8 Dicembre 2021

Zarabazà

Solo buone notizie

Alessandra Baldoni vince il Premio Tiziano Campolmi 2020

La giovane artista umbra premiata
nell’ambito di BOOMing Contemporary Art Show
in occasione di #ArtWeekBologna 2020.

Bologna-«Ha saputo esprimere al meglio il senso e il tempo di questa prima edizione di BOOMing Contemporary Art Show. Le opere di Alessandra Baldoni parlano di donne, di sentimenti e dell’epoca in cui viviamo. Nel progetto in concorso i contenuti emergono grazie alla forza del rosso, rosso che è sinonimo di passione, di dolore, ma anche di amore e di tensione verso il futuro».

Questa la motivazione che ha portato la giovane artista umbra, Alessandra Baldoni, (Zeit Gallery – Lucca) a conquistare con l’opera Atlas 15 la settima edizione del Premio Tiziano Campolmi, che l’omonima associazione mette a disposizione dei giovani creativi che si occupano di arte visiva.

«Dedico questo riconoscimento al rosso, all’amore e alla cura, perché abbiamo veramente bisogno di recuperare una parola che sia sincera, che non sia urlata, prepotente, ma che, come l’arte, sia capace di accogliere e di renderci migliori»: ha dichiarato l’artista ricevendo il premio consegnato domenica, 26 gennaio, dal presidente dell’Associazione Tiziano Campolmi, Andrea Benericetti, insieme a Simona Gavioli, direttrice di BOOMing, nuova fiera di arte contemporanea “emergente” di Bologna, e Daniela Furlani, presidente di Doc Creativity, producer dell’evento.

L’opera Atlas 15 (stampa Fine Art 2018/2019) è parte di un progetto più articolato nato per creare nuovi accostamenti e riportare in vita il rapporto tra passato e presente, tra storie e vissuti, tra natura e interiorità.

Le immagini che l’artista ha organizzato in un dittico non sono trovate, ma create. Si presentano come un lavoro della riflessione, dell’immaginazione e della ricerca. Sono il frutto di una strategia visiva libera e senza vincoli. Si tratta di una collezione di emozioni, una mappa ramificata e stratificata di analogie capaci di evocare stati d’animo, sogni e ricordi sospesi tra meraviglia e inquietudine, turbamenti e incantamenti. Nel frastuono della comunicazione la voce delle opere di Baldoni s’impone grazie a una tonalità sommessa e penetrante che le sottrae a ogni facile interpretazione e le trasforma in un dispositivo oscillante tra svelamenti e nascondimenti, apparizioni e occultamenti.

Le votazioni on line si sono concluse il 25 gennaio alle ore 24.00: il pubblico ha potuto esprimere direttamente la propria preferenza tra una selezione di opere in esposizione a BOOMing. Nella giornata di ieri, domenica 26 gennaio, la commissione composta dai soci fondatori dell’Associazione Campolmi e dal comitato curatoriale della fiera si è riunita per decretare, tra i cinque finalisti, l’opera vincitrice. «Il voto del pubblico ha ricalcato appieno il pensiero della giuria: è stato quindi con vero piacere che abbiamo proclamato vincitrice della settima edizione del Premio Alessandra Baldoni con il suo progetto Atlas»: ha dichiarato il presidente Benericetti.

Alessandra Baldoni
Alessandra Baldoni è nata ed ha studiato a Perugia. Vive in un paese vicino al Lago Trasimeno.

Da sempre innamorata della letteratura, le sue emozioni sono attaccate al rigo della pagina. Le parole sono una guarigione, l’antidoto alla ferita, il pane per la sopravvivenza. Fotografa da quando aveva otto anni e ha sempre scritto. Nella sua arte le immagini nascono e si sollevano dalle parole, sono come frammenti di un sogno potente ed enigmatico. Baldoni mette in scena veri e propri set, dopo aver accuratamente preparato ogni particolare. Ama il mistero e le favole, la poesia, i libri, il cinema, la sua cagnolina Cocò il buon cibo e il buon vino, le foto che si trovano nei mercatini, le scatole di legno e i vecchi caratteri tipografici. Ha una passione per i profumi, per le peonie, Harry Houdini e per le scarpe rosse.
Dicono di lei:

Mario Cresci: «Un ultimo breve pensiero per Alessandra riguarda il senso del dubbio e dell’inganno che, penso, risieda sempre nelle sue opere. Se è vero che ogni elemento costitutivo della scena rappresentata sembra rimandare a un pensiero quasi elegiaco apparentemente favolistico, è anche vero che dopo una più attenta lettura si entra nell’area dell’incertezza nel voler dare significato alle cose rappresentate. Ancora una volta si è portati nel labirinto dei ricordi che vengono così inaspettati e improvvisamente rimossi in noi stessi a testimoniare che la storia non è finita, anzi non vuole finire nella sola percezione visiva di chi osserva ma continua dopo e aperta a ulteriori pensieri e a ulteriori immagini».

Luca Beatrice: «I set di questo perturbante immaginario visivo sono campiture di una natura selvaggia e familiare: boschi, mare, prati, foglie secche in autunno, cieli contrastati, da pittura romantica. La cifra stilistica è la saturazione cromatica, a mettere in luce gli opposti (rosso-verde, luce-ombra, vita-morte, realtà-sogno) e la linea di demarcazione dell’orizzonte visivo. I soggetti sono così fortemente decontestualizzati da apparire in tutto il loro inquietante realismo: gli sguardi, quando non fuggono in pose di spalle, catturano l’attenzione di tutta l’estensione dell’inquadratura.

Seppure non pensata per fini puramente ritrattistici, la forza dei loro occhi è riconducibile all’iperrealismo, per certi versi brutale, del grandangolo di Diane Arbus che, come poi il neorealismo cinematografico italiano, coglieva nei volti di persone comuni la cruda realtà». www.alessandrabaldoni.it

Atlas
«La ricerca di Alessandra Baldoni in questo progetto si pone in una relazione di continuità con il celebre Bilderatlas dello storico dell’arte Aby Warburg: atlante di immagini (dedicato alla dea della memoria Mnemosyne), dove lo studioso tedesco esplorava le sopravvivenze e le permanenze, le latenze e le ritornanze dell’arte figurativa occidentale. Ma l’opera di questa autrice rimanda pure a un grande autore come Gerhard Richter, che nel suo Atlas (work in progress dal 1962) fa confluire immagini trovate e scattate da lui stesso, schizzi e ritagli di giornali, creando nuovi rimandi e connessioni che riannodano tra loro varie dimensioni temporali. Alessandra Baldoni non segue però un approccio antropologico e storiografico come quello di Warburg, e neppure ha un’attitudine enciclopedico-classificatoria: lei non vuole catalogare e mettere in ordine, ma creare nuovi accostamenti che riportino in vita il rapporto tra passato e presente, tra storie e vissuti, tra natura e interiorità. Le immagini che organizza tra loro in dittici e trittici non sono trovate, bensì create. Si presentano come un lavoro della riflessione e dell’immaginazione, della ricerca e del ritrovamento. Sono il frutto di una strategia visiva libera e senza vincoli, dove un’immagine diretta e documentaria può stare accanto a un’altra nata da una messa in scena costruita con cura; una fotografia scattata in museo di storia naturale si ritrova vicina a quella di un paesaggio nuvoloso; e la figura un uccello impagliato se ne sta accanto al dettaglio di un dipinto. La sua è una collezione di emozioni, una mappa ramificata e stratificata di analogie capaci di evocare stati d’animo, sogni e ricordi sospesi tra meraviglia e inquietudine, turbamenti e incantamenti.

Essenziali ed evocative, le immagini di Baldoni, s’impongono allo sguardo per la loro forza magica e perturbante. Pervase da una sottile inquietudine, costruiscono una sorta di costellazione dove ogni opera rimanda all’altra, senza trasformarsi in una narrazione precisa e afferrabile. Nel frastuono della comunicazione la voce delle sue opere s’impone grazie a una tonalità sommessa e penetrante che le sottrae a ogni facile interpretazione e le trasforma in un dispositivo oscillante tra svelamenti e nascondimenti, apparizioni e occultamenti.

Le sue fotografie compongono dunque una sorta di cartografia in divenire di un mondo fatto di accostamenti e legami sottopelle, carichi di rimandi e di echi in tensione tra loro. Sono un viaggio tra le nascoste e dimenticate corrispondenze tra uomo e natura, tra un passato persistente e un presente sospeso»: Gigliola Foschi.

Zeit Gallery

Zeit Gallery nasce il primo gennaio 2018 da un’idea di Valeria Pardini e Jurji Filieri come naturale prosecuzione del progetto Debaser Gallery. La galleria, che si trova a Lucca, è uno spazio in cui convergono le ultime ricerche nel campo dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Mission è quella di portare alla luce, attraverso la selezione e la ricerca di linguaggi emergenti, una immagine organica dell’arte contemporanea.

Una ricerca che conduce galleristi, artisti e pubblico dentro uno spazio dialettico, aperto e dinamico da cui scaturiscono nuove forme di espressione ed evolve la stessa produzione dell’arte.

BOOMing Contemporary Art Show
Nuova fiera d’arte contemporanea “emergente” andata in scena a Bologna durante l’Art Week 2020 (23-26 gennaio) negli spazi rigenerati di DumBO. Quattro giorni di esposizioni, uno spazio urbano di rigenerazione, 31 gallerie, oltre 100 artisti, due filoni tematici – Ambiente e Femminismi – due premi, un importante anniversario, talk ed eventi collaterali, performance live e robot d’arte, ospiti speciali come Letizia Battaglia e Luca Carboni ed esibizioni off in centro città. Così l’arte “emergente” è esplosa in città. emergenze” è stato infatti il focus della prima edizione diretta da Simona Gavioli, critica d’arte e curatrice indipendente, già co-fondatrice ed ex direttrice di SetUp, e prodotta da Doc Creativity, parte della Rete Doc, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna.  «Intendiamo “emergente” non come dato anagrafico – spiega Gavioli – ma letteralmente come “essere in procinto di emergere”: come emergenza, quindi, necessità, urgenza, ma anche come momento di criticità foriero di cambiamenti».