27 Ottobre 2026

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Sicurezza online, 250 studenti in Parlamento: «Servono più tutele e formazione digitale per i giovani»

Moige giovani e digitale

Dalle fake news al cyberbullismo, fino ai rischi dell’intelligenza artificiale: i Giovani Ambasciatori del MOIGE portano alle istituzioni le richieste delle nuove generazioni. I dati dell’indagine 2025 fotografano un uso intenso della rete e una formazione ancora insufficiente.

Essere sempre connessi non significa essere davvero al sicuro. Dietro gli schermi che accompagnano la quotidianità di bambini e adolescenti si nascondono opportunità straordinarie, ma anche rischi che non sempre i ragazzi hanno gli strumenti per riconoscere e affrontare. È da questa consapevolezza che nasce il confronto che ha portato 250 studenti provenienti da diverse città italiane nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, a Roma, per discutere di sicurezza online, cyberbullismo, intelligenza artificiale e responsabilità digitale.

Protagonisti dell’incontro, promosso dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori con il sostegno del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, sono stati i Giovani Ambasciatori, ragazzi chiamati non soltanto a ricevere indicazioni e consigli, ma a portare direttamente alle istituzioni le proprie domande, esperienze e richieste.

Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: per proteggere i minori in rete non bastano gli appelli alla prudenza. Servono regole efficaci, una maggiore responsabilità da parte degli attori coinvolti e percorsi di educazione digitale capaci di raggiungere studenti, famiglie e insegnanti.

Giovani e sicurezza online: le richieste portate alla Camera dei Deputati

L’incontro in Parlamento ha dato spazio a questioni che fanno ormai parte della vita quotidiana degli adolescenti. Dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per studiare alla diffusione delle notizie false, dalla protezione dei dati personali alla dipendenza digitale, fino alle nuove forme di bullismo e aggressione online, il confronto ha affrontato alcune delle principali sfide educative della società connessa.

Quattro le sessioni tematiche: cittadinanza digitale e rischi invisibili della rete, intelligenza artificiale, informazione e pensiero critico online, cyberbullismo e sicurezza digitale.

Gli studenti hanno presentato domande e riflessioni preparate nel corso del loro percorso educativo, confrontandosi con rappresentanti delle istituzioni ed esperti del mondo scientifico, educativo e della sicurezza informatica.

Tra i partecipanti, Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE; Maria Teresa Bellucci, Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Edoardo De Luca, responsabile Affari Centrali Italia di Enel e Sandra Cioffi, presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti presso AGCOM.

Alle domande dei ragazzi hanno risposto, tra gli altri, Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini, della Divisione Consapevolezza dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale; Giuseppe Lavenia, fondatore e direttore scientifico dell’associazione Di.Te.; Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore; e Marta Cacciotti, psicoterapeuta. A moderare l’incontro è stato Alessandro Greco.

Moige giovani e digitale

I dati sull’uso di Internet tra gli adolescenti: il 55% online almeno tre ore al giorno

A dare ulteriore peso al confronto sono i risultati dell’indagine condotta dal MOIGE in collaborazione con l’Istituto Piepoli nel 2025, su un campione di 1.546 studenti delle scuole medie e superiori.

Il 55% degli intervistati dichiara di trascorrere almeno tre ore al giorno online al di fuori dell’orario scolastico. Il 30% afferma di accettare richieste di amicizia da persone sconosciute, mentre il 23% racconta di aver incontrato di persona qualcuno conosciuto esclusivamente attraverso Internet.

Numeri che richiamano l’attenzione sull’importanza di aiutare i più giovani a distinguere le relazioni affidabili dai potenziali pericoli, a proteggere i propri dati personali e a riconoscere le situazioni che richiedono il coinvolgimento di un adulto.

La rete, infatti, non è soltanto uno spazio in cui informarsi, comunicare e apprendere. È anche un ambiente nel quale si possono incontrare contenuti ingannevoli, comportamenti aggressivi e richieste inopportune. Per affrontare questi rischi, la consapevolezza digitale deve diventare una competenza concreta, da sviluppare nel tempo e non soltanto in occasione di singoli interventi scolastici.

Intelligenza artificiale e fake news: cresce l’utilizzo, ma la formazione è ancora insufficiente

Tra i temi più attuali affrontati dai giovani ambasciatori c’è l’intelligenza artificiale, ormai entrata nelle abitudini di studio e di ricerca degli studenti.

Secondo l’indagine MOIGE-Istituto Piepoli, il 51% dei ragazzi utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale. Tra gli studenti delle scuole superiori la percentuale sale al 71%. Eppure, soltanto il 21% dichiara di aver ricevuto una formazione adeguata sui rischi e sulle opportunità di queste tecnologie.

Il 33% degli intervistati riferisce inoltre di aver ricevuto informazioni errate dall’intelligenza artificiale, mentre il 48% dichiara di essersi imbattuto almeno occasionalmente in fake news.

Il dato mette in luce una questione centrale: saper utilizzare una tecnologia non significa necessariamente saperne valutare le risposte. In un contesto in cui le informazioni circolano rapidamente e possono essere generate o diffuse senza un adeguato controllo, diventa fondamentale sviluppare il pensiero critico, verificare le fonti e imparare a distinguere i contenuti attendibili da quelli fuorvianti.

L’educazione digitale, quindi, non può limitarsi a insegnare come usare dispositivi e applicazioni. Deve offrire ai ragazzi strumenti per comprendere ciò che leggono, riconoscere gli errori e assumere decisioni consapevoli.

