30 Novembre, 2020

“EBREI A ROMA. Asili infantili dall’Unità alle Leggi Razziali”. Arriva nelle librerie il nuovo saggio di Giovanna Alatri

Il libro della Alatri ha la prefazione firmata da Riccardo Di Segni e l’introduzione di Paolo Mieli (Fefè editore)

Dal 1870, con Roma Capitale del Regno d’Italia e l’apertura del Ghetto, fino alla mannaia delle leggi razziali del 1938, l’istruzione infantile della comunità ebraica romana si evolve rapidamente e grandemente. Grazie ad alcuni personaggi pubblici, “autorità” sensibili al problema. Ma anche grazie a uomini e donne che  lavorarono tenacemente dietro le quinte. Questo libro ricostruisce l’atmosfera e i fatti di quel periodo.L’arrivo del Regio Esercito Sabaudo a Roma, nel settembre del 1870, segnò, per gli ebrei di Roma, ultimi tra gli ebrei viventi in Italia, l’emancipazione da tempo desiderata. Per i circa quattromila ebrei che vivevano nel ghetto iniziò una nuova era che comportò cambi di ogni tipo, nella vita privata e in quella pubblica. Le forme organizzative comunitarie vennero ristrutturate mentre lo stesso storico quartiere dove erano stati rinchiusi per secoli venne demolito. Un problema fondamentale da gestire era, come sempre, quello assistenziale; la struttura sociale della comunità era di tipo piramidale con una larga base di indigenti e strati sempre più sottili di benestanti che dovevano sopperire alle loro necessità. In questa situazione il supporto all’infanzia rappresentava una componente essenziale. Durante il periodo del ghetto funzionavano due asili distinti, uno per i maschi e l’altro  per le femmine. Dopo il 1870 fu avvertita la necessità di riordinare questo servizio, accorpando i due asili, dargli una organizzazione funzionante, una sede dignitosa e un indirizzo pedagogico efficiente. Fu un lavoro lento che durò decenni; la sede inizialmente si spostò da un locale all’altro nel vecchio e malsano ghetto in attesa di demolizione e solo nel 1913 fu possibile avere sul Lungotevere Sanzio una palazzina dedicata a questo scopo. I programmi furono sistematizzati e particolare attenzione fu dedicata ai metodi educativi, introducendo i concetti pedagogici froebeliani che per l’epoca erano una novità. 

Scrive nella prefazione Riccardo Di Segni: «Di tutta questa vicenda, ancora poco nota e esplorata, parla questo lavoro di Giovanna Alatri che ne mette in evidenza alcuni aspetti significativi. L’autrice di questa ricerca ha sposato un Alatri, pronipote di Samuele Alatri che fu presidente della comunità ebraica per decenni, a cavallo della liberazione dal ghetto, e che ebbe importanti incarichi economici e politici nel Comune di Roma e nel Parlamento (…). Questo lavoro apre un’ulteriore finestra su un periodo storico che malgrado contributi di studi importanti lascia ancora molto da scoprire, e ci si augura che sia uno stimolo a ulteriori ricerche» .

GIOVANNA ALATRI: laureata in pedagogia, già docente montessoriana. Da anni è collaboratrice del museo Storico della didattica “Mauro Laeng” di Roma (Università Roma Tre) e dell’Opera Nazionale Montessori. Ha promosso molte iniziative culturali e realizzato mostre didattico-documentarie curandone i relativi cataloghi. Ha scritto e continua a scrivere articoli e saggi su vari aspetti dell’educazione, sempre privilegiando i primi decenni del XX secolo.

Fefè editore. Pagine 130, prezzo euro 12.00