8 Marzo, 2021

La Pasta di una volta.

Qualche giorno fa, durante una delle interminabili conversazioni con mia madre su questo o quel piatto appena ideato e alla luce dei miei stravaganti esperimenti letterari, vengo a sapere che, a quanto pare, il pastificio dove ci approvvigioniamo di solito si trova proprio a due passi da Taormina e che forse avrei anche modo di scambiare due chiacchiere con qualcuno dello staff.

Accompagno quindi mia madre e la valanga di parole che mi è precipitata addosso durante il tragitto verso il Pastificio Barbagallo, ancora scombussolato dal sonno ma non sprovvisto di aspettative.

Dopo letteralmente 15 minuti di autostrada e qualche svolta, ci ritroviamo davanti a questa interessante struttura, anzianotta ma arzilla, alta solo due piani ma lunga come un treno.

Il gentilissimo Vialetto alberato ci conduce al primo parcheggio disponibile ed entriamo.

Nel giro di qualche secondo mia madre sparisce tra gli scaffali e mi ritrovo a vagabondare per la stanza, guidato dall’istinto esplorativo e dal meccanico rombo delle enormi macine, in questa atmosfera ingiallita dalla polvere del grano e dal casalingo profumo di farina, sgraffignando qualunque tipo di informazione mi capitasse a tiro.

Leggo di valori nutrizionali, grani dimenticati e lavorazioni particolari senza capirci gran che fino al punto in cui, arreso, vado a chiedere informazioni..

Proprio mentre approfittavo della pazienza di una povera malcapitata che si trovava dietro al bancone ecco che, dalla porta sulla sinistra, entra una donna alla quale vengo reindirizzato istantaneamente.

Agata Barbagallo, erede al trono del pastificio e attuale leader in carica, che con un cenno mi indica due poltrone li accanto.

Una volta seduti e scambiati i convenevoli di rito, mi lascio trasportare dall’orgoglioso entusiasmo che ha seguito le mie domande mentre cerco di incanalare il fiume di informazioni su un pezzo di carta.

L’edificio (che porta dannatamente bene i suoi 110 anni) è un sito storico, risalente al 1911, anno in cui il nonno di Agata decise temerariamente di trasformare il vigneto di famiglia in quella che ancora oggi è la struttura del pastificio, cominciando l’attività di produzione della pasta assieme alla molitura e all’estrazione di essenze dai più svariati frutti e fiori.

Da sempre dediti alla modernissima idea di mostrare al mondo ciò che di bello la nostra cara Sicilia abbia da dare, esportano antetempo i loro prodotti da un angolo all’altro dell’ Europa, muovendosi per primi in un campo in cui, ancora oggi, anche i più furbi inciampano e si perdono.

Fautori della diffusione dei Grani Antichi Siciliani, nulla di nuovo per un’azienda storica come la loro che mai si è distaccata dai produttori locali e che oggi si trova avvantaggiata davanti a un pubblico sempre più consapevole. Questi grani, con valori nutrizionali elevatissimi, compagni fedeli di chi soffre di problemi di digestione, vanno poi ad essere trasformati dal delicato massaggio della mola in soffici farine, integrali e non, pronte a tramutarsi in pasta di qualità.

Una volta realizzata la pasta è l’essiccazione il processo chiave, lenta e a basse temperature, garantisce la caratteristica duplice consistenza, più dura nella parte interna e sicuramente più soddisfacente di certi gommosi risultati, ottenuti essiccando ad alte temperature.

Accanto all’alta qualità del prodotto c’è anche un serio impegno ecologico che fa onore alle tre giovani sorelle Barbagallo che, non solo gestiscono un’azienda che produce interamente in biologico ma sono anche ideatrici del fantastico packaging completamente riciclabile per i loro prodotti.

“Davvero niente male…”