10 Settembre 2026

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Meeting di Rimini, la giornata di Leone XIV: «Il futuro è una promessa, non una minaccia»

La visita del Pontefice segna la giornata del 22 agosto della 47ª edizione. Dall’amicizia fra i popoli al lavoro, dall’economia circolare alla cultura: persone, responsabilità e sviluppo diventano il filo conduttore del Meeting.

Ci sono giornate che, all’interno di una manifestazione, finiscono inevitabilmente per assumere un significato particolare. Quella di sabato 22 agosto al Meeting di Rimini è stata una di queste.

La visita di Papa Leone XIV ha attraversato una Fiera gremita di famiglie, giovani, bambini e volontari e ha dato un significato ancora più netto a molti dei temi affrontati durante la giornata: la pace, il lavoro, la solidarietà, l’economia, la cultura, l’educazione e il rapporto con una tecnologia che deve rimanere al servizio dell’uomo.

Un filo che sembra proseguire quello emerso già nella giornata precedente: prima delle strutture, dei sistemi e persino delle grandi sfide globali viene la persona.

È stato lo stesso Pontefice a dirlo con parole difficili da equivocare:

«Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone».

L’arrivo del Papa e l’abbraccio del Meeting

L’accoglienza riservata a Leone XIV ha raccontato già attraverso le immagini qualcosa dello spirito della giornata: il Papa in mezzo alla gente, le mani alzate, i bambini, gli smartphone che cercavano di catturare un’immagine, i volontari e le famiglie.

Nel suo primo saluto spontaneo, Leone XIV ha parlato soprattutto ai ragazzi, partendo dall’amore come possibilità concreta di cambiamento: cambiare il mondo significa cominciare da sé stessi e non chiudere il proprio cuore.

Al Villaggio Ragazzi il richiamo è stato invece alla comunione, all’amicizia e alla capacità delle nuove generazioni di costruire la pace attraverso il rispetto reciproco.

Ad accogliere ufficialmente il Pontefice è stato il presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz, che ha ricordato come fin dalle origini la manifestazione abbia voluto essere un luogo di incontro e dialogo, capace di valorizzare «ogni esperienza di bene, ogni attrattiva del bello, ogni ricerca del vero».

Scholz ha richiamato anche la visita di Giovanni Paolo II del 1982 e il compito, allora affidato al Meeting, di contribuire alla costruzione della “civiltà dell’amore”.

La conclusione del suo saluto ha assunto quasi la forma di un affidamento:

«Santità, consapevoli che il Meeting è un grande dono a noi affidato, ci affidiamo a Lei».

Anche Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha indicato nel servizio alla Chiesa e alla società il compito del movimento: presenza cristiana nella scuola, nell’università e nei luoghi di lavoro, attenzione ai più bisognosi, cultura e costruzione della pace.

«Noi esistiamo solo per questo», ha detto Prosperi, chiedendo infine al Pontefice di aiutare il movimento a comprendere sempre meglio come servire la sua missione nella Chiesa e nel mondo.

Leone XIV: il Meeting sia un crocevia

Nel grande discorso ai partecipanti, Leone XIV è partito proprio dal nome della manifestazione: Meeting per l’amicizia fra i popoli.

In una fase storica attraversata da guerre, contrapposizioni e nuove divisioni, quel nome acquista nuovamente una forza particolare.

Per il Papa la pace nasce infatti dalle persone capaci di incontrarsi e di confrontarsi. Da qui uno dei passaggi centrali del suo intervento: prima vengono le persone, successivamente confini, definizioni e istituzioni.

È anche per questo, ha osservato Leone XIV, che il Meeting non è diventato un’enclave chiusa in sé stessa, ma un «crocevia per la Chiesa e per la società», capace di generare altri incontri e nuovi percorsi.

«È l’ora della responsabilità»

Ma quello del Papa non è stato soltanto un discorso sull’amicizia.

È diventato progressivamente un forte richiamo alla responsabilità.

La fede che diventa cultura, secondo Leone XIV, deve misurarsi con l’arte, la musica, la letteratura, la scienza e l’economia. E proprio il titolo della 47ª edizione, tratto dall’ultimo verso della Divina Commedia«L’amor che move il sole e l’altre stelle» — diventa la chiave attraverso la quale guardare anche alle grandi contraddizioni contemporanee.

Il Papa oppone alla cultura della potenza quella dell’incontro e della misericordia. Il male, ha ricordato, non si combatte con altro male.

Da qui un passaggio che porta il discorso direttamente dentro alcune delle grandi questioni politiche, economiche e sociali contemporanee: liberare la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia e «il lavoro dall’idolatria del profitto».

E ancora: tecnologia e finanza non possono trasformarsi in strumenti di morte, mentre occorre intervenire sui rapporti di potere ingiusti che alimentano povertà, diseguaglianze, guerre e disastri ambientali.

Anche l’innovazione viene chiamata in causa:

«Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo».

Servono, secondo Leone XIV, «pionieri coraggiosi», persone capaci di cominciare dalla propria esperienza e dalle proprie responsabilità per rendere credibile un cambiamento più grande.

Ai giovani: «Riaccendete sogni e visioni»

È rivolgendosi ai giovani, tanti dei quali impegnati come volontari del Meeting, che Leone XIV ha consegnato probabilmente una delle frasi destinate a rimanere maggiormente legate alla sua visita a Rimini:

«Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!»