Moige giovani e digitale

Cyberbullismo, i numeri che preoccupano: pochi intervengono in difesa delle vittime

Particolarmente delicati sono i risultati relativi al cyberbullismo. Il 7% degli studenti coinvolti nell’indagine dichiara di averne subito direttamente le conseguenze, mentre il 16% afferma di aver assistito a episodi di violenza online.

A preoccupare è anche la reazione di fronte a queste situazioni: soltanto il 12% riferisce di intervenire in difesa della vittima e appena il 5% dichiara di segnalare l’accaduto a un adulto.

Dietro queste percentuali c’è una delle sfide più importanti per la prevenzione: fare in modo che chi assiste a un episodio di prepotenza non si senta impotente o non consideri l’indifferenza l’unica strada possibile. Segnalare un contenuto offensivo, sostenere chi viene preso di mira e chiedere aiuto a una persona adulta possono rappresentare passaggi decisivi.

Perché questo accada, però, i ragazzi devono sapere a chi rivolgersi e poter contare su adulti capaci di ascoltare senza giudicare. La collaborazione tra scuola e famiglia è essenziale per riconoscere i segnali di disagio e intervenire tempestivamente.

La voce degli esperti: «I ragazzi devono poter chiedere aiuto senza paura»

Il confronto in Parlamento ha ribadito la necessità di affiancare alle regole una presenza educativa costante. Un punto sottolineato da Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico dell’associazione Di.Te., che ha richiamato l’importanza dell’ascolto.

Un ragazzo, ha osservato, dovrebbe poter raccontare a un adulto ciò che gli accade online senza temere rimproveri, giudizi o punizioni. Le umiliazioni, le esclusioni e le richieste d’aiuto possono essere colte anche dai coetanei, ma questi ultimi devono poter contare su adulti preparati, disponibili ad assumersi la responsabilità di intervenire.

Anche Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile, ha evidenziato che i giovani non possono essere lasciati soli ad affrontare le insidie del mondo digitale. La prevenzione richiede regole chiare, piattaforme più responsabili e investimenti nella formazione, ma anche adulti presenti, capaci di accompagnare i ragazzi nello sviluppo dell’autonomia e della consapevolezza.

Per Sandra Cioffi, presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti presso AGCOM, è inoltre necessario rafforzare la responsabilità delle piattaforme, investire nell’educazione digitale e misurare l’efficacia degli interventi attraverso risultati verificabili. Una strategia di prevenzione efficace, ha sottolineato, deve coinvolgere istituzioni, scuola, famiglie e associazioni in modo coordinato e continuativo.

MOIGE, con Educyber Generations una rete di 8.583 Giovani Ambasciatori in tutta Italia

L’iniziativa in Parlamento si inserisce nel progetto Educyber Generations, attraverso il quale il MOIGE promuove la formazione e la partecipazione attiva degli studenti nella prevenzione dei rischi della rete, anche grazie al contributo di Enel.

La rete coinvolge 8.583 Giovani Ambasciatori in tutta Italia, selezionati dai docenti per le loro attitudini e sensibilità e formati per diventare punti di riferimento all’interno delle scuole.

Il modello si basa sull’educazione tra pari: i ragazzi sensibilizzano i compagni sull’uso consapevole delle tecnologie e contribuiscono a riconoscere e contrastare episodi di bullismo, cyberbullismo e altre forme di violenza online.

A rappresentare questa rete alla Camera dei Deputati sono stati studenti di dodici istituti scolastici provenienti da diverse città italiane, da Milano a Roma, da Padova a Genova, passando per Pergine Valsugana, Ferrara, Monteroni di Lecce, Vasto, Venafro, Como, Sant’Antimo e Lentini.

Una partecipazione che testimonia la volontà di dare spazio a esperienze scolastiche diverse, valorizzando il contributo dei giovani nella costruzione di una cultura digitale più responsabile.

La sfida educativa: proteggere i minori senza rinunciare alle opportunità della rete

«I nostri ragazzi non chiedono solo risposte, ma pretendono un impegno concreto e regole certe per muoversi in sicurezza nel mondo digitale», ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE, sottolineando il valore della prevenzione e dell’educazione tra pari.

Il punto, dunque, non è demonizzare la tecnologia né considerare Internet soltanto una fonte di pericoli. Il digitale offre possibilità di apprendimento, relazione e crescita, ma perché queste opportunità siano davvero accessibili è necessario mettere i giovani nelle condizioni di utilizzarlo in modo consapevole.

Questo significa promuovere una formazione continuativa, aiutare genitori e insegnanti a comprendere strumenti e linguaggi in evoluzione, favorire il dialogo tra generazioni e garantire che le richieste dei ragazzi non restino inascoltate.

Il confronto svoltosi a Roma indica una direzione precisa: i giovani devono essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il loro futuro digitale. Ascoltarli, fornire loro strumenti adeguati e rafforzare le tutele significa riconoscere che la sicurezza online è una responsabilità condivisa, che riguarda le famiglie, la scuola, le istituzioni e l’intera società.

Perché una rete più sicura non si costruisce soltanto attraverso divieti e controlli, ma anche attraverso la capacità di pensare criticamente, chiedere aiuto, rispettare gli altri e riconoscere i rischi prima che diventino problemi. E questa consapevolezza, per essere davvero efficace, deve cominciare molto prima che un ragazzo si trovi da solo davanti a uno schermo.

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