Immagine Creata con IA
Sospensione della responsabilità genitoriale, assegno di mantenimento, affido esclusivo: la rassegna stampa racconta un’Italia che fatica a proteggere i minori senza schiacciare i genitori.
C’è una parola che attraversa tutte le notizie di queste settimane. Non è separazione. Non è divorzio. È responsabilità.
La rassegna stampa sul diritto di famiglia aggiornata al 23 febbraio 2026 disegna un quadro intenso, a tratti duro, ma necessario. Tribunali, Cassazione, esperti, quotidiani nazionali e testate giuridiche stanno riportando al centro una domanda semplice e gigantesca: cosa significa oggi essere genitori quando una famiglia si rompe?
“La Posta del Sindaco” ha affrontato un caso che pesa come un macigno: genitori sospesi dalla responsabilità genitoriale ma comunque obbligati a contribuire alle spese dei figli collocati in comunità. Il Tribunale per i Minorenni può togliere il potere decisionale, ma non cancella il dovere economico. È un principio chiaro. La genitorialità non si dismette come un incarico.
Sul fronte più tecnico, NT+ Diritto del Sole 24 Ore ha parlato dei protocolli Cnf-Cassazione e della sentenza depositata nell’ambito di un procedimento per decadenza dalla responsabilità genitoriale. Niente nuove cause di inammissibilità, ma un richiamo forte alla correttezza procedurale. Dietro il linguaggio giuridico c’è sempre una storia concreta, spesso dolorosa.
Sempre NT+ Diritto ha proposto una selezione delle pronunce di merito 2025 e 2026 in materia di famiglia e successioni. È il segno che il diritto di famiglia non è fermo. Si evolve, si adatta, prova a rispondere a conflitti sempre più complessi.
Intanto QuiFinanza ha acceso un faro su un tema che tocca migliaia di padri e madri: l’assegno di mantenimento ai figli è dovuto anche se si lascia il lavoro. Non basta dire “non guadagno”. I giudici guardano alla capacità lavorativa, non solo al reddito attuale. L’obbligo verso i figli resta, anche quando la situazione personale si complica.
AvvocatoAndreani.it ha approfondito i criteri di determinazione dell’assegno di mantenimento, mentre La Nuova Calabria ha ospitato l’intervento dell’avvocato Conidi Ridola, ricordando che il genitore non è un bancomat ma resta titolare, insieme all’altro, della responsabilità genitoriale anche dopo la separazione. L’articolo 337-ter del codice civile torna protagonista. Non come norma fredda, ma come equilibrio fragile tra diritti e doveri.
E poi c’è il caso mediatico della cosiddetta “famiglia nel bosco”, raccontato da Tgcom24, Fanpage, ChietiToday e IlCapoluogo.it. Sospensione della responsabilità genitoriale, richieste di revoca, perizie, opinioni contrapposte. Qui il diritto incrocia la cultura, le scelte educative, la libertà personale. Il confine tra tutela del minore e rispetto delle differenze diventa sottile. E ogni decisione lascia un segno.
La Repubblica Torino ha denunciato un altro problema: un anno per la prima udienza di divorzio, nonostante la riforma Cartabia prevedesse tempi più rapidi. Nel diritto di famiglia il tempo non è neutro. Un anno per un bambino è un pezzo di infanzia che non torna.
Altalex ha ricordato che il giudice tutelare deve segnalare al Tribunale per i Minorenni eventuali difficoltà nelle frequentazioni tra genitori e figli. GiuriCivile.it ha evidenziato un principio decisivo: la sentenza di adottabilità è nulla se non vengono convocati gli affidatari. Segno che chi si prende cura concretamente di un minore non può essere ignorato.
Perfino testate come Leggo.it hanno raccontato la storia di un padre separato in difficoltà economica, stretto tra assegno di mantenimento e spese universitarie della figlia. Non è solo cronaca. È fotografia sociale.
Se mettiamo insieme tutti questi titoli, il messaggio è chiaro. Il diritto di famiglia oggi ruota attorno a tre pilastri. L’interesse del minore come bussola. La responsabilità genitoriale come dovere che sopravvive alla crisi di coppia. Il mantenimento come obbligo che non si spegne con una scelta personale.
Ma c’è un quarto pilastro, meno scritto e più vissuto: la fragilità umana. Separarsi non è solo un atto giuridico. È una frattura emotiva, economica, identitaria. E spesso si combatte una guerra silenziosa fatta di carte bollate, udienze rimandate, notti insonni.
Chi legge queste notizie può limitarsi alla cronaca. Oppure può decidere di andare oltre. Di capire cosa significa stare dall’altra parte del tavolo, quando la tua vita privata diventa oggetto di un fascicolo.
Noi scriviamo da opinionisti, sì. Ma anche da persone che hanno attraversato in prima persona una separazione. Non parliamo per sentito dire. Sappiamo cosa vuol dire sedersi davanti a un giudice con il cuore in gola. Sappiamo cosa vuol dire fare i conti con l’assegno, con le visite ai figli, con il peso di sentirsi giudicati.
Se queste storie ti bruciano dentro, se ti ci riconosci, non restare fermo. Dai fiducia al nostro Lasciato Indietro non è solo un titolo. È vita vera trasformata in parola. È caduta e risalita. È dolore che diventa forza. Non consola. Ti scuote. Ti dà strumenti. Ti ricorda che una frattura non è la fine. È l’inizio di una rinascita sempre possibile.
Perché nel diritto di famiglia non si parla solo di sentenze. Si parla di persone. E nessuno dovrebbe sentirsi lasciato indietro.

Altri articoli
Teatro de LiNUTILE: Pappagalli in Trappola
Gorilla Spirit Collection: il merchandising di The Beach Luxury Club
AL CECCHI POINT DI TORINO SI RIUNISCE PER LA PRIMA VOLTA IL PERCORSO NO KINGS