27 Ottobre 2026

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Clara Serina, la libertà di guardare avanti senza chiedere permesso al tempo

L’età porta esperienza, cambia le priorità e qualche volta impone nuove abitudini. Ma non dovrebbe decidere al posto nostro quando smettere di desiderare qualcosa. Clara Serina continua a scrivere, comporre, viaggiare e immaginare nuovi progetti. La sua storia offre uno spunto per riflettere sul rapporto con il tempo e sulla possibilità di continuare a scegliere il proprio futuro.

A un certo punto della vita capita quasi a tutti di sentirsi dire che bisognerebbe rallentare. Prendersela comoda, accontentarsi di quello che si è costruito, lasciare spazio ai più giovani. Sono frasi pronunciate spesso con le migliori intenzioni, ma nascondono un’idea piuttosto discutibile: che il desiderio di realizzare qualcosa abbia una scadenza.

Come se esistesse un momento preciso oltre il quale non fosse più ragionevole cominciare un progetto, imparare qualcosa di nuovo o immaginare un futuro diverso.
Eppure basta osservare alcune persone per rendersi conto che le cose non funzionano necessariamente così.

Clara Serina, cantante, compositrice, scrittrice e professionista della psicanalisi, è una di queste.
Il pubblico la conosce soprattutto per una storia musicale cominciata molti anni fa. Ma oggi il particolare più interessante della sua vita non riguarda ciò che ha fatto in passato. Riguarda quello che continua a voler fare.

«Amo essere sempre travolta dai miei progetti, che mi danno un gran daffare», racconta.
È una frase che potrebbe sembrare semplice, quasi pronunciata distrattamente. In realtà contiene un modo preciso di affrontare l’esistenza: non considerare il tempo trascorso come una ragione sufficiente per smettere di costruire qualcosa.

Quando il tempo diventa una scusa

Viviamo in una società che parla continuamente di giovinezza, ma che spesso fatica a riconoscere il valore delle persone quando gli anni aumentano.

Si celebrano le carriere precoci, i successi raggiunti prima dei trent’anni, le nuove promesse. Molto meno frequentemente ci si sofferma su chi continua a creare, lavorare e reinventarsi dopo decenni di esperienza.

Eppure la maturità porta con sé qualcosa che nessuna scorciatoia può offrire: la conoscenza dei propri limiti, la capacità di distinguere ciò che conta davvero e, qualche volta, il coraggio di non dover più dimostrare niente a nessuno.

Clara Serina ha attraversato stagioni professionali differenti. Ha conosciuto la popolarità, ha lavorato nell’ambito della psicologia, ha scritto libri, composto musica e viaggiato in numerosi Paesi.
Avrebbe molti motivi per fermarsi a osservare ciò che ha realizzato.
Invece continua a lavorare a nuove composizioni, a un diario autobiografico e ad altri progetti artistici.
Non perché il passato non abbia valore, ma perché avere una storia importante alle spalle non significa necessariamente aver esaurito le possibilità davanti a sé.
È una distinzione che merita attenzione.

Spesso siamo noi stessi, prima ancora degli altri, a stabilire che per certe cose sia troppo tardi. Rinunciamo a un’esperienza perché pensiamo di non avere più l’età giusta. Rimandiamo un cambiamento perché ci sembra complicato. Lasciamo perdere un desiderio perché immaginiamo che ormai non ne valga la pena.
Ma chi decide davvero quando qualcosa non vale più la pena?

La curiosità è una forma di giovinezza

Un dettaglio della vita di Clara racconta molto del suo carattere e raramente trova spazio quando si parla di lei: ha visitato più di sessanta Paesi.
Sessanta Paesi significano lingue differenti, abitudini sconosciute, incontri, luoghi e modi di pensare che non sempre assomigliano ai nostri.
Viaggiare, naturalmente, non rende automaticamente più aperti o più saggi. Dipende da come si guarda ciò che si incontra.

Ma il desiderio di conoscere il mondo, soprattutto quando non si è più all’inizio della propria vita, può raccontare qualcosa di importante: la disponibilità a lasciarsi ancora sorprendere.

Clara dice di amare i viaggi e di voler continuare a conoscere Paesi nuovi.
Non sembra considerare ciò che ha già visto come un motivo per smettere di cercare.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della sua personalità.
La curiosità non appartiene esclusivamente ai giovani. Non è una caratteristica che scompare inevitabilmente con l’età. Può cambiare forma, diventare più selettiva, rivolgersi verso interessi differenti.

A volte basta continuare a farsi domande.
Una persona può avere venticinque anni e sentirsi già arrivata. Un’altra può averne molti di più e conservare il desiderio di scoprire qualcosa che ancora non conosce.
La differenza non sta soltanto nel numero degli anni, ma anche nel rapporto che ciascuno costruisce con le proprie possibilità.

Non tutti i sogni devono diventare realtà

Raccontare persone particolarmente attive comporta un rischio: trasformare la loro esperienza in una specie di obbligo morale.
Come se per vivere bene fosse necessario avere sempre mille impegni, non fermarsi mai e continuare a produrre risultati.
Non è così.

Esistono momenti della vita nei quali rallentare è necessario. Altri nei quali bisogna fermarsi davvero, per ragioni personali, familiari o di salute. E desideri che cambiano, progetti che perdono significato, strade che non vogliamo più percorrere.
Anche questo fa parte della libertà.
Clara, del resto, non racconta la propria determinazione come una sequenza ininterrotta di vittorie.

«A volte ad alcune cose devo rinunciare perché capisco che non fanno parte di ciò che deve essere», spiega.
È una considerazione meno appariscente rispetto ai racconti di successo, ma forse più utile.

