3 Novembre 2026

Zarabazà

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Under One Hundred – “RESET”: il coraggio di fermarsi e ricominciare

Fuori dal 27 ottobre “RESET”, il nuovo EP degli Under One Hundred. Cinque tracce che mescolano rap old school, elettronica e cantautorato per raccontare le difficoltà della vita quotidiana, le relazioni che ci mettono alla prova e quel bisogno di ritrovare se stessi che, prima o poi, capita a tutti di sentire.

Ci sono momenti in cui vorremmo semplicemente premere un tasto e ricominciare da capo. Non perché tutto quello che abbiamo vissuto sia da cancellare, ma perché a volte la stanchezza prende il sopravvento e diventa difficile capire da dove ripartire. È una sensazione che ritrovo molto nel percorso di “RESET”, un EP che non cerca di nascondere le fragilità, ma le mette al centro del racconto.

Mi piace soprattutto il fatto che gli Under One Hundred non provino a trasformare ogni difficoltà in una lezione di vita. Le loro canzoni parlano di emozioni che spesso facciamo fatica ad ammettere, anche a noi stessi. E lo fanno senza cercare necessariamente una soluzione, lasciandoci il tempo di riconoscerci in quello che ascoltiamo.

RESET – UNDER ONE HUNDRED

Facce 2.0

Il viaggio comincia con “Facce 2.0”, un brano che affronta l’ipocrisia nei rapporti umani. È una partenza energica, quasi una valvola di sfogo, che mette in musica la frustrazione di chi si è stancato delle apparenze e delle persone che sembrano essere qualcosa di diverso da ciò che sono realmente.

Credo sia capitato a tutti di ritrovarsi a fare i conti con una delusione, magari proprio da parte di qualcuno di cui ci fidavamo. E quando succede, è difficile non diventare un po’ più diffidenti. Il pezzo degli Under One Hundred racconta bene questa sensazione, con un’attitudine che non cerca di addolcire la rabbia. Il richiamo a Batman nel bridge aggiunge un dettaglio curioso, ma è soprattutto il tema del brano a colpire: quanto è faticoso cercare autenticità in un mondo in cui sembra più importante apparire che essere?

Fuoco Fatuo

Con “Fuoco Fatuo” si passa a qualcosa di più intimo. Qui non ci sono più le maschere degli altri, ma quelle che indossiamo noi stessi quando cerchiamo di tenere tutto sotto controllo.

Il brano racconta il fascino di lasciarsi andare, di seguire un’attrazione anche quando sappiamo che potrebbe portarci in una direzione complicata. È una dimensione emotiva che trovo interessante proprio perché non offre risposte semplici: a volte sappiamo perfettamente che una situazione potrebbe farci soffrire, eppure continuiamo a sentirci attratti da essa.

Mi colpisce questa contraddizione, così umana e difficile da spiegare. Non sempre riusciamo a comportarci nel modo più razionale, soprattutto quando entrano in gioco i sentimenti. E forse non è nemmeno necessario avere sempre tutto sotto controllo.

Lasciami Stare

“Lasciami Stare” è probabilmente il brano in cui mi riconosco di più. Non tanto per una situazione specifica, quanto per quella sensazione di avere bisogno di fermarsi, allontanarsi dal rumore e non dover rispondere continuamente alle aspettative degli altri.

A volte sembra che prendersi una pausa debba essere giustificato, come se fermarsi significasse necessariamente perdere tempo o non avere abbastanza voglia di fare. In realtà, ci sono momenti in cui continuare a correre non serve a niente. Abbiamo bisogno di ritrovare il nostro ritmo, anche quando questo significa dire di no a qualcosa o a qualcuno.

Mi piace che il brano racconti questo bisogno senza farlo sembrare una fuga. Stare un po’ per conto proprio non significa necessariamente scappare dai problemi, ma può essere il modo per ritrovare le energie e capire meglio ciò che ci sta succedendo.

Aria

Con “Aria” il disco si fa più malinconico e affronta una fragilità ancora più profonda. Il bisogno di libertà diventa qualcosa di essenziale, legato alla possibilità di respirare e di non sentirsi costretti dentro una situazione che ci fa stare male.

È un tema che mi colpisce perché non sempre ci accorgiamo di quanto abbiamo bisogno di sentirci liberi. A volte ci abituiamo a situazioni che ci stanno strette, continuiamo ad andare avanti e finiamo per considerare normale una sensazione di disagio che, in realtà, non dovrebbe esserlo.

La frase che paragona la libertà all’aria restituisce bene questo concetto. Ci sono cose che diamo per scontate finché non iniziano a mancarci, e soltanto allora capiamo quanto siano importanti. “Aria” invita proprio a fermarsi e ascoltare quello che sentiamo, anche quando non è facile trovare le parole per raccontarlo.

Uomini Macchina

A chiudere l’EP è “Uomini Macchina”, l’inedito che porta il percorso verso una dimensione più combattiva. Il riferimento al discorso di Charlie Chaplin ne Il grande dittatore accompagna una riflessione su una società che sembra chiederci continuamente di produrre, correre e rispettare ritmi sempre più difficili da sostenere.

È un tema che sento particolarmente vicino, perché spesso abbiamo la sensazione di dover essere sempre presenti, sempre efficienti, sempre pronti a fare qualcosa. Come se fermarsi, sbagliare o semplicemente essere stanchi fossero debolezze da nascondere.

Gli Under One Hundred scelgono di rispondere a questa sensazione con un brano energico, che diventa un invito a non dimenticare la propria umanità. Non siamo macchine e non dobbiamo necessariamente comportarci come tali. È un messaggio semplice, ma che vale la pena ricordarsi ogni tanto, soprattutto quando ci sembra di non riuscire più a stare al passo con tutto.

“RESET” si chiude così, con una voglia di reagire che non cancella la fragilità raccontata nelle tracce precedenti, ma la trasforma in qualcosa da cui ripartire.

Quello degli Under One Hundred è un EP che parla di difficoltà senza farci sentire sbagliati per il fatto di provarle. Le cinque tracce affrontano emozioni diverse, ma condividono la stessa necessità di trovare uno spazio in cui essere se stessi, senza dover indossare maschere o dimostrare continuamente qualcosa.

Personalmente, trovo che il valore del progetto stia proprio in questo: ricordarci che non dobbiamo avere sempre tutto sotto controllo e che anche i momenti più complicati fanno parte del nostro percorso.

A volte non serve ricominciare da zero. Serve soltanto concedersi il tempo di respirare, ascoltarsi e capire quale direzione vogliamo prendere. E “RESET” ci ricorda che possiamo farlo senza dover affrontare tutto da soli.