Seconda edizione per “Scambiare Saperi – Opificio culturale diffuso”, un programma culturale promosso da Lo Stagno di Goethe – ETS che si irradia dalla città alle campagne, creando una fitta rete di incontri, racconti e pratiche condivise. Il progetto gode del patrocinio e del sostegno dei Comuni di Albugnano, Casalborgone e Castelnuovo Don Bosco, del patrocinio dei Comuni di Pino d’Asti e Montafia, del sostegno di Regione Piemonte, oltre alla cooperazione e al supporto di prestigiose realtà territoriali e culturali come la Fondazione Enrico Eandi, l’Enoteca Regionale dell’Albugnano e l’Unione Culturale Franco Antonicelli.
Nato dall’analisi dei materiali e delle testimonianze raccolte nella “banca dei saperi” durante l’edizione 2025, il programma 2026 sviluppa l’esperienza degli “scambi di sapere” e il repertorio delle “Lezioni recitate” attraverso l’intreccio con diverse discipline, dalla storia all’archeologia, dalla letteratura all’antropologia. Il teatro e le arti diventano così strumenti di divulgazione per rendere accessibili e condivisibili contenuti altrimenti riservati agli specialisti. Artisti e studiosi agiscono come “artigiani di incontri“, favorendo il dialogo tra generazioni e territori e trasformando la conoscenza in un’esperienza partecipata.
«Il nostro obiettivo è trasformare la conoscenza in un’esperienza partecipata, superando la divisione tra pubblico e operatore culturale per contribuire a creare una cittadinanza matura, curiosa e consapevole» spiegano Diego Coscia e Marco Gobetti, curatori del progetto.
L’edizione 2026
Il calendario di quest’anno, che si snoda tra martedì 3 novembre e domenica 13 dicembre, si articola attorno a tre macro-temi emersi dagli incontri con la popolazione dello scorso anno: “La donna nella società”, per indagare ruoli, conquiste e forme di subordinazione, mettendo in dialogo la storia con le questioni del presente, “La memoria delle cose”,per riconoscere negli oggetti, nei luoghi e nei gesti quotidiani le tracce di storie collettive e individuali, e “Il mondo del vino”; inteso non solo come ambito produttivo, ma come universo di saperi, rituali, economie e paesaggi identitari. Nel corso di questa seconda edizione saranno anche realizzati filmati e registrazioni audio, per raccogliere testimonianze ulteriori in tutti i Comuni coinvolti e continuare ad arricchire e nutrire la “banca dei saperi”.
Il cammino della seconda edizione si apre nei primi giorni di novembre alla RSA Il Giglio di Albugnano, dove l’antropologa Anna Delfina Arcostanzoconduce incontri e interviste dedicati agli ospiti della struttura e alla comunità, riprendendo i fili della memoria e della figura materna. Questi appuntamenti costruiscono la base del progetto “RSA: Rimasta Sei Accanto” che andranno poi a modellare alcuni degli incontri successivi del progetto, con cui si porteranno fuori dalla casa di riposo le storie e le esperienze di vita dei suoi ospiti, contribuendo ad abbattere i confini tra le/gli anziani e il resto della comunità. Il percorso prosegue martedì 24 novembreall’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino con un approfondimento sulle radici storiche della violenza di genere a partire dal mito del ratto delle Sabine, curato da Silvia Giorcelli. Domenica 29 novembre il Teatro San Carlo di Casalborgone ospita lo scambio di sapere sulla tratta e sulla prostituzione forzata con Marie-Jeanne Balagizi e Alberto Mossino, seguito dallo spettacolo “Le mondine fan la storia“. Il ciclo di incontri antropologici di Anna Delfina Arcostanzo torna protagonista a inizio dicembre, con la restituzione del lavoro svolto che toccherà giovedì 4 dicembre gli studenti dell’Istituto Andriano a Castelnuovo Don Bosco e replicherà venerdì 5 dicembre tra la RSA Il Giglio (per operatori della struttura, ospiti e loro parenti e affini), e l’Enoteca Regionale dell’Albugnano per ogni pubblico. Sabato 6 dicembrela Sala Consiliare di Castelnuovo Don Bosco accoglie Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, e Daniela Peira per una riflessione pubblica sulla memoria e sul valore degli oggetti a partire dalla vicenda di due aerei precipitati. Il fine settimana del 12 e 13 dicembre chiude il programma, tra l’Abbazia di Vezzolano e l’Enoteca Regionale dell’Albugnano, con il laboratorio di archeologia dell’architettura guidato da Valentina Cabiale, la serata “7 vini 7 libri 7 note” (degustazioni al buio, lettura pubblica e musica) e l’Opificio culturale in Enoteca, che includerà più appuntamenti dedicati alle connessioni tra il mondo del vino e “i saperi”. Domenica 13 dicembrel’Enoteca Regionale dell’Albugnano si trasforma, per una giornata, in un laboratorio di pensiero e creazione condivisa. Non una semplice rassegna, ma un “opificio” dove le arti si intrecciano, le barriere sociali si assottigliano e il vino diventa lente di ingrandimento per leggere la storia, la cultura e il presente.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero, con possibilità di offerte per il progetto.