Un’affermazione che arriva dopo un’altra esortazione: non lasciare spazio soltanto a chi alimenta stanchezza e disperazione, ma fare emergere anche chi è capace di «riaccendere sogni e visioni».

Ai ragazzi il Papa ha chiesto di mettersi in gioco, di ampliare le proprie relazioni oltre appartenenze troppo ristrette e di andare incontro a persone di culture, sensibilità e provenienze differenti, soprattutto ai più poveri.

La verità, ha ricordato, può essere incontrata soltanto nella libertà.

Welfare aziendale: cresce l’attenzione, ma rimane un divario

E mentre la visita del Pontefice dominava inevitabilmente la giornata, negli incontri del Meeting continuava il confronto sui problemi concreti della società e dell’economia.

Sul welfare aziendale, Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, ha sottolineato come negli ultimi anni i lavoratori coinvolti nei relativi programmi siano aumentati del 69%, con una diffusione che comincia a interessare anche piccole e medie imprese.

Il dato più interessante, tuttavia, arriva dal confronto con quanto evidenziato da Anna Zattoni, CEO di Marsh Jointly: se il 70% delle aziende investe nel benessere delle proprie persone, soltanto il 10% dei lavoratori dichiara di stare bene nella propria azienda.

Numeri che evidenziano un problema non tanto di intenzioni quanto di distanza fra ciò che l’impresa pensa di offrire e ciò che il lavoratore realmente percepisce.

Economia circolare e solidarietà: dal recupero dello spreco a una politica europea

Un altro importante fronte della giornata è stato quello dell’economia circolare e del valore sociale.

Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, ha invitato i Banchi alimentari e gli altri Banchi di solidarietà europei a portare direttamente a Bruxelles le proprie esperienze e proposte.

Maria Chiara Gadda, promotrice della legge 166 del 2016 contro lo spreco, ha indicato tre possibili evoluzioni: ampliare le possibilità di donazione dei farmaci, includere la logistica fra i settori ammessi alle detrazioni fiscali e riconoscere agli enti del Terzo settore un credito d’imposta per l’acquisto di mezzi e attrezzature indispensabili alla conservazione e al trasporto dei prodotti.

I dati presentati al Meeting descrivono contemporaneamente la dimensione del problema e quella della risposta: 5,7 milioni di persone a rischio alimentare in Italia, mentre il Terzo settore conta circa 360 mila realtà.

Particolarmente significativo il confronto sull’applicazione della legge antispreco: secondo i dati illustrati durante l’incontro, gli alimenti ricevuti dal Banco Alimentare dalla grande distribuzione sarebbero passati dalle 4.900 tonnellate del 2016 alle 24.000 tonnellate nel 2025.

Non più, dunque, soltanto recuperare ciò che rischierebbe di diventare rifiuto, ma trasformarlo in valore economico, ambientale e soprattutto sociale.

Quando la cultura produce sviluppo

Anche l’arte è entrata nel dibattito sullo sviluppo.

Nell’incontro “Quando l’arte crea sviluppo”, Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio, ha richiamato la capacità della cultura di generare economia e soprattutto occupazione per i giovani.

Il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella ha invece posto l’accento sul Piano Olivetti e sulla necessità di riportare la cultura anche nei territori meno raggiunti da eventi e infrastrutture culturali.

La frase che sintetizza il suo intervento è forse questa:

«Funzione sociale della cultura vuol dire portare la bellezza nei luoghi dove questa spesso viene negata».

La cultura, dunque, non soltanto come conservazione del patrimonio, ma come strumento capace di creare consapevolezza, attrattività, occupazione e sviluppo nei territori.

Una giornata e una stessa domanda

Papa, politica, impresa, Terzo settore, cultura. Argomenti apparentemente lontani che la giornata del 22 agosto ha finito per ricondurre alla stessa domanda: quale sviluppo vogliamo costruire e, soprattutto, per chi?

Il welfare aziendale perde significato se non migliora realmente la vita del lavoratore.

L’economia circolare acquista valore quando ciò che sarebbe spreco diventa una risorsa per chi ne ha bisogno.

La cultura produce sviluppo quando raggiunge anche i territori rimasti ai margini.

La tecnologia rappresenta progresso soltanto quando rimane al servizio dell’uomo.

E la pace non nasce esclusivamente dai trattati, ma dalla capacità delle persone di incontrarsi.

Per questo le parole pronunciate da Leone XIV sembrano raccogliere e restituire il senso dell’intera giornata:

«Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone».

Alla fine della visita Bernhard Scholz ha parlato di un messaggio destinato a «segnare la nostra strada», raccogliendo soprattutto l’invito rivolto alle nuove generazioni a diventare “pionieri coraggiosi”.

Forse è proprio questa l’immagine che rimane del 22 agosto al Meeting di Rimini: migliaia di persone intorno a un Papa che, parlando soprattutto ai giovani, non ha negato le inquietudini del presente ma ha chiesto di guardarle da una prospettiva completamente diversa.

Il futuro non come qualcosa da temere, ma come una promessa alla quale cominciare a lavorare oggi.

Elaborazione redazionale sulla base dei materiali stampa diffusi dal Meeting di Rimini 2026 e dei lanci realizzati in collaborazione con Askanews. Per gli interventi di Papa Leone XIV è stato utilizzato il testo ufficiale pubblicato dalla Santa Sede.