12 Giugno 2026

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BELCEA QUARTET

In programma il contrasto affascinante tra la modernità concisa di Anton Webern con i Cinque Movimenti per quartetto d’archi, op. 5 e la profondità emotiva, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, di Ludwig van Beethoven nei due quartetti per archi n. 16 e n. 7

Teatro Regio di Parma

mercoledì 18 febbraio 2026, ore 20.30

Il Belcea Quartet, tra le formazioni da camera più stimate e celebrate, debutta al Teatro Regio di Parma mercoledì 18 febbraio 2026, ore 20.30 nell’ambito della Stagione Concertistica, realizzata da Società dei Concerti di Parma, grazie al sostegno del Comune di Parma, del Ministero della Cultura, di Fondazione Cariparma e al contributo di Sinapsi Group e Chiesi Group.

Fondato a Londra nel 1994, il quartetto è composto da Corina Belcea-Fisher e Suyeon Kang al violino, Krzysztof Chorzelski alla viola e Antoine Lederlin al violoncello. La loro unione musicale si distingue per intensità interpretativa, precisione tecnica e un’intesa profonda che permette di scavare in ogni composizione. Il programma mette in risalto il contrasto affascinante tra la modernità concisa di Anton Webern e la profondità emotiva, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, di Ludwig van Beethoven. La serata si apre con i Cinque Movimenti per quartetto d’archi, op. 5 di Anton Webern. Questo ciclo di miniature è un esempio sublime del modernismo viennese, dove ogni nota è densa di significato, ogni silenzio è carico di tensione. La musica di Webern, con la sua concisione estrema e la sua ricerca timbrica, rappresenta una sfida interpretativa che il Belcea Quartet affronta mettendo in risalto la fragilità e al contempo la forza di queste architetture sonore. Seguono due capolavori assoluti di Ludwig van Beethoven, anticipando le celebrazioni per il bicentenario della morte del compositore previste per il 2027: il Quartetto per archi n. 16 in fa maggiore, op. 135, ultima grande composizione completa del genio di Bonn, e il Quartetto per archi n. 7 in fa maggiore, op. 59 n. 1 “Razumowsky”. Con l’op. 135, Beethoven ci lascia un testamento spirituale, un dialogo intimo tra i quattro strumenti che si conclude con la celebre domanda “Muss es sein?” (“Deve essere?”) e la risoluta risposta “Es muss sein!” (“Deve essere!”). L’op. 59 n. 1, parte dei quartetti “Rasumovsky”, è invece un’opera di vastità epica, che segna un’espansione monumentale del linguaggio quartettistico, ricca di inventiva melodica e complessità strutturale.

“L’esecuzione di questi brani da parte del Belcea Quartet, dichiara Giampaolo Bandini, direttore artistico Società dei Concerti di Parma, non è una semplice riproduzione, ma un’immersione totale nella visione beethoveniana, restituita con una forza comunicativa che lascia il pubblico ammirato e profondamente commosso. Ogni frase è cesellata, ogni dinamica calibrata, trasformando il concerto in un’esperienza di ascolto indimenticabile”.

“Per quanto sembrino appartenere a pianeti diversi, la musica di Webern non è che la continuazione di quella di Beethoven con altri mezzi, scrive Giuseppe Martini. Del resto alla fine del primo decennio del Novecento Schönberg faceva lezione su Beethoven, non sulle proprie opere, perché Beethoven era considerato l’esempio supremo della continua ricerca sulla forma musicale, la stessa che attanagliava Schönberg e il gruppo dei viennesi riuniti intorno a lui”.

PARTNER E SPONSOR

La Stagione del Teatro Regio di Parma è realizzata grazie al contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, Reggio Parma Festival. Major partner Fondazione Cariparma. Main partner Chiesi. Cultural partner Crédit Agricole. Media partner Mediaset Publitalia ’80. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Agugiaro e Figna, CePIM, Grasselli, La Giovane, Mutti, Opem, GloveICT, Amoretti, GHC, Poliambulatorio Dalla Rosa Prati, Drill Pac, Rainieri. Security partner Metronotte. Educational partner Parmalat. Wine partner Oinoe. Mobility partner Tep. Fair Play partner Zebre. Identity Partner Parma Calcio. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Con il contributo di Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Ascom Parma Confcommercio, Camera di Commercio dell’Emilia, Fondazione Monteparma. Legal counselling Villa&Partners. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Sostenitori tecnici De Simoni, Teamwork, Graphital. Partner artistici e istituzionali Casa della Musica, Coro del Teatro Regio di Parma, Conservatorio “Arrigo Boito”, Società dei Concerti di Parma, La Toscanini. Il Teatro Regio aderisce a Parma Città Climate Neutral 2030, ATIT, AGIS, Comitato per la Salvaguardia dell’Arte del Canto Lirico Italiano, Fedora, Opera Europa, Opera Vision, Emilia taste, nature & culture.

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Biglietti da 5 a 35 euro. Riduzioni per ragazzi fino a 17 anni accompagnati da un familiare adulto, under 35, over 65 e per gli abbonati alla Società dei Concerti di Parma.

Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A – 43121 Parma Tel. +39 0521 203999

biglietteria@teatroregioparma.it orari di apertura: martedì, giovedì e sabato 10:00 – 13:00; mercoledì e venerdì 10:00 – 13:00, 16:00 – 18:00 e un’ora e mezza prima dello spettacolo.

Teatro Regio di Parma

mercoledì 18 febbraio 2026, ore 20.30

Belcea Quartet

Violini Corina Belcea-Fisher, Suyeon Kang

Viola Krzysztof Chorzelski

Violoncello Antoine Lederlin

ANTON WEBERN (1883-1945)

Cinque pezzi per archi, op. 5

1. Heftig bewegt

2. Sehr langsam

3. Sehr bewegt

4. Sehr langsam

5. In zarter Bewegung

LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770-1827)

Quartetto n. 16, op. 135

Allegretto

Vivace

Lento assai, cantante e tranquillo

Grave ma non troppo- tratto – Allegro

Quartetto n. 7, op. 59 n. 1

(“Razumovsky” n. 1)

Allegro

Allegretto vivace e sempre

scherzando

Adagio molto e mesto

Allegro

 
APPROFONDIMENTI

“Per quanto sembrino appartenere a pianeti diversi, la musica di Webern non è che la continuazione di quella di Beethoven con altri mezzi, scrive Giuseppe Martini. Del resto alla fine del primo decennio del Novecento Schönberg faceva lezione su Beethoven, non sulle proprie opere, perché Beethoven era considerato l’esempio supremo della continua ricerca sulla forma musicale, la stessa che attanagliava Schönberg e il gruppo dei viennesi riuniti intorno a lui. Certo, dopo la crisi dell’espressione agli inizi del XX secolo era impossibile riproporre il passato senza rifletterci sopra. Creare brani organici significava porsi fuori dal tempo. Ma se Schönberg risolverà l’impasse trovando nell’invenzione del sistema seriale la chiave per mantenere in vita il passato con nuove forme, Webern sceglie di reinventare quel passato, di recuperarne l’essenza comprimendone il linguaggio al massimo, ripresentandolo in frammenti trasformati in qualcosa che può risultare certamente strano ma è indubbiamente denso di contenuti.