Info e prenotazioni (necessarie per alcuni eventi) sul sito www.lostagnodigoethe.com e sugli account fb e IG: @lostagnodigoethe @lostagnodigoethe_ets
PROGRAMMA DETTAGLIATO
Martedì 3, giovedì 5, venerdì 6, sabato 7 novembre – RSA Il Giglio, Albugnano
“RSA: Rimasta Sei Accanto”
Il progetto propone un’azione di divulgazione antropologica sugli archetipi nel nostro immaginario, a partire da interviste e attività realizzate con gli anziani della Rsa Il Giglio di Albugnano. L’iniziativa si sviluppa attraverso un dialogo pubblico guidato da un’antropologa, aperto a cittadini di tutte le età, con un invito specifico agli anziani e agli studenti e studentesse dell’Istituto Andriano di Castelnuovo Don Bosco, corso “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale”, residenti in struttura con i loro familiari, operatori delle case di riposo e delle scuole di infanzia e primarie, caregivers, operatori culturali e amministratori.
Il percorso è curato dall’antropologa Anna Delfina Arcostanzo e prevede restituzioni dedicate e modulate sul pubblico via via incontrato, con due appuntamenti ad Albugnano presso la Residenza Il Giglio per le/gli ospiti e presso l’Enoteca Regionale dell’Albugnano aperta a tutte/i, oltre a un momento a Castelnuovo Don Bosco rivolto in particolare agli studenti e studentesse dell’Istituto Andriano.
L’attività prevede che un’antropologa coinvolga un pubblico quanto più eterogeneo per età, formazione e provenienza a riflettere sulla figura della mamma, affrontandola in forma dialogica, divulgativa e poetica, intavolando un confronto inframmezzato da testimonianze, immagini e letture. Questo evento, che ruota attorno alla figura della mamma, alla sua immagine archetipica e alla sua capacità di imprimersi per sempre nella memoria, nell’immaginario e nella storia di ciascun individuo, nasce dalla volontà di dare corpo a quanto emerso nel corso dello Scambio di Saperi condotto da Marco Gobetti il 18 novembre 2025 presso la RSA di Albugnano.
In quella occasione lo scambio fu registrato e i saperi e le conoscenze raccontate dagli ospiti si rivelarono un materiale ricchissimo in cui rintracciare riferimenti a professioni, ruoli sociali, eventi politici e storici, sistemi relazionali e tradizioni. Tuttavia, il tratto comune emerso da questi racconti così diversi è qualcosa che sorprende e che non ha a che vedere con i saperi o le professioni: in ognuno vi è la traccia indelebile di una presenza, quella della mamma, di cui ciascuno finisce per parlare a distanza di decenni dalla sua scomparsa. Una presenza che permea la memoria, il racconto di sé e che nutre per sempre l’identità e l’immaginario.
Il progetto prevede quindi un ritorno alla casa di riposo di Albugnano per un lavoro di approfondimento condotto tramite interviste e raccolta di storie di vita e autobiografie, riconosciute come strumento imprescindibile per le discipline antropologiche e come patrimonio e ricchezza di una comunità che chiede di essere valorizzata e condivisa. Il lavoro in casa di riposo e la sua restituzione pubblica operano su un duplice piano: da una parte restituiscono all’anziano una percezione soggettivamente valorizzabile e oggettivamente valorizzata; dall’altra, uscendo dalla cerchia dei protagonisti per incontrare la comunità tutta, sollecitano nella collettività un ri-valorizzare la figura dell’anziano e una maggiore integrazione della RSA nella vita e nello spazio cittadino.
La protagonista: Anna Delfina Arcostanzo, classe 1975, è antropologa, autrice, traduttrice, formatrice e operatrice culturale con esperienza maturata in ambito nazionale e internazionale. Ha conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Torino e frequentato il dottorato in Antropologia Sociale presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Nel 2013 ha conseguito il Master universitario di secondo livello in Peace Building Management presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” di Roma, ottenendo il titolo di Consigliere Qualificato per l’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario nei conflitti armati. Svolge consulenze e collaborazioni per enti pubblici, scuole, università e istituzioni culturali nel campo delle scienze sociali applicate, occupandosi di ricerca territoriale, consultazione delle comunità locali, analisi del capitale sociale e processi partecipativi. È autrice di saggi e contributi dedicati a conflitti, frontiere, migrazioni e geopolitica riflessiva, e dal 2006 collabora con Einaudi come traduttrice. Parallelamente lavora nel teatro come attrice, formatrice e drammaturga.
Martedì 24 novembre – ore 21 – Unione Culturale Franco Antonicelli, Torino
“Il ratto delle Sabine: le radici di una violenza”
L’appuntamento propone uno scambio di sapere e creazione pubblica intitolato “Il ratto delle Sabine: le radici di una violenza”, con la partecipazione della professoressa Silvia Giorcelli e il supporto di letture teatrali a cura de Lo Stagno di Goethe. L’incontro si configura come un ragionamento pubblico sulle radici storiche e culturali della violenza di genere, prendendo le mosse dal mito del ratto delle Sabine per riflettere sul patriarcato, sui rapporti di potere e sulle dinamiche sociali che ancora oggi condizionano la vita delle donne e degli uomini. Si tratta inoltre di un momento di creazione pubblica in cui l’autrice della futura lezione recitata omonima organizza e mette in relazione pensieri, materiali e suggestioni, condividendone con il pubblico il processo di elaborazione.
