3 Luglio 2022

Zarabazà

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Rifiuti, a Palermo un mob di HRYO per la pulizia del mercato del Capo

L’obiettivo era quello di creare, informare e far crescere un gruppo di persone motivate ad un cambiamento di prospettiva riguardo ai rifiuti. “Un modello ambizioso in una città come Palermo, la quinta d’Italia, in cui sono evidenti i fenomeni di diseguaglianza, con elite scollate da una fascia di popolazione che vive nei quartieri del centro storico e delle periferie più abbandonate, neglette e non rappresