12 Gennaio 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

Da i “Vavaluci co sucu” al “Mostro”

Leggendo il post di Stefano Cirillo pubblicato sulla pagina Facebook delle Democrazia Cristiana mi è tornato in mente “Vavaluci co sucu” e “ il caso Vavaluci – Anatomia di un delitto.
Stessa dinamica, stesso paradosso: quando qualcuno prova a fare le cose sul serio, diventa automaticamente sospetto.

Cambia il racconto, ma il meccanismo è identico.


La realtà viene capovolta, l’impegno diventa colpa, la presenza diventa intrigo.


E allora nasce il “Mostro”.

Per questo condivido integralmente questo scritto, che racconta con ironia e lucidità una verità che molti preferiscono non vedere.

IL “MOSTRO”
di Stefano Cirillo

Lo chiamano il “Mostro”.
I sudditi e le sudditanze.

Ogni mattina si alza all’alba, non per dominare il mondo, sarebbe troppo semplice, ma per fare l’unica cosa davvero sospetta: ascoltare chi gli chiede aiuto. Inizia così la sua giornata criminale, con file di persone armate di problemi, fogli stropicciati e speranze enormi.

Il Mostro non guida. E questo, certo, è gravissimo. La gara quotidiana per accompagnarlo in auto viene interpretata come un raffinato piano di depistaggio, un carosello di macchine e volontari che, secondo qualcuno, serve non a spostarsi… ma a confondere gli inseguitori.
Geniale, troppo geniale per essere innocente.

Il telefono del Mostro vive una vita propria: cinquecento chiamate, mille messaggi al giorno. Così tanti che spesso non può rispondere lui, risponde chi gli sta accanto. A volte risponde con telefoni non suoi.
Ed ecco la prova: usa WhatsApp.
“Eccolo!”, gridano gli investigatori della fantasia. Il quadro è completo.

Quando il Mostro chiede che un lavoratore da 600 euro possa arrivare a 700 per sopravvivere, nasce subito il sospetto: favorisce qualcuno.
In fondo, aiutare i deboli è sempre stato un comportamento pericoloso.

Riceve richieste su figli malati, genitori in difficoltà, famiglie disperate. Ha fatto arrivare decine di bambini dal Burundi per farli operare, ma forse è solo per preparare la fuga.
È capace di telefonare, cercare contatti, tentare soluzioni. Un lobbista delle risposte.

Poi c’è la sua casa.
Il covo.
La tana del male.
Dove, incredibilmente, le porte sono aperte e c’è sempre qualcuno che parla, ascolta, discute.
Una trasparenza così ostentata da sembrare un trucco.

Dire che andare a casa del Mostro significhi essere sudditi è un colpo di genio.
Sotto casa sua ci sono telecamere ovunque, vive un magistrato, tutto è controllato.
Ma qualcuno deve aver usato occhiali scuri o un ombrello sotto la pioggia: un sistema sofisticatissimo.

Il vero problema del Mostro è uno solo: dice sempre sì.
A tutti.
Il superpotere più pericoloso che esista.

Da decenni vive tra la gente, nelle strade, nelle piazze, nei paesi dimenticati.
La sua passione politica è così forte da produrre un effetto collaterale devastante: nessuno riesce a stargli dietro.
E allora molti, semplicemente, lo odiano.

È troppo.
Troppo presente.
Troppo disponibile.
Troppo unico.

E quando qualcuno è così, così mostruosamente diverso, l’unica conclusione possibile è che vada fermato.
Anzi, arrestato.

Ma dietro il “Mostro” ci sono migliaia di persone perbene che credono ancora che si possa essere Liberi & Forti.
E quelle, no, non le fermerete.

Stefano Cirillo

Abbiamo, ho, scelto volutamente di accompagnare questo racconto con immagini generate dall’intelligenza artificiale, proprio per evitare qualsiasi riferimento reale, personale o riconducibile a persone, luoghi o situazioni concrete.

Le immagini non rappresentano nessuno, non alludono a nessuno e non vogliono suggerire altro se non un clima narrativo, simbolico, evocativo.

Perché questa storia – come Vavaluci – non parla di individui, ma di meccanismi.


Di dinamiche ricorrenti.


Di come, a volte, il bene venga guardato con sospetto e l’impegno scambiato per colpa.

Tutto il resto è solo racconto. E libertà di pensiero.