Il racconto storiografico delle origini di Roma colloca, subito dopo il fratricidio, un episodio di violenza fondativa: con un inganno i giovani romani rapiscono e violentano le donne del popolo sabino, dando origine a una guerra, a un patto tra i popoli e infine alla pace. Il ratto delle Sabine può essere letto come il mito volto a spiegare le usanze nuziali attraverso la ritualizzazione di un’azione violenta, dove il rapimento prefigura la norma dei matrimoni esogamici e il matrimonio sostituisce la promiscuità sessuale, cristallizzando i modelli comportamentali di uomini e donne nella società.
Questo episodio si configura come l’archetipo della violenza di genere, destinato a rimanere un paradigma di violenza sostanzialmente impunita. Intorno ad esso si raccolgono profonde riflessioni sulla natura del patriarcato e sul ruolo subordinato delle donne nella famiglia e nella società, non soltanto nel mondo antico ma soprattutto nel presente. Un fil rouge lega le Sabine a tante donne costrette a matrimoni imposti e a voci spente nel silenzio, mentre i sovranismi contemporanei alimentano modelli di società tradizionali con ruoli femminili irrigiditi all’interno della cornice domestica.
La protagonista: Silvia Giorcelli Bersani è professoressa ordinaria di Storia romana presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Torino, dove insegna Storia romana ed Epigrafia latina. La sua attività scientifica si concentra sulla storia politica, sociale e culturale del mondo romano di età imperiale e sullo studio delle iscrizioni latine come fonti storiche fondamentali. È autrice di numerosi saggi e pubblicazioni scientifiche e partecipa regolarmente a convegni e iniziative di divulgazione culturale. È socia dell’Accademia delle Scienze di Torino ed è principal investigator di importanti progetti di ricerca nazionali, tra cui il progetto PRIN 2022 #EtiamEgo.
Domenica 29 novembre – Teatro San Carlo, Casalborgone
Ore 17: scambio di sapere “Donne senza scampo: dalla tratta alla prostituzione coatta”; alle ore 21, spettacolo “Le mondine fan la storia”
L’incontro prevede uno scambio di sapere intitolato “Donne senza scampo: dalla tratta alla prostituzione coatta”, condotto da Marie-Jeanne Balagizi e Alberto Mossino, che precede la messa in scena dello spettacolo “Le mondine fan la storia”. L’appuntamento nasce da un interrogativo fondamentale sul significato di parlare oggi di diritti femminili senza prescindere dalle conquiste ottenute dalle donne del passato e dalle disuguaglianze che ancora persistono nella società contemporanea.
Le mondine, protagoniste dello spettacolo, furono lavoratrici sottoposte a condizioni durissime ma capaci di riconoscersi come comunità, di costruire solidarietà e di organizzarsi collettivamente per ottenere, centovent’anni fa, la conquista delle otto ore lavorative grazie alla consapevolezza della propria forza. Quella storia di sfruttamento e di riscatto costituisce il punto di partenza per uno sguardo rivolto al presente, che abbraccia le donne migranti, la tratta degli esseri umani, la prostituzione forzata e le molteplici forme di ricatto e violenza che privano le persone della libertà e della dignità.
Il confronto mette in dialogo la memoria delle lotte operaie e femminili con l’esperienza concreta di chi oggi opera per proteggere le vittime di tratta e accompagnarle verso l’autonomia, interrogandosi sulle continuità e differenze tra le forme di sfruttamento, sul valore della solidarietà e sulle responsabilità delle istituzioni. Il dialogo è guidato da Marie-Jeanne Balagizi, giurista, mediatrice interculturale e attivista per i diritti umani, e da Alberto Mossino, tra i fondatori di PIAM ETS, organizzazione attiva nella tutela delle persone migranti e nel contrasto alla tratta. Lo spettacolo “Le mondine fan la storia”, che concluderà la giornata alle 21, evoca attraverso la parola, la musica, il canto e le immagini la lotta per le otto ore da parte delle mondine e la nascita di una coscienza collettiva, offrendo uno sguardo articolato sulla storia dei diritti delle donne e non solo; è un monologo di e con Marco Gobetti; con lui in scena, la mezzosoprano Natalie Lithwick e il violoncellista Stefano Beltrami. Le musiche originali e la scelta dei canti sono di Marco Emanuele, le immagini dipinte sono di Arianna Abbondati, l’assistenza tecnica è curata da Rui Albert Padul e lo spettacolo si arricchisce di suggestioni tratte dalle ricerche storiche di Sergio Negri. “Le mondine fan la storia” è uno spettacolo de Lo stagno di Goethe – ets che debuttò a giugno 2026, in occasione del 120° anniversario della conquista delle “otto ore” da parte delle mondine, promosso e sostenuto – per l’occasione – da CGIL Vercelli Valsesia, con il sostegno e la cooperazione di Fondazione Enrico Eandi, con la collaborazione di Unione Culturale Franco Antonicelli e con il Patrocinio di Consiglio Regionale del Piemonte, Città di Vercelli e Comune di Albugnano.
