Dal 4 al 7 settembre la Valle Vigezzo ospita la 43ª edizione del Raduno Internazionale dello Spazzacamino. Il momento più spettacolare sarà la grande parata di domenica, ma dietro la festa sopravvive la memoria di un mestiere fatto di emigrazione, sacrifici e storie di bambini costretti a lavorare nei camini d’Europa.
Arrivano con gli abiti da lavoro, gli attrezzi del mestiere e il volto annerito dalla fuliggine. Sono gli spazzacamini che, ancora una volta, tornano nella valle che per secoli è stata una delle loro patrie.
Da venerdì 4 a lunedì 7 settembre Santa Maria Maggiore, in Valle Vigezzo, nell’Alto Piemonte, ospiterà la 43ª edizione del Raduno Internazionale dello Spazzacamino, appuntamento nato nel 1982 e diventato negli anni un incontro capace di richiamare migliaia di visitatori.
Saranno oltre 1.400 gli spazzacamini presenti all’edizione 2026, provenienti da numerosi Paesi. Accanto alle delegazioni ormai tradizionali di Germania, Svizzera, Danimarca, Svezia, Austria e Stati Uniti, quest’anno arriveranno per la prima volta anche rappresentanti del Montenegro e della Macedonia del Nord.
Una festa che racconta anche una storia difficile
Dietro le immagini pittoresche degli uomini ricoperti di fuliggine c’è però una vicenda molto meno romantica.
Per generazioni gli abitanti della Valle Vigezzo partirono verso Francia, Germania, Austria e Olanda per lavorare come spazzacamini. Una migrazione dettata spesso dalla necessità e dalla povertà.
Tra Ottocento e Novecento quella storia conobbe la sua pagina più dolorosa: lo sfruttamento dei bambini.
Erano i piccoli rüsca, bambini provenienti da famiglie poverissime che lasciavano casa per affrontare lunghi viaggi e gli inverni del Nord Europa, impiegati in un lavoro durissimo e pericoloso.
A Malesco un monumento ricorda ancora Faustino Cappini, tredicenne originario di Re. Dopo aver terminato la pulizia di un camino alzò le mani per mostrare di aver concluso il lavoro, sfiorò i fili dell’alta tensione e morì fulminato. Durante il Raduno una delegazione di spazzacamini torna ogni anno davanti a quel monumento per deporre dei fiori.
È anche per questo che il Raduno non vuole limitarsi all’immagine allegra e cinematografica dello spazzacamino di Mary Poppins: celebrare il mestiere significa conservarne anche la memoria più dura.
Domenica la grande invasione degli spazzacamini
Il momento più atteso arriverà domenica 6 settembre alle 10, quando le delegazioni attraverseranno le vie e le piazze di Santa Maria Maggiore accompagnate da gruppi in costume e bande musicali.
Ad aprire la parata, per la prima volta, saranno i Frustatori di Ferno, con il loro spettacolare gioco di fruste.
Il corteo attraverserà Piazza Risorgimento e il centro storico, per concludersi in Piazza Gennari. Subito dopo tornerà in scena uno dei momenti più suggestivi dell’intero appuntamento: la rievocazione dell’antica pulitura dei camini.
Ricompariranno così gli strumenti degli spazzacamini di un tempo: la raspa, il riccio, la squareta, il brischetin, lo scopino, le funi, i pesi e il sach nel quale veniva raccolta la fuliggine. E tornerà persino il Taròm, l’antico gergo degli spazzacamini della valle.
Quattro giorni tra memoria, musica e territorio
Il programma comincerà venerdì 4 settembre con le proiezioni dedicate ai raduni del passato e la Notte Nera, seguita dal concerto degli Yabadabadu e dallo spettacolo pirotecnico.
Sabato sarà invece il giorno della memoria, con l’omaggio al Monumento allo Spazzacamino di Malesco, seguito dalla sfilata a Druogno e dalla serata di festa a Santa Maria Maggiore.
Dopo la grande parata della domenica, lunedì 7 settembre gli spazzacamini si trasferiranno a Orta San Giulio, sul Lago d’Orta, dove alle 16 è prevista un’altra sfilata. Una giornata pensata anche per far conoscere agli ospiti italiani e stranieri le bellezze del territorio.
È probabilmente proprio questa la forza del Raduno: essere contemporaneamente festa popolare, attrattore turistico e custode di una memoria che rischierebbe altrimenti di scomparire.
Perché dietro quei volti neri di fuliggine, le bande e gli abiti tradizionali c’è la storia di intere generazioni partite dalle montagne in cerca di un futuro. E, tra quelle storie, anche quella dei piccoli rüsca che nei camini d’Europa hanno lasciato una parte della loro infanzia.


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