelico rispetto al semplice francobollo?

«Il folder permette di ampliare il racconto. Il francobollo è un’immagine piccola, destinata a viaggiare attraverso lettere e documenti, mentre il folder diventa quasi una piccola pubblicazione dedicata all’Art Nouveau italiano. Consente di contestualizzare l’emissione, valorizzare l’immagine e raccontare quella straordinaria stagione artistica attraverso l’architettura, la decorazione e il patrimonio che ancora oggi possiamo incontrare nelle nostre città.»

Nel folder compaiono anche alcuni edifici simbolo dell’Art Nouveau italiana. Come sono stati scelti?

«La scelta non è stata casuale. L’Italia possiede un patrimonio Liberty estremamente vario, che cambia da regione a regione. Ci sono edifici che sono diventati vere e proprie icone, ma anche architetture meno conosciute che meritano di essere riscoperte. L’obiettivo era rappresentare questa ricchezza e far comprendere che l’Art Nouveau italiano non appartiene a una sola città o a un solo territorio: da Torino a Milano, da Roma alla Sicilia, passando per la Riviera Adriatica e molte altre realtà, esiste una geografia del Liberty straordinaria.»

Possiamo dire che questi edifici rappresentano una sorta di “mappa” dell’Art Nouveau italiana?

«Assolutamente sì. Il folder può essere letto proprio come una piccola mappa ideale. Ogni edificio racconta un territorio, una stagione culturale, un architetto, una committenza e spesso anche una storia sociale. Il Liberty non è soltanto una questione di facciate decorate: dietro queste architetture troviamo il desiderio di modernità della società italiana tra Ottocento e Novecento.»

C’è un edificio che considera particolarmente rappresentativo tra quelli scelti per il folder?

«È difficile indicarne uno solo, perché ogni architettura esprime una sfumatura diversa del fenomeno. Alcuni edifici sono importanti per la qualità progettuale, altri per la decorazione, altri ancora perché sono diventati simboli di una città. È proprio questa varietà che rende affascinante il Liberty italiano.»

Quanto è stato difficile sintetizzare in un francobollo e in un folder un patrimonio così vasto?

«È stata probabilmente la parte più complessa. L’Art Nouveau è un universo enorme: architettura, pittura, grafica, arti applicate, ceramica, ferro battuto, vetro, mobili, illustrazione. Bisognava evitare di ridurre tutto a qualche elemento decorativo. Ho cercato quindi di restituire soprattutto lo spirito del movimento, quella volontà di portare la bellezza nella vita quotidiana.»

Il folder può diventare anche uno strumento per far conoscere edifici che molti italiani non hanno mai visto?

«Sì, ed è forse uno degli aspetti che mi entusiasma maggiormente. Un’emissione filatelica può diventare il punto di partenza per un viaggio. Una persona vede un edificio sul folder, ne rimane incuriosita e magari decide di andarlo a cercare, di visitare quella città, di conoscere la storia dell’architetto che lo ha progettato. In questo senso la filatelia può diventare un potente strumento di divulgazione culturale e turistica.»

Lei da anni sostiene che il Liberty italiano debba essere riscoperto anche attraverso i territori. Il folder va in questa direzione?

«Certamente. È una sintesi nazionale di un patrimonio che invece è profondamente territoriale. È importante che l’Art Nouveau venga riconosciuta come parte integrante dell’identità culturale italiana. Abbiamo ville, palazzi, alberghi, stazioni, caffè, teatri e abitazioni private che costituiscono un patrimonio spesso ancora poco conosciuto. Il folder contribuisce a portare questa storia fuori dagli archivi e dentro la vita quotidiana delle persone.»

C’è anche un legame particolare tra il folder e l’Art Nouveau Week?

«Sì, perché sono due strumenti diversi ma complementari. L’emissione postale rappresenta il riconoscimento istituzionale dell’Art Nouveau, mentre l’Art Nouveau Week porta concretamente le persone davanti agli edifici, nei musei, nelle ville e nei luoghi del Liberty. Da una parte abbiamo il francobollo che viaggia, dall’altra le persone che viaggiano per conoscere il patrimonio. È un dialogo molto bello tra memoria e partecipazione.»

Che cosa vorrebbe che rimanesse al pubblico dopo aver visto il folder?

«La curiosità. Vorrei che una persona, guardandolo, pensasse: “Non sapevo che in Italia esistesse tutto questo”. Se accade questo, allora il folder ha raggiunto il suo obiettivo. La conoscenza nasce spesso proprio dalla curiosità, e la curiosità può diventare tutela.»

Secondo lei, un francobollo può davvero contribuire alla tutela del patrimonio?

«Sì, indirettamente ma concretamente. Dare visibilità significa creare consapevolezza. E un patrimonio che viene conosciuto, fotografato, studiato e raccontato ha maggiori possibilità di essere riconosciuto e tutelato. Per questo considero questa emissione non soltanto un fatto filatelico, ma anche un piccolo atto di valorizzazione culturale.»

Tra qualche decennio, come vorrebbe che fosse ricordato questo francobollo?

«Vorrei fosse ricordato come il francobollo che ha segnato il momento in cui l’Art Nouveau italiana è entrata ufficialmente nella storia della filatelia nazionale. Ma soprattutto mi piacerebbe che venisse considerato una testimonianza di quanto sia importante continuare a raccontare e proteggere questo patrimonio. Un piccolo francobollo può attraversare il mondo; mi auguro che insieme a lui viaggi anche la bellezza dell’Italia Liberty.»

A confermare quanto l’Art Nouveau stia tornando al centro dell’attenzione anche nelle istituzioni è un episodio recente che vede ancora una volta protagonista Andrea Speziali. In occasione del TTG alla Fiera di Rimini, il presidente dell’Associazione Italia Liberty ha avuto modo di intervistare il ministro del Turismo (VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=j-4RKAkPxEI&t=3s), con il quale ha affrontato anche il tema della valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico italiano. Nel corso dell’incontro è emerso un particolare apprezzamento per l’Art Nouveau e per il potenziale che questo straordinario patrimonio può rappresentare anche sotto il profilo turistico.

Un segnale significativo, perché il Liberty non è soltanto una stagione artistica da studiare e conservare, ma può diventare una vera chiave di lettura per raccontare l’Italia attraverso itinerari culturali, città d’arte, alberghi storici, ville, stabilimenti balneari e architetture spesso ancora poco conosciute dal grande pubblico. L’interesse espresso dal ministro si inserisce così in quel percorso di crescente attenzione istituzionale che Speziali porta avanti da anni: trasformare la conoscenza dell’Art Nouveau in consapevolezza, tutela e nuove occasioni di valorizzazione turistica dei territori.

Dopo il francobollo e il folder ufficiale dedicati per la prima volta all’Art Nouveau italiana, anche questo confronto istituzionale rappresenta dunque un ulteriore tassello di una storia che sembra essere tutt’altro che conclusa. E, ancora una volta, il filo conduttore è quello che Speziali continua a indicare come la più potente forma di promozione culturale: la bellezza.