I protagonisti:
Marie-Jeanne Balagizi è giurista, mediatrice interculturale e attivista, fondatrice e coordinatrice del Forum delle Donne Africane Italiane, impegnata nella promozione dei diritti umani e dell’empowerment femminile. Ambasciatrice europea della Rete delle donne dell’Africa francofona, collabora con istituzioni e testate nazionali come autorevole punto di riferimento per le politiche di inclusione.
Alberto Mossino è presidente di PIAM ETS, organizzazione impegnata nella tutela dei migranti e nel contrasto alla tratta degli esseri umani, con una lunga esperienza nella progettazione di percorsi di accoglienza e protezione per donne vittime di sfruttamento e persone in condizioni di vulnerabilità, operando in costante raccordo con enti pubblici e servizi territoriali.
Venerdì 4 dicembre (IIS Andriano, Castelnuovo Don Bosco) e sabato 5 dicembre (RSA Il Giglio e Enoteca Regionale dell’Albugnano, Albugnano)
“RSA: Rimasta Sei Accanto”
L’iniziativa viene riproposta in doppia sede: il 4 dicembre presso l’Istituto Superiore Andriano di Castelnuovo Don Bosco con un invito particolare agli studenti del corso “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale”, e il 5 dicembre con un doppio appuntamento che prevede nel pomeriggio la restituzione presso la RSA Il Giglio per le/gli ospiti (insieme a parenti, affini e operatori della struttura) e la sera, alle 21, un incontro aperto a tutti presso l’Enoteca Regionale dell’Albugnano.
Il progetto di divulgazione antropologica, curato da Anna Delfina Arcostanzo, approfondisce gli archetipi del nostro immaginario a partire dalle interviste e dalle attività realizzate con gli anziani della struttura, offrendo uno spazio di riflessione collettiva sulla figura della mamma, sulla memoria familiare e sul valore inestimabile del patrimonio autobiografico degli anziani per l’intera comunità.
Domenica 6 dicembre – ore 18 – Sala Consiliare del Comune, Castelnuovo Don Bosco
“Aerei precipitati. Variazioni sulla memoria”
L’incontro, nato da un’idea di Valentina Cabiale e coordinato da Diego Coscia, vede la partecipazione di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, e della giornalista Daniela Peira, accompagnate da letture pubbliche di scritti scelti sulla strage di Ustica. L’appuntamento propone un ragionamento pubblico sul rapporto variabile tra la memoria e l’uso delle cose, mettendo a confronto due episodi storici distanti ma accomunati dalla presenza di un aereo precipitato.
Il primo episodio risale al 1943, quando un aereo pilotato da un ufficiale dell’esercito italiano fu costretto a un atterraggio di fortuna nelle valli di Montafia a causa di un’avaria. Per evitare rappresaglie, gli abitanti del paese smontarono completamente il velivolo in poche ore con pinze e tenaglie, facendone sparire ogni traccia materiale, mentre il pilota riuscì a salvarsi e a emigrare. Di quell’aereo, oggi, qualche abitante conserva ancora un frammento in casa, trasformando la memoria materiale in un ricordo aneddotico e sorridente inserito in un contesto storico drammatico.
Il secondo episodio riguarda la tragedia del DC-9 del volo Itavia 870, precipitato nel mar Tirreno il 27 giugno 1980 causando la morte di ottantuno persone. In questo caso, la carcassa dell’aereo è stata recuperata e ricomposta, diventando il fulcro del Museo per la Memoria di Ustica a Bologna, allestito da Christian Boltanski insieme alle casse contenenti gli oggetti personali delle vittime. A quel relitto si aggrappano i familiari che non smettono di chiedere verità e giustizia per un lutto non ancora elaborato dalla giustizia, conferendo alla materialità un valore universale e insopprimibile.
I due casi permettono di riflettere sulle differenti declinazioni della memoria materiale: da una parte lo smembramento che cancella l’oggetto e affida il ricordo alla narrazione orale; dall’altra la conservazione museale come reliquia e baluardo di una ricerca di verità che non può essere abbandonata.
I protagonisti:
Daria Bonfietti, nata a Mantova nel 1945, laureata in Scienze Politiche e insegnante, ha legato la sua vita alla ricerca della verità sulla strage di Ustica in cui perse la vita il fratello Alberto. Dal 1988 è presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, portando avanti una rigorosa battaglia contro i depistaggi e rappresentando le famiglie nelle sedi istituzionali e parlamentari come deputata e senatrice dal 1994 al 2006.
Daniela Peira è giornalista de La Nuova Provincia, specializzata nella ricerca storica locale e nella valorizzazione della memoria attraverso documenti d’archivio e testimonianze, autrice di importanti ricostruzioni storiche e vicende del territorio astigiano.
Sabato 12 dicembre – ore 9,30-13,30 – Canonica Regolare di Santa Maria di Vezzolano – Enoteca Regionale di Albugnano (Albugnano)
INVASI DAL TEMPO. Laboratorio di archeologia dell’architettura a Santa Maria di Vezzolano. Con scambi di sapere: “Come saper leggere i muri possa cambiare la vita”.
Età partecipanti: 15+ | Numero minimo: 4 / Numero massimo: 20
Dove: Canonica Regolare di Santa Maria di Vezzolano (Albugnano)
Quando: sabato 12 dicembre 2026
Durata: h. 9.30-13.30 presso Canonica Regolare di Santa Maria di Vezzolano, con pranzo presso Enoteca Regionale di Albugnano (h 14.00)
L’attività laboratoriale (h. 9.30–13.30) si svolgerà per lo più in locali riparati ma non riscaldati; si consiglia un abbigliamento a strati adeguato alle temperature, con scarpe comode.
L’evento richiederà prenotazione online (link attivo dal 9 novembre sul sito www.lostagnodigoethe.com)
L’archeologia dell’architettura è una disciplina che cerca di ricostruire l’evoluzione storica di un complesso architettonico a partire dalla lettura delle sue murature. Uno studio affascinante e complesso, che tiene conto di tanti fattori (quali le tessiture edilizie, la tipologia e il grado di lavorazione dei materiali impiegati, la messa in opera, la presenza di discontinuità costruttive) e che interseca la lettura diretta del manufatto architettonico con le informazioni provenienti da altre fonti (la storia dell’arte e della decorazione architettonica, le fonti storiche e cartografiche, …). Il complesso della Canonica regolare di Santa Maria di Vezzolano è un intrigante palinsesto architettonico del medioevo astigiano: dietro una apparente uniformità formale nasconde, se osservato con attenzione, una grande varietà nei dettagli e una articolata vicenda costruttiva e di vita, non limitata soltanto al periodo medievale; non a caso lo scrittore Carlo Fruttero la definì, in modo efficace, “Santa Maria delle Congetture”.
Il laboratorio, attraverso la lettura guidata, sul posto, delle murature dell’abbazia, intende fornire ai/alle partecipanti una conoscenza base dei metodi della disciplina (analisi e disegno di un prospetto murario; individuazione e descrizione delle murature; elaborazione di una cronologica relativa dei principali interventi costruttivi, ….), stimolando la capacità di osservazione delle superfici murarie e lo sviluppo di uno sguardo che sappia vedere i dettagli e ricomporli ai fini della comprensione storica del monumento.
L’archeologia dell’architettura è una forma affascinante di conoscenza diretta del patrimonio architettonico, seppure sia una strada sinora poco percorsa ai fini della valorizzazione (anche in chiave turistica) di quel patrimonio. L’obiettivo ultimo è la formazione di una cittadinanza consapevole, che abbia gli strumenti per interpretare l’estetica del mondo nel quale vive, dietro alla quale si cela un intreccio di persone e cose,di temporalità diverse ma in qualche modo compresenti e materializzate sulla superficie di un muro.
All’inizio del laboratorio (h 9.30 di sabato 12 dicembre 2026) presso la Canonica Regolare di Santa Maria di Vezzolano l’archeologa Valentina Cabiale, che condurrà la giornata, terrà lo “scambio di sapere” INVASI DAL TEMPO. Come saper leggere i muri possa cambiare la vita, dedicato ai/alle partecipanti del laboratorio, a introduzione dell’argomento, dei metodi della disciplina e delle sue finalità. Al termine del laboratorio (h 13.30), i/le partecipanti si sposteranno all’Enoteca per il pranzo.
I protagonisti: VALENTINA CABIALE è archeologa. Specializzata in archeologia medievale a Firenze, dal 2004 lavora nel nord-Italia in attività di scavo archeologico, archeologia preventiva, lettura stratigrafica degli elevati e dal 2013 è direttore tecnico di un’azienda specializzata nel settore. In parallelo, partecipa a progetti in ambito teatrale, scrive recensioni, racconti, articoli, interviste (Pulp Magazine, Carmilla on line, Rivista Savej, Le parole e le cose, Nazione Indiana, L’indice dei libri on line, Zapruder, Micorrize, Bomarscè). Ha scritto quattro testi drammaturgici all’interno del progetto “Lezioni recitate” della compagnia teatrale “Lo stagno di Goethe” (pubblicati in Terra invece che aria. Archeologia a teatro – Edipuglia, 2025): Spazi bianchi. Enrica Fiandra: intuizioni, creatività e scoperte di una scienziata dell’archeologia; La scoperta dell’antichità dell’uomo; Conflict Archaeology – Quel che resta della Grande Guerra; Pompei. Persone di gesso. Il suo principale interesse è lo studio dei molteplici modi attraverso i quali il passato è attivo e influenza il presente.
SABATO 12 dicembre – ore 21-24 – Antica Scuola Camilla Serafino, Via Roma 9, Albugnano
7 VINI 7 LIBRI 7 NOTE: blind tasting con jukebox letterario e musica dal vivo
L’iniziativa, co-progettata e realizzata dalle e dai giovani del territorio in stretta collaborazione con artisti e operatori culturali della compagnia Lo stagno di Goethe, mira a vitalizzare uno spazio all’interno del complesso della storica Scuola Camilla Serafino di Albugnano. Il programma della serata prevede:
Blind tasting: le e i giovani di Albugnano proporranno vini con l’etichetta nascosta, invitando il pubblico ad assaggiarli con calma e attenzione e a condividere pensieri, suggestioni e immagini evocati da ogni vino. In cambio, un giovane enologo svelerà l’etichetta e racconterà le caratteristiche e la storia del vino appena assaggiato.
