25 Giugno 2024

Zarabazà

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Mostra “Eleganza in uniforme: un racconto di moda e storia militare”

Al Museo della Cavalleria di Pinerolo dal 16 giugno

S’apre al pubblico domenica 16 giugno “Eleganza in uniforme: un racconto di moda e storia militare”, la mostra organizzata dal Consorzio Turistico Pinerolese e Valli al Museo Storico dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo, in via Giolitti 5. Un’esposizione che rimarrà aperta, con ingresso gratuito, per accogliere i turisti tutta l’estate e l’autunno, offrendo l’opportunità di esplorare la connessione tra moda femminile e uniformi militari dal 1849 al 1943, attraverso la storia della Scuola di Cavalleria.

Una quarantina i capi presenti, ai quali si sommano cappelli, copricapi e corsetti. La mostra, curata da Laura Tessaris, storica del costume, esplora non solo le trasformazioni stilistiche ma anche le storie umane che si celano dietro le vesti per un viaggio nella storia del costume, dalle frivolezze degli abiti da ballo della seconda metà dell’Ottocento al rigore dei completi femminili ispirati alle uniformi negli Anni Quaranta.

La chicca? Un abito della Contessa Sofia Cacherano di Bricherasio (1867-1950), pittrice e filantropa. Se la famiglia Cacherano di Bricherasio era solita vestire in maniera elegante, quello esposto è un abito da cavallerizza, invernale, pensato per andare in carrozza o a cavallo. Del 1890, è in lana, con un corpetto beige con finiture di lana tartan marrone e una gonna tutta tartan marrone drappeggiata da un lato, asimmetrica: un capo, dunque, funzionale per gli spostamenti e non particolarmente elegante.

Altra chicca la toga di Lidia Poet, prima avvocatessa d’Italia, protagonista di una serie tv su Netflix, originaria del piccolo e vicino comune di Perrero. E’ esposta accanto a due abiti valdesi (uno proprio di Lidia e uno, originale, dello stesso periodo).

Alcuni dei capi arrivano dall’Archivio Aldo Passoni Torino, altri appartengono alla collezione unica di Alessandro Ubezio, in arte «Anti Costume», altri ancora sono stati realizzati dalla curatrice Tessaris. I pezzi sono ricostruzioni di abiti d’ epoca realizzati con grande maestria e tecniche storicamente accurate.

La visita al museo diventa, così, una passeggiata dove i manichini giocano con l’arredo: il museo prende vita e l’eredità della cavalleria vive attraverso gli occhi della moda femminile. Ecco un corsetto, realizzato da Laura Tessaris grazie a un modello conservato in un archivio di Londra: fedelissimo, è un modello del 1888, con fianchi alti, per andare a cavallo.

E se non mancano due abiti da sposa, uno dell’austera epoca vittoriana, di colore nero, originale, e l’atro, sua fedele riproduzione, ma firmato da Alessandro Ubezio in bianco, lo sguardo si perde, poi, sugli abiti da sera: Tessaris firma la riproduzione di un abito da sera ispirato al 1850 (che, indossato da una modella, è l’immagine guida della mostra); c’è la riproduzione di un capo del 1860, verde smeraldo, dalla vita piccola e con la spalla scoperta e la gonna larga; uno originale nero e uno riprodotto (bordeaux e nero) d’inizio 1900 (1907-1908), lavorati con perline, con colli alti e maniche che non arrivano oltre il gomito.

E, ancora, ecco la riproduzione di un abito da giorno del 1855 in tessuto lavorato rosso ciliegia, con manica particolare, spalla scivolata e colletto in pizzo, e un completo da giorno del 1887. E, poi, abiti Anni Trenta e Quaranta, e giacche. L’abito più fotografato? Un capo blu elettrico, in chiffon e seta leggerissima drappeggiata: una piuma gira intorno vestito di perline.

Infine, i cappellini, con una collezione che spazia dagli Anni Venti a creazioni con velluto, pelliccia e piume. Un tocco di eleganza, accanto ad elmi e copricapi già presenti nella mostra permanete del Museo.