I cinque pezzi dell’op. 5 sono schegge di storia del quartetto d’archi, ma ormai trasformate in qualcos’altro, qualcosa che anziché imbastire un discorso lineare preferisce occupare uno spazio in un’impressionante corrispondenza con il linguaggio dell’interiorità. Si era nel 1909, il serialismo ancora lontano e Webern stava sviluppando all’estremo l’arte di dire il massimo con il minimo dei mezzi senza arrivare al silenzio ma solo sfiorandolo, come nel quarto pezzo. I Lieder di Stefan George musicati pochi mesi prima gli avevano spalancato un mondo di sensazioni che ora intendeva trasferire ai soli strumenti. Abituati alle musiche-fiume di Strauss e Mahler, per gli ascoltatori di allora fu uno choc: pezzi brevi, il terzo addirittura di pochi secondi, in tutto durano una decina di minuti, accordi che svaniscono tanto rapidamente quanto sono apparsi, timbri differenziati che richiedono una padronanza dell’archetto prodigiosa; niente argomentazioni sviluppate, niente temi, ma solo connessioni geometriche studiate al dettaglio che l’orecchio non è in grado di cogliere, anche se arrivano dritte all’inconscio. Eppure la forma non è nuova. Il primo pezzo è in forma sonata, come faceva Beethoven. peròssibile pero riconoscere temi cosìiluppi, cosi come nella sfuggente melodia del secondo pezzo conta la sensazione di timbri differenziati che si susseguono in fasce sonore, più che la melodia stessa. Il terzo pezzperòn il suo saltellare fra pizzicati e colpi di legno ha la funzione di uno Scherzo come nelle sinfonie beethoveniane, e nel quinto ecco l’angoscia weberniana: esprimere con un gesto minimo l’appropriazione impossibile di un passato perduto, un gesto che pero lascia all’ascoltatore un enorme spazio alla sua immaginazione.

Ora, questa non è che l’estrema conseguenza di un processo intuito da Beethoven già nelle sue ultime opere e sviluppato prima in un’enfatizzazione del mezzo quartettistico, poi nella sua progressiva compressione. Il Quartetto op. 59 n. 1, primo dei tre scritti nel 1806 e dedicati nel 1808 all’ambasciatore russo a Vienna e buon dilettante di violino Andrej Kirillovič Razumovsky, è un esempio lampante della dilatazione del recipiente musicale a dimensioni sinfoniche che Beethoven stava compiendo in quel giro d’anni: un primo movimento ampio, con zone tematiche articolate, opposizione di piani sonori che diventa opposizione di dimensioni temporali, sviluppo dilagante, contrappunto che diventa un modo di essere e tocca anche di sfuggita un breve fugato; poi uno Scherzo di umorismo lieve e ciarliero; e l’Allegro finale, costruito sul “tema russo” tratto da un’antologia del 1790 del compositore Ivan Prač, un vivace omaggio al dedicatario che espande ancora di più l’affresco. Ogni idea diventa argomento, in maniera sciolta, naturale, scorrevole. Ma il cuore di questo quartetto è l’Adagio molto e mesto, una creazione di lacerante profondità emotiva, cesellata a forza di levare, dolente, macerata, incontenibile, meditata in un impasto sonoro spento e riarso, a cui lo stesso Beethoven riconobbe un’importanza morale più che artistica.

Entriamo già da qui in un cerchio di fuoco che negli ultimi quartetti beethoveniani diventa l’esplorazione di territori ignoti dove bellezza e morale coincidono, fino a confondersi. Eppure, se nei quattro quartetti precedenti lo sforzo era ancora un potente dominio di sé, nell’ultimo gesto quartettistico di Beethoven, il Quartetto op. 135 scritto alla fine dell’estate di due secoli fa esatti, la musica è asciutta, spogliata senza enfasi. Dura poco più della metà del primo Razumovsky. La forma è classica, ma non è detto che sia un ritorno a casa, forse solo una rinuncia a credere al passato. E il quartetto del Muss es sein? Es muss sein! (Così dev’essere? Dev’essere così!) posto sotto alcune note a esergo dell’ultimo movimento, costruito tutto per germinazione di quelle note, e che a sua volta reca il titolo Der schwer gefasste Entschluss, la decisione difficile. Quale decisione? Frammenti si ricompongono nel primo movimento in una luce serena; nel secondo un’imprevista energia aumenta fino alla brutalità, come a rifiutare sentimento a ciò che non lo merita; nel terzo non c’è più nulla da chiedere, ormai la meditazione è oltre la metafisica. E nell’ultimo, la domanda trova un senso nel farsi in sé di quella musica estenuante e ineffabile, dove nulla è più superfluo: così dev’essere perché è necessario vivere, senza chiedersi perché.

