20 Maggio 2024

Zarabazà

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Swami e il suo inno alla diversità. Intervista

Il 13 novembre è uscito su tutte le piattaforme di streaming e in rotazione radiofonica “NON SIAMO TUTTI UGUALI” (The Web Engine), nuovo singolo di SWAMI.

Il nuovo singolo di Swami è un vero e proprio inno alla libertà di essere esattamente ciò che siamo, ma anche una benedizione funky di tutte le stranezze che ci rendono unici e, al contempo, ci connettono profondamente agli altri.

Ecco la nostra intervista a Swami.

Chi è Swami nella vita normale e chi diventa ogni volta che entra in studio?

Nella quotidianità mi reputo essere una persona intraprendente, determinata e solare. Mentre appena entro nello studio mi trasformo, cercando di sfruttare tutta la mia concentrazione per dare il massimo. 

Oltre a scrivere i testi, ti occupi anche della stesura musicale dei tuoi brani?

Non ho ancora scritto nulla, musicalmente parlando, ma seguo la produzione dei miei brani. Tengo molto a sound e piccoli dettagli che voglio emergano durante il brano

Qual è il ricordo più bello della tua esperienza a Tu sì que vales?

Assolutamente le parole di Rudy. Mi hanno toccata nel profondo, soprattutto perché sappiamo quanto sia schietto e sincero. Per cui delle belle parole da parte sua sono “un pezzo d’oro” che porterò sempre nel mio bagaglio. 

Cosa risponderesti a chi ti dice che siamo tutti uguali?

Di aprire gli occhi e superare i confini degli stereotipi che risultano poi essere totalmente inutili. Reputo sia molto importante pensare che siamo la somma delle esperienze che viviamo. Ognuno ne vive di diverse, motivo per cui “Non siamo tutti uguali”. 

“Non Siamo Tutti Uguali” anticipa un vero e proprio progetto?

Beh, me lo auguro. Di questi tempi non è facile parlare di futuro, ma sicuramente non è finita qui. 

Quali conseguenze pensi avrà questa pandemia sull’industria discografica?

Sta decisamente rafforzando lo streaming. Vanno analizzati due punti di vista: il primo sottolinea quanto si rafforzerà tutto il mondo dei digital store, ma l’altro non può che incentivare i live quando sarà possibile farli perché obiettivamente quelli mancano un po’ a tutti.