Con il tempo si può imparare che non tutte le battaglie meritano di essere combattute. Che alcune rinunce non rappresentano una sconfitta. Che cambiare idea non significa necessariamente tradire se stessi.
Avere ancora progetti non vuol dire pretendere di realizzare tutto.
Significa conservare la possibilità di scegliere.

E qualche volta la scelta più importante consiste proprio nel lasciare andare qualcosa per fare spazio ad altro.

Il diritto di cambiare idea su se stessi

Uno degli ostacoli più difficili da superare, con il passare degli anni, è l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.
Ci abituiamo a identificarci con una professione, un ruolo familiare, un’esperienza o una decisione presa molto tempo prima.
A forza di ripetere chi siamo, rischiamo di dimenticare che potremmo essere anche altro.

La storia di Clara Serina offre uno spunto interessante proprio su questo terreno.
Quando arrivò in Italia dal Brasile, aveva immaginato per sé un percorso legato agli studi e alla professione medica e psicanalitica. La musica faceva già parte della sua vita, ma il successo artistico avrebbe aggiunto una dimensione che inizialmente non aveva previsto
Due mondi diversi hanno finito per convivere nella stessa persona.

Oggi Clara continua a scrivere e comporre, esplorando linguaggi musicali differenti. Non si è limitata a ripetere ciò che le aveva dato notorietà.
La sua esperienza suggerisce che non siamo obbligati a restare per sempre dentro la definizione che gli altri hanno scelto per noi.
E questo vale anche lontano dal mondo dello spettacolo.
Vale per chi decide di tornare a studiare dopo molti anni, per chi cambia lavoro, per chi scopre una passione quando pensava di non averne più, per chi ricomincia a frequentare persone nuove dopo un periodo difficile.
Non tutti questi cambiamenti diventano storie straordinarie.
Spesso sono piccoli gesti quotidiani, invisibili agli occhi degli altri.

Ma per chi li compie possono rappresentare una conquista enorme.

Il futuro non deve essere per forza qualcosa di grande

Quando si parla di progetti, viene spontaneo pensare a imprese importanti: un libro da pubblicare, un viaggio lontano, una nuova attività professionale.
Ma il futuro può avere anche dimensioni molto più semplici.
Può essere una persona da conoscere, una conversazione rimandata troppo a lungo, una lingua da imparare, un luogo vicino a casa che non abbiamo mai visitato.
Può essere il desiderio di ritrovare un’amicizia, di dedicare più tempo a ciò che ci fa stare bene o di recuperare un interesse abbandonato anni prima.
Non serve necessariamente cambiare vita.
A volte basta smettere di considerarla già decisa.

In questo senso, la vicenda di Clara non dovrebbe essere letta come un modello da imitare. Non tutti hanno la sua energia, le sue opportunità o le sue aspirazioni. E non esiste un modo universalmente giusto di affrontare la maturità.

Quello che la sua esperienza può offrire è piuttosto uno stimolo a non confondere l’età con la rinuncia.

Perché una cosa è scegliere consapevolmente una vita più tranquilla. Un’altra è convincersi di non poter più desiderare nulla soltanto perché gli anni sono passati.

Quello che conta è avere ancora qualcosa da aspettare

Forse uno dei cambiamenti più importanti che possiamo fare nel nostro rapporto con il tempo consiste proprio nel modificare le domande che ci poniamo.
Da giovani ci chiediamo spesso che cosa diventeremo.
Più avanti cominciamo a domandarci che cosa abbiamo realizzato.
Sono interrogativi naturali, ma rischiano di lasciare fuori una terza possibilità: che cosa mi piacerebbe ancora vivere?
Non necessariamente ottenere. Non necessariamente dimostrare.
Semplicemente vivere.

Clara Serina, parlando del proprio percorso, usa parole che non nascondono la fatica.
«Lavoro molto e sodo», dice.
E aggiunge un pensiero che rivolge anche agli altri: «Non rinunciare a ciò che ami fare, perché le difficoltà poi si superano».
Naturalmente non tutte le difficoltà si superano nello stesso modo e non sempre basta la volontà. Le condizioni economiche, la salute, gli impegni e le circostanze personali possono limitare concretamente le possibilità di ciascuno.

Ma dentro quelle parole rimane un invito che vale la pena raccogliere: non rinunciare in anticipo, prima ancora di aver capito che cosa sia davvero possibile.

È profondamente umano immaginare una persona che, dopo tanti anni di lavoro e di esperienze, continua ad avere un progetto sul tavolo, una pagina da scrivere, una canzone da completare o un Paese che vorrebbe ancora visitare.
Non perché debba dimostrare di essere giovane.
Ma perché sente di avere ancora un rapporto vivo con il mondo.
Forse il punto è proprio questo.
Non possiamo scegliere quanti anni passano. Non possiamo impedire al tempo di modificare il nostro corpo, le nostre abitudini o le circostanze della nostra vita.
Possiamo però, almeno in parte e finché le condizioni ce lo consentono, scegliere quale atteggiamento avere verso ciò che resta da scoprire.

La storia di Clara Serina non insegna che bisogna lavorare per sempre, inseguire ogni desiderio o riempire ogni giornata di impegni.
Suggerisce qualcosa di più semplice: non è necessario considerare conclusa la propria storia soltanto perché se ne sono già scritti molti capitoli.
E forse, quando arriva il momento di guardare avanti, la domanda più bella non è quanti anni abbiamo.

È se c’è ancora qualcosa che ci piacerebbe fare domani.