19 Maggio 2024

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Qui nascono fiori

“Qui nascono fiori”, al Policlinico di Palermo la bipersonale degli artisti Roberto Fontana e Dario Schelfi

Cultura e solidarietà.
Un binomio che il “Centro d’arte Raffaello” ha già sperimentato con convinzione  e che ora si arricchisce di significati e contenuti nuovi con una mostra, allestita negli spazi dell’Ospedale Policlinico “Paolo Giaccone” a Palermo, una sede di certo non convenzionale.
Si tratta, precisamente, di una bipersonale, in programma per mercoledì 24 maggio alle 9:30 con ingresso libero: protagoniste, le opere di Roberto Fontana e Dario Schelfi, due artisti molto apprezzati della scuderia della galleria, che vede alla guida, in qualità di direttore artistico, Sabrina Di Gesaro.
Già il titolo dell’esposizione, “Qui nascono fiori”, dalla valenza evocativa e bene augurante, suggerisce positività, senso di rinascita ed energie vitali.
Temi ed elementi che si intrecciano al concetto di guarigione, finalità per eccellenza dell’attività ospedaliera.
L’iniziativa nasce dalla sinergia tra la dottoressa Sabrina Di Gesaro  ed Elena Foddai, psicologo del lavoro e delle organizzazioni: due sensibilità che si incontrano di nuovo, all’insegna di un forte spirito solidale e dell’attenzione rivolta ai più deboli, dopo la fortunata collettiva “Ti portiamo il mare”, inaugurata lo scorso 31 luglio all’Ospedale Civico di Palermo.

ARTE, BENESSERE E SALUTE

“Qui nascono fiori” è un omaggio alla donna da parte di due donne, un’iniziativa proiettata a proseguire in ulteriori contesti, anche in ambito regionale.
Nel giorno della bipersonale, inoltre, si terrà lo “Screening Day”, dalle 8:00 alle 18:00, con la possibilità di accedere al pap test gratuitamente e senza alcuna prenotazione.
Un momento di prevenzione associato all’evento, che rafforza ulteriormente il binomio tra arte e cura, un tema particolarmente caro al “Centro d’arte Raffaello”.
“Abbiamo accolto con entusiasmo – spiega la direttrice del “Centro d’arte Raffaello” – l’invito di Elena Foddai, promotrice dell’iniziativa, perché crediamo fortemente nella valenza sociale dell’arte, oltre alla possibilità di portare avanti un’azione di promozione culturale in una sede atipica”.
Ovvero, il Policlinico di Palermo, guidato dal commissario Salvatore Iacolino,  che apre le porte all’arte nella nuova “M’ami Gallery”, dove la bipersonale sarà allestita fino al prossimo 24 giugno. 

Sabrina Di Gesaro ed Elena Foddai

Uno spazio espositivo fondato proprio dalla dottoressa Elena Foddai, convinta sostenitrice della capacità dell’arte di incidere positivamente sulla qualità della vita.
“Crediamo molto – prosegue Sabrina Di Gesaro – nella commistione tra le arti e nella loro capacità di intrecciarsi, sprigionando potenti energie in grado di regalare emozioni”.
Nello specifico, nell’iniziativa è coinvolta l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia, diretta dal professore Renato Venezia.
La struttura rappresenta uno spazio “ideale” dove far confluire un messaggio positivo di affermazione della vita.
“In una sede in cui le donne vivono le emozioni più intense e variabili, in un luogo in cui nasce la vita –aggiunge Sabrina Di Gesaro  – anche la galleria ha voluto rendere loro omaggio, con il contributo artistico di Dario Schelfi e Roberto Fontana”.

Entrambi sono autori di opere uniche focalizzate sul tema dei fiori: tutti e due, impegnati nella serie “Flowers”, hanno realizzato opere in cui i colori, la luce e le declinazioni cromatiche contribuiscono a suscitare entusiasmo, energia, forza e positività.
“L’arte è uno strumento che agisce trasversalmente in ambiti diversi – afferma – apportando benessere e sollievo, pace e gioia anche in contesti di sofferenza e in luoghi non tradizionalmente deputati a ospitare mostre: la speranza è che la bipersonale possa offrire un momento di evasione e svago all’insegna della bellezza, giungendo come un segno augurale a chi viene al mondo o affronta un percorso di cure”.  
“La galleria – conclude il direttore artistico – rinnova dunque il proprio orientamento a supportare mostre e iniziative finalizzate alla sensibilizzazione della popolazione e ad alleviare la sofferenza nei luoghi di cura, con un’unica finalità di carattere filantropico, in cui l’arte ha una valenza alternativa e inconsueta, divenendo patrimonio umanitario e libera da qualsivoglia finalità di tipo commerciale e utilitaristico”.

EVOLUZIONE E ARRICCHIMENTO INDIVIDUALE

Parole pienamente condivise da Elena Foddai.
“L’obiettivo generale – sottolinea la psicologa  – è fare in modo che nuovi stimoli ambientali possano avere una ricaduta positiva sul comportamento umano”.
L’esposizione all’arte, dunque, è in grado di influenzare positivamente chi lavora o vive nella quotidianità un luogo.
Un’idea innovativa da cui trae le mosse il progetto “Cura con Arte”.
La grande novità è rappresentata dall’introduzione, in ambito ospedaliero, di un “laboratorio permanente di cultura” come luogo fisico che possa influenzare l’interscambio e il dialogo tra la materialità del fare, i processi cognitivi della mente, le emozioni e le dinamiche lavorative.
Attraverso la fruizione delle esposizioni artistiche, le potenzialità del pensiero, dell’espressione, della comprensione e della relazione si ampliano.
L’esito finale favorisce, questo è l’obiettivo dichiarato, la trasversalità culturale e ingenera una spirale di evoluzione e arricchimento individuale.
“L’arte in ospedale – puntualizza – non è certo una novità ma l’utilizzo dell’arte stessa come misura per il benessere organizzativo è senza dubbio una vera innovazione”.
“Sotto forme inedite – precisa Elena Foddai – è dunque possibile coniugare il legame tra arte e benessere psicologico negli ambienti di lavoro”.  
“Si presume – precisa – che alla base del benessere lavorativo in ospedale ci sia un equilibrio interiore inteso come capacità di apprezzarsi, prendendosi cura di sé da un lato e, dall’altro, del paziente: spesso però lo stress, la routine quotidiana e il carico eccessivo di lavoro possono diminuire l’autoefficacia e la percezione della capacità di affrontare gli impegni quotidiani e improvvisi”.
“Ciò comporta –spiega – ripercussioni sul rapporto con se stessi e con gli altri, influenzando negativamente le dinamiche lavorative”.