Belcea Quartet

Con la violinista romena Corina Belcea, il secondo violino Suyeon Kang, di origine coreano-australiana, il violista polacco Krzysztof Chorzelski ed il violoncellista francese Antoine Lederlin, quattro diverse provenienze artistiche si incontrano e si uniscono per creare un’eccellenza unica. Il repertorio dell’ensemble spazia da Haydn, Mozart, Beethoven a Bartók, da Janáček a Szymanowski. Inoltre, il Quartetto Belcea propone frequentemente al pubblico nuove opere di compositori contemporanei come Julian Anderson (2024), Guillaume Connesson (2023), Joseph Phibbs (2018), Krzysztof Penderecki (2016), Thomas Larcher (2015) e Mark-Anthony Turnage (2014 e 2010). Questi lavori sono realizzati su commissione ed in collaborazione con il Belcea Quartet Trust, la fondazione creata dall’ensemble con lo scopo di continuare ad ampliare la letteratura per quartetto d’archi. Il Belcea è molto attivo nel supportare i giovani quartetti attraverso sessioni di coaching intensive, con l’intento di tramandare l’esperienza da loro stessi acquisita dai loro mentori dell’Amadeus & Alban Berg Quartet. In aggiunta alle registrazioni complete dei quartetti per archi di Bartók, Beethoven, Brahms (Diapason d’or 2016) e Britten, la ricca discografia del quartetto comprende opere di Berg, Dutilleux, Mozart, Schönberg, Schubert, Shostakovich, Janáček & Ligeti. Nella primavera del 2022, Alpha Classics ha pubblicato i due Sestetti per archi di Brahms in collaborazione con Tabea Zimmermann e Jean-Guihen Queyras. EuroArts ha pubblicato un DVD con il ciclo completo delle loro esecuzioni dei quartetti di Beethoven alla Konzerthaus Vienna nel 2014, seguite dalla registrazione dei tre quartetti per archi di Britten nel 2015.

La stagione 2024-25 vedrà il quartetto Belcea ospite delle più importanti sale da concerto come la Stockholm Konserthus, la Wigmore Hall di Londra, il Thèâtre des Champs-Elysées e il Flagey di Bruxelles. Un appuntamento speciale sarà la tournée in ottetto con il Quatuor Ébène in Nord e Sud America e in Asia, che li porterà alla Carnegie Hall a New York, Al Teatro Cultura Artística a São Paulo e alla Grand Hall del Lee Shau Kee Lecture Center a Hong Kong, per citarne alcune. Corina Belcea  suona un violino di Giovanni Battista Guadagnini (1755) prestato da MERITO String Instruments Trusts Vienna. Suyeon Kang suona un violino realizzato su misura da Julia Maria Pasch. Krzysztof Chorzelski suona una viola di Nicola Amati (ca. 1670). Antoine Lederlin suona un violoncello di Matteo Gofriller (1722) prestato da MERITO String Instruments Trusts Vienna.

CONCERTI 2026

Teatro Regio di Parma

martedì 27 gennaio 2026, ore 20.30

Giorno della Memoria

TRIO DI PARMA

Ivan Rabaglia violino; Enrico Bronzi violoncello; Alberto Miodini pianoforte

ALESSANDRO CARBONARE clarinetto

MARCO BALIANI voce recitante

 mercoledì 18 febbraio 2026, ore 20.30

BELCEA QUARTET

Corina Belcea-Fisher violino; Suyeon Kang violino;

Krzysztof Chorzelski viola; Antoine Lederlin violoncello

martedì 24 marzo 2026, ore 20.30

BENEDETTO LUPO pianoforte

martedì 7 aprile 2026, ore 20.30

GRIGORY SOKOLOV pianoforte

lunedì 27 aprile 2026, ore 20.30

Anteprima XXVI Paganini Guitar Festival

GIL SHAHAM violino solista e concertatore

L’APPASSIONATA, orchestra da camera

domenica 17 maggio 2026, ore 17.30

PAOLO FRESU tromba e flicorno

GIOVANNI SOLLIMA violoncello