Un’azione di lettura pubblica (format “Ex Libris Juke box”): un flusso ininterrotto di letture creative, in cui le/i giovani partecipanti interpreteranno testi scelti per creare ponti tra mito e modernità. Il pubblico potrà richiedere o scoprire brani in un’atmosfera informale e dinamica.
Jam session musicale: momenti dedicati all’incontro tra linguaggi artistici differenti, in cui la musica diventa strumento di contaminazione e aggregazione.
L’iniziativa rappresenta un esperimento di aggregazione e partecipazione attiva, pensato anche per stimolare lo scambio intergenerazionale e professionale tra aspiranti artisti e professionisti, promuovendo la creazione pubblica condivisa in un luogo simbolo della comunità.
Domenica 13 dicembre
Opificio Culturale in Enoteca: Connessioni tra Vite, Saperi e Sapere
L’Opificio Culturale in Enoteca è un invito a scoprire come, anche intorno al mondo del vino, sia possibile ricostruire il tessuto connettivo della nostra cultura. L’Enoteca si trasforma, per una giornata, in un laboratorio di pensiero e creazione condivisa. Non una semplice rassegna, ma un “opificio” dove le arti si intrecciano, le barriere sociali si assottigliano e il vino diventa lente di ingrandimento per leggere la storia, la cultura e il presente.
Il Programma della Giornata
• H 10.00 del 13/12/2026 | Scambio di sapere: Linguaggi di Vezzolano. Dall’accoglienza ai visitatori nuove sfide per il turismo culturale e non solo.
Dario Rei inaugura la giornata indagando il cambio dei formati di comunicazione e le loro conseguenze sul turismo, la memoria e l’interpretazione dei beni culturali, con particolare attenzione alle esperienze di accoglienza nella Rete Romanica di Collina intorno a Vezzolano. Lo scambio di Rei vuole anche essere un punto di partenza per riflettere sulle potenzialità dei linguaggi autentici in un’epoca di epistemia diffusa e crescente e per arginare e correggere l’illusoria conoscenza.
• Durante tutta la giornata del 13/12/2026 | Laboratorio, Banca dei saperi e Maratona (in Enoteca e negli spazi adiacenti)
• Dalle 9.30 alle 16.00 “Proprio Bacco” – Laboratorio di pittura con Arianna Abbondati: Un invito aperto a tutti per cimentarsi nella propria copia personale del “Bacco” di Caravaggio, pure con la possibilità di “interpretare” Bacco mettendosi in scena come soggetti del proprio dipinto. Un esercizio di osservazione e tecnica che richiama la sacralità dell’arte e il piacere del vino in ogni sua accezione simbolica.
• Banca dei saperi: una postazione con microfono e registratore, dove chiunque potrà interloquire con un operatore culturale e “depositare” nella Banca dei saperi ciò che sceglierà: il proprio sapere su un artigianato, un lavoro o una disciplina praticati, o su figure e peculiarità architettoniche, culinarie, storiche e culturali del proprio paese; sino a pensieri su ciò che è accaduto nel passato o sta accadendo nel presente.
• H 16.30 | RESTITUZIONE POETICA
con le/gli Ospiti delle Strutture Residenziali Castello, Tonino Monaco, Il Maestrale, Santi Pietro e Paolo (Zaffiro Healthcare s.r.l.)
Poesie scritte e recitate dalle/i residenti di Strutture Sanitarie del territorio portano al pubblico un vissuto autentico e necessario, trasformando la loro ispirazione, il loro sentire e il loro sapere profondo in linguaggio condiviso. Attraverso la parola poetica, le esperienze individuali diventano occasione di ascolto, incontro e riconoscimento reciproco, aprendo uno spazio di dialogo tra la comunità delle residenze e il pubblico. La restituzione non è soltanto un momento finale, ma un atto di condivisione capace di dare valore alle voci dei residenti e di restituire alla cittadinanza la ricchezza di sguardi, sensibilità e immaginari spesso invisibili. Un’esperienza in cui la poesia si fa strumento di relazione, cura e partecipazione, trasformando il vissuto personale in patrimonio comune.
• H 18.00 | Conclusione e Scambio di Sapere
La giornata culmina con la presentazione del progetto Riviera Monferrato, un’iniziativa di valorizzazione territoriale che unisce borghi, colline e prodotti tipici in un’esperienza turistica e culturale integrata. Il progetto invita a riscoprire il territorio come paesaggio vivo, fatto di relazioni, saperi, tradizioni e possibilità di incontro, promuovendo una fruizione consapevole e partecipata del patrimonio locale.