La mostra “Eleganza in uniforme: un racconto di moda e storia militare” rappresenta anche un significativo passo avanti nella promozione delle pari opportunità, offrendo una panoramica della storia militare ed equestre che include attivamente la voce e la presenza delle donne. In un contesto tradizionalmente dominato dalla figura maschile, la mostra ridefinisce e amplia il concetto di partecipazione e contributo femminile in questi ambiti: la figura femminile è accanto alle uniformi maschili, per riconoscere il ruolo attivo e significativo delle donne nella storia della cavalleria. Inoltre, la mostra dedica uno spazio significativo alle amazzoni della Scuola di cavalleria, donne coraggiose e abili cavallerizze che hanno sfidato le convenzioni sociali del tempo per seguire la loro passione per l’equitazione e la cavalleria.

UTILITA’

Ingresso gratuito, senza prenotazione.

Orario: martedì, mercoledì e giovedì 9-12 e 13,30-16,30.
Domenica 10-12 e 14-18.

Accesso possibile per le persone disabili. Informazioni: 0121-376344.

In autunno, verranno organizzati workshop: aggiornamenti su www.turismopinerolese.it.

IL MUSEO CHE OSPITA LA MOSTRA

A Pinerolo, in provincia di Torino, ha sede un unicum, il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria, ospitato nell’antica Caserma Principe Amedeo (poi intitolata al generale Dardano Fenulli). Uno dei musei più importanti d’Europa dedicati alla Cavalleria: qui si ripercorrono pagine della storia d’Italia e dell’esercito, ma si incontrano anche cimeli, personaggi unici, autori di grandi imprese, come il Generale Federigo Caprilli che nel giugno 1902, al Concorso ippico internazionale di Torino che si svolse nell’ippodromo allestito in piazza d’Armi, in sella al possente baio Mélopo, conquistò il primato mondiale di salto in alto con lo stacco di 2,08 metri. E poi blindo-corazzati, carri, carriaggi, carrozze delle Belle Epoque, selle e gualdrappe, le uniformi e i copricapo, e, ancora, argenti, quadri, stampe, fotografie, decorazioni e trofei. Per far impazzire grandi e piccini, infine, una fila di 65mila soldatini in piombo e altri materiali, i giganteschi plastici della Battaglia di Waterloo.

 Questa realtà al visitatore un’unicità che nessun altro museo italiano può vantare, ossia la possibilità di visitare due musei in uno. Il primo, è formato dai 5.500 metri quadri di spazio espositivo, con 24 sale e 240 vetrine. Il secondo è l’edificio stesso, che fu la sede della Scuola di Cavalleria dal 1849 al 1943 e che, attraverso le foto, i racconti e i personaggi, il visitatore si immergerà nella storia a cavallo tra la fine del IX° secolo e inizio del XX° secolo.

La storia della cavalleria nasce in Piemonte

Il Re di Sardegna Carlo Felice con Regio Viglietto del 15 novembre 1823 disponeva la costituzione della Regia Scuola Militare di Equitazione alla Venaria Reale (Torino) per istruire nell’equitazione i giovani allievi dei Corpi di Cavalleria, gli Ufficiali di ogni Arma nonché i componenti della Corte. Nel 1849, dopo la Battaglia di Novara, l’abdicazione di Carlo Alberto e la salita al trono di Vittorio Emanuele II, nell’ambito della riorganizzazione dell’Esercito, l’allora Ministro della Guerra Alfonso La Marmora, decise di trasferire la Scuola di Equitazione nella città di Pinerolo, con il nuovo nome di Scuola di Cavalleria. Ciò, secondo una memoria del Generale Montù, “per la mitezza del clima, l’abbondanza delle acque e dei foraggi, la salubrità delle terre ed al fine di aumentare la distanza da Torino che, specialmente per la gioventù, costituiva un centro di attrazione pericoloso“.
La Scuola venne ricostituita a Pinerolo come Scuola Militare di Cavalleria allo scopo di istruire il personale dell’Arma di Cavalleria e dare un indirizzo univoco alla preparazione equestre dei quadri. E a Pinerolo la Scuola rimase fino al 1943, anno del suo scioglimento. Su istanza del Consiglio della Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, il Museo fu istituito nella sede di Pinerolo dal Ministro della Difesa alla fine del 1961. Ricevuta dal Presidente della Repubblica personalità giuridica, fu inaugurato ed aperto al pubblico nell’ottobre del 1968.

Il Museo della Cavalleria di Pinerolo ha deciso, nel 2023, di celebrare la ricorrenza dei 200 anni con un nuovo allestimento e una nuova prospettiva di racconto dedicati alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo e quello che Pinerolo è stata per la Cavalleria a livello mondiale.