17 Settembre 2021

Zarabazà

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Colorno e l’albero delle fate

Amante della musica, del teatro, della pittura e della poesia, Scillitani nasce a Foggia e si trasferisce al nord Italia in cerca di lavoro e dopo un periodo in Lombardia, si stabilizza nel bellissimo paese del parmense, Colorno. Un paese di grande interesse storico e turistico grazie anche alla presenza della residenza ducale (la reggia) che fu di Maria Luigia D’Austria, moglie di Napoleone Bonaparte.

“Colorno e l’albero delle fate” è un tributo all’amore, per una donna straordinaria, ignara forse di ciò che prova l’autore. Un modo unico di raccontare emozioni che solo un animo sensibile è in grado di cogliere da tutto ciò che lo circonda. Un libro a tratti autobiografico, ma ricco di magia, avventura e fantasia. Tanta è la magia nel libro. Quella magia che solo leggendo possiamo rendere reale.

I personaggi principali del breve romanzo sono Nico e lei (nel libro lo scrittore non rivela mai il suo nome), che si sono conosciuti per un puro caso sotto al diluvio. Entrambi stavano vivendo un malessere interiore che sono riusciti a colmare insieme come se fossero stati fatti da sempre l’uno per l’altro. Da quel momento lui non ha potuto far altro che arrendersi all’evidenza, diventando inconsciamente un fiero cavaliere sempre allerta e pronto a proteggerla da ogni male. La storia è insolita anche se per alcuni aspetti prende l’essenza dell’inferiorità fisica, dal principe ranocchio dei fratelli Grimm e del gobbo di cui si legge nel romanzo di Victor Hugo, Notre-dame de Paris).

Nico e Lei si troveranno inspiegabilmente a vivere un’avventura assieme. Una missione difficile, pericolosa, ardua. Dovranno cercare di salvare il mondo da una catastrofe imminente e per farlo l’unico modo sarà quello di avventurarsi in una realtà parallela dove il male aleggia persino nell’aria.

Tutto è iniziato quando un giorno, una bambina, rivelò all’autore, nella vita reale, d’essere una fata che ogni notte anche se con fatica, si svegliava per recarsi ad innaffiare l’albero più grande e storico del giardino della reggia. Gli confidò che solo la mamma lì al suo fianco era al corrente del suo segreto e lo pregò di non rivelare mai il suo nome ad alcuno.

 Quella fervida e genuina immaginazione, degna della bellezza d’essere un bambino, lo lasciò riflessivo per tutta la giornata. Decise così di scriverne un libro e di ispirarsi oltre all’amore e alla centenaria (anno 1840) Zelkova Carpinfolia di Maria Luigia d’Austria, moglie del deposto imperatore di Francia, Napoleone. Albero che in passato fu anche colpito da un fulmine, ma che non si arrese nonostante lo squarcio ricevuto.

 Invaso da idee e pensieri, prese “penna e calamaio” ed iniziò ad abbozzare un racconto, Del resto la storia insegna che quando si è spinti da immense emozioni, l’essere umano è in grado compiere qualsiasi impresa.

Un libro dal genere nuovo e dalla storia diversa dalle altre. Fantasia e amore, magia e passione, si alternano a momenti evidenti di fragilità umana, raccontati con una delicatezza rara.

L’autore che ha pubblicato in modo indipendente l’opera, ha richiesto una stampa a caratteri ingranditi, per facilitare la lettura di coloro che hanno problemi di vista, ma che vogliono tornare a riassaporare il piacere di tenere un libro tra le mani, annusando l’odore dell’inchiostro e della carte, così come si faceva prima dell’avvento della tecnologia.

Su Amazon è possibile trovare sia l’E-Book che il formato cartaceo.

In tanti l’hanno già richiesto ed è da pochi giorni nata anche una pagina Facebook dal titolo: “Colorno e l’albero delle fate – Fans Page”.