A seguire, l’enologo Gianpiero Gerbi propone uno scambio di sapere in cui il vino si fa materia per i sensi e per la mente. Gerbi, chiudendo il cerchio aperto al mattino dallo scambio di sapere con Rei, guiderà i presenti in un percorso di esplorazione del vino come elemento capace di attraversare la storia umana, intrecciando pratiche agricole, cultura, economia e ritualità. Attraverso l’analisi e l’esperienza diretta, il vino diventerà anche uno strumento analogico per sviluppare riflessioni politiche, filosofiche e culturali, mettendo in relazione il gesto concreto del fare con le grandi domande che riguardano il nostro vivere collettivo.
Scambio di sapere
Con Dario Rei
Dario Rei ragiona pubblicamente sul cambio dei formati di comunicazione e le loro conseguenze sul turismo, la memoria e l’interpretazione dei beni culturali, con particolare attenzione alle esperienze di accoglienza nella Rete Romanica di Collina intorno a Vezzolano. Lo scambio di Rei vuole anche essere un punto di partenza per riflettere sulle potenzialità dei linguaggi autentici in un’epoca di epistemia diffusa e crescente e per arginare e correggere l’illusoria conoscenza.
Nel dettaglio, Dario Rei analizza il patrimonio culturale e paesaggistico di Vezzolano, proponendo una riflessione sul ruolo della conoscenza, dell’accoglienza e del turismo culturale. Il patrimonio non comprende soltanto monumenti e opere d’arte, ma anche il paesaggio, la storia, la natura, le tradizioni, i dialetti e le memorie delle comunità. In questa prospettiva, l’abbazia di Vezzolano non può essere separata dal territorio circostante, dalla conca collinare e dai segni materiali e immateriali che ne hanno costruito l’identità.
Rei sottolinea l’importanza della partecipazione collettiva: la tutela e la valorizzazione non devono essere affidate esclusivamente alle istituzioni o agli esperti, ma devono coinvolgere una vera “comunità di patrimonio”, composta da abitanti, operatori e visitatori. Per rendere il patrimonio comprensibile è necessario elaborare linguaggi efficaci, capaci di mediare tra competenze diverse e di considerare le esperienze culturali dei visitatori. In questo senso, la comunicazione digitale e i social network offrono nuove possibilità, ma comportano anche il rischio di diffondere informazioni superficiali o non verificate.
Vezzolano viene poi interpretata attraverso la storia, l’immaginario e i simboli dell’architettura: gli affreschi, le opere artistiche, la luce e l’orientamento della chiesa testimoniano il rapporto tra fede, cosmologia e cultura medievale. Infine, si evidenzia la necessità di considerare l’intero paesaggio della zona, con i suoi boschi, vigneti, borghi, sentieri e patrimoni immateriali. Il turismo culturale dovrebbe quindi superare la fruizione occasionale e diventare uno strumento di consapevolezza, responsabilità e progettazione del futuro, evitando sia la conservazione passiva sia lo sfruttamento turistico disordinato.
DARIO REI – Dario Rei è uno studioso e saggista torinese. Dopo essersi laureato in Storia moderna, ha insegnato Sociologia e Politica sociale all’Università di Torino, dove ha anche collaborato con il Dipartimento di Culture, Politica e Società. Nel corso della sua attività si è occupato soprattutto del rapporto tra società, territorio e patrimonio culturale, con particolare attenzione al paesaggio, alla memoria collettiva e all’identità delle comunità locali.
Una parte importante dei suoi studi è dedicata al Monferrato e, in particolare, all’Abbazia di Vezzolano. Rei considera questo luogo non soltanto come un monumento storico e artistico, ma come il centro di un territorio più ampio, fatto di paesaggi, tradizioni, persone e memorie. In questo senso, la sua attività unisce la ricerca sociologica alla volontà di valorizzare e proteggere il patrimonio culturale. È inoltre socio dell’associazione Frutteto di Vezzolano, impegnata nella conoscenza e nella tutela del territorio.
Tra le sue pubblicazioni e i suoi interventi si possono ricordare Visioni di Vezzolano, dedicato alla storia, all’arte e al significato culturale dell’abbazia, e Ecco il Monferrato secondo Dario Rei, nel quale presenta il Monferrato come un territorio ricco di storia, paesaggi e identità locali. Ha inoltre partecipato a riflessioni e ricerche legate al volume Terra incognita. Storie e memorie fra Astigiano e Torinese. Attraverso questi lavori, Dario Rei invita a osservare il territorio in modo più consapevole, evitando di considerarlo soltanto come una meta turistica e riconoscendone invece il valore storico, sociale e umano.
Laboratorio di pittura con Arianna Abbondati
Età partecipanti: 13+ | Numero minimo: 4 / Numero massimo: 10
Dove: Sala Camilla Serafino, Via Roma 9 Albugnano
Quando: Domenica 13 dicembre 2026
Durata: h. 9.30-16.00
L’evento richiederà prenotazione online (link attivo dal 9 novembre sul sito www.lostagnodigoethe.com)
Un laboratorio aperto a tutte e tutti, con o senza esperienza pittorica, per avvicinarsi alla pittura attraverso l’osservazione, la pratica e la libertà di sperimentare.
Il percorso prende avvio da uno “scambio di saperi”: Arianna Abbondati racconterà il proprio modo di lavorare, le scelte tecniche e poetiche che guidano la sua pittura, confrontandosi con i desideri, le curiosità e le competenze dei partecipanti. Non si tratterà di seguire un modello rigido, ma di costruire insieme un’esperienza maieutica, capace di far emergere la sensibilità e lo sguardo personali di ciascuno.
Il punto di partenza sarà il celebre Bacco di Caravaggio, osservato nei suoi dettagli, nella composizione, nella luce e nel rapporto tra figura, oggetti e spazio. Ogni partecipante potrà cimentarsi nella propria copia personale dell’opera, utilizzandola come esercizio di osservazione e di tecnica, oppure reinterpretarla in modo più libero e contemporaneo. Sarà inoltre possibile “interpretare” Bacco mettendosi in scena come soggetto del proprio dipinto, trasformando l’esperienza in un gioco di autorappresentazione, immedesimazione e invenzione.
Durante il laboratorio ciascuno potrà scegliere tra diverse modalità di espressione e materiali, in base alle proprie inclinazioni e curiosità: dall’acquerello al disegno, fino alla sperimentazione del vino come materia pittorica e colore. L’obiettivo non è raggiungere una riproduzione perfetta, ma acquisire fiducia nel fare, imparare a guardare con attenzione e trovare un proprio modo di restituire forme, volumi, colori, espressioni e atmosfere.
La pratica sarà accompagnata da indicazioni tecniche e da un confronto costante: si lavorerà sul chiaroscuro, sulla costruzione delle figure, sulla resa delle superfici e sull’equilibrio della composizione, lasciando però spazio all’errore, all’intuizione e alla sorpresa. Il laboratorio invita così a riscoprire la pittura come esperienza concreta e sensibile, fatta di tempo, attenzione e piacere della materia.
Attraverso la figura di Bacco, il percorso richiama la sacralità dell’arte e, insieme, la dimensione conviviale, terrena e simbolica del vino: il corpo, il desiderio, l’abbondanza, il travestimento, il gioco e la trasformazione. Ogni dipinto potrà diventare una personale variazione sul tema, un’immagine di sé o una libera interpretazione di ciò che Bacco rappresenta.
A guidare il laboratorio sarà Arianna Abbondati, pittrice che lavora prevalentemente a olio su tela. La sua ricerca comprende ritratti, studi di nudo, figure di musicisti, interni domestici e soggetti ispirati alla scultura classica e all’iconografia sacra. La sua pratica si fonda sull’uso delle velature e su un controllo accurato del chiaroscuro, attraverso cui modella i volumi e definisce la presenza dei soggetti. La sua esperienza sarà messa a disposizione dei partecipanti non come insieme di regole da applicare rigidamente, ma come occasione per condividere strumenti, domande e possibilità.
PROPRIO BACCO è dunque un invito a guardare, provare e reinterpretare: un laboratorio per chi desidera dipingere, disegnare o semplicemente avvicinarsi all’arte con curiosità, in un clima libero e partecipato.
ARIANNA ABBONDATI è una pittrice che lavora prevalentemente a olio su tela. Il corpus delle sue opere annovera ritratti, studi di nudo, rappresentazioni di musicisti e interni domestici, con occasionali riferimenti alla scultura classica e a soggetti sacri.
La sua pratica tecnica si basa sull’uso dell’olio con velature e su un controllo accurato del chiaroscuro per modellare i volumi; presta particolare attenzione alla resa delle texture — capelli, tessuti, legno e superfici lucide — e alla precisione anatomica nelle figure.
Lavora su tele di formati vari, sia in composizioni verticali sia orizzontali, alternando tavole a cromia ridotta e opere a colorito più ampio. Tra le attività svolte figurano la produzione di opere originali in olio e la realizzazione di dipinti su commissione, con propensione a progetti figurativi e alla partecipazione a mostre ed esposizioni tematiche.
L’olio su tela Senti le rane, realizzato per lo spettacolo “Le mondine fan la storia”, è esposto presso la Camera del Lavoro di Vercelli sino a dicembre 2026, in occasione del 120° anniversario della conquista delle otto ore da parte delle mondine e della nascita della Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) – dal 1944 Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL).
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“Scambiare Saperi – Opificio culturale diffuso” è realizzato da Lo Stagno di Goethe – Ets con il patrocinio e il sostegno dei Comuni di Albugnano, Casalborgone e Castelnuovo Don Bosco. Cooperazione e sostegno: Fondazione Enrico Eandi, Enoteca Regionale dell’Albugnano, Unione Culturale Franco Antonicelli. Patrocinio di Comune di Pino d’Asti, Comune di Montafia e con il sostegno di Regione Piemonte. Si svolge con la collaborazione di Riviera del Monferrato, Residenze reali sabaude – Direzione regionale Musei Nazionali del Piemonte, Associazione la Cabalesta ODV, Associazione InCollina, IIS “Pietro Andriano”, Biblioteca comunale “Sarboraria-Giachino”, Pro Loco Albugnano, Cooperativa sociale BIOS – RSA Il Giglio, Zaffiro Healthcare s.r.l. (Strutture Residenziali Castello, Tonino Monaco, Il Maestrale, Santi Pietro e Paolo), PIAM onlus, Cantina Terre dei Santi.


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