Dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale ai grandi palcoscenici internazionali,
passando per una storia d’amore nata grazie alla musica. È la straordinaria vicenda
di Denitza Serghieva, 87 anni, per oltre vent’anni nel Coro del Maggio Musicale Fiorentino
e oggi ospite della Rsa La Mimosa
CAMPI BISENZIO – Una vita trascorsa tra due Paesi, grandi teatri, affetti familiari e una passione per il canto che non si è mai spenta. È la storia di Denitza Serghieva, per tutti Deny, nata il 15 settembre 1939 a Debeli Lak, un piccolo paese della Bulgaria a una sessantina di chilometri da Sofia. Una donna che ha attraversato alcune delle pagine più importanti della storia europea del Novecento, fino a costruirsi una carriera nel mondo della lirica italiana, entrando a far parte del prestigioso Coro del Maggio Musicale Fiorentino.
A raccontare la sua storia è il figlio Alessandro Pagliazzi, musicista e direttore d’orchestra che vive a Vienna e che ha voluto affidare a una lunga testimonianza i ricordi della madre, oggi ospite della Rsa La Mimosa, gestita dal Consorzio Zenit, dove è arrivata il 14 luglio 2026.
L’infanzia di Denitza è segnata dalla guerra. Suo padre Sandro, autista, viene mandato in Grecia, mentre lei rimane con la madre Maria tra il paese natale e Sofia. Tra i ricordi che conserverà negli anni ci sono i bombardamenti sulla capitale bulgara e un orsacchiotto che portava sempre con sé nei rifugi durante gli allarmi aerei. Poi l’arrivo dei sovietici e l’ingresso della Bulgaria nel blocco orientale.
Fin da giovanissima Denitza dimostra una particolare predisposizione per le lingue e per la musica. Studia francese e italiano, frequenta l’università a Sofia e si dedica privatamente al canto, mettendo in luce qualità vocali fuori dal comune. Entra come solista nel Coro accademico di Sofia e nel 1959, quando non ha ancora vent’anni, si esibisce a Vienna.
La svolta nel 1961, quando vince una delle prime borse di studio concesse dal governo bulgaro per studiare in Italia. Sceglie Firenze e raggiunge la città dopo un lungo viaggio in treno. Si iscrive all’università e si presenta al Conservatorio Cherubini. La sua voce conquista l’insegnante Andreina Rissone Desderi, che ne riconosce il talento. Denitza viene ammessa direttamente al terzo corso di canto.

È proprio la musica, pochi anni dopo, a farle incontrare l’uomo della sua vita. Nel 1963 il giovane baritono fiorentino Franco Pagliazzi, già avviato verso un’importante carriera, deve partecipare a un concorso internazionale a Sofia. Tra i brani da preparare ce n’è uno in lingua bulgara. Qualcuno gli suggerisce di rivolgersi a una giovane soprano che vive a Firenze e parla perfettamente italiano e bulgaro. Quella ragazza è Denitza. I due si fidanzano e inizia la loro vita insieme.
Dopo qualche anno dedicato alla famiglia, la grande occasione per tornare a esibirsi, per Denitza arriva quando viene a sapere che il maestro Riccardo Muti cerca due soprani per il coro del Nabucco al Maggio Musicale Fiorentino. Denitza ha 38 anni, ma la sua voce conserva freschezza e qualità. Si presenta all’audizione, viene scelta e, superato un concorso, entra stabilmente nel Coro del Maggio Musicale Fiorentino. Vi rimarrà fino al pensionamento, nel 1999, prendendo parte a numerose produzioni liriche di prestigio. Tra le esperienze più significative figura anche la storica rappresentazione della Turandot a Pechino, uno spettacolo di grande risonanza internazionale, documentato e distribuito in Dvd in tutto il mondo.
La musica diventa così il filo conduttore di un’intera famiglia. Anche Alessandro segue le orme dei genitori: studia pianoforte, si diploma al Conservatorio con il massimo dei voti e prosegue la formazione a Vienna, dedicandosi alla direzione d’orchestra e all’insegnamento. Proprio nella capitale austriaca conosce la futura moglie Donka, violinista bulgara. Un curioso intreccio di destini che, a distanza di una generazione, riporta ancora una volta la Bulgaria, l’Austria e Firenze al centro della storia familiare.
Il 2018 segna però una dolorosa svolta. Franco Pagliazzi muore improvvisamente l’11 maggio, all’età di 81 anni, lasciando Denitza dopo oltre cinquant’anni di matrimonio. Negli anni successivi iniziano a manifestarsi i primi problemi di memoria, che progressivamente compromettono la sua autonomia. Nel 2025 le condizioni di Denitza peggiorano. Dopo mesi di difficoltà, il figlio riesce finalmente a trovare per lei un posto alla Rsa La Mimosa del Consorzio Zenit, dove viene accolta nell’estate del 2026. Oggi Denitza non ha dimenticato la passione per il canto e spesso, nelle sue giornate in Rsa, improvvisa l’acuto di qualche canto lirico allietando le giornate degli altri ospiti. E tra questi, ogni tanto, quello che si ricorda de La bohème di Giacomo Puccini.
Consorzio Zenit è un consorzio toscano di cooperative sociali con sede principale a Firenze che gestisce servizi socio-educativi, socio-sanitari e assistenziali nei settori infanzia e adolescenza, anziani e salute mentale.


Altri articoli
Altro che serenate alla luna: Roberto Funaro racconta la rabbia di chi continua a sentire la mancanza di un amore
Giuseppe D’Alonzo – “Parole in tasca”: quando le parole non bastano più a raccontare il mondo
XVI Religion: l’album “Underground” immagina una città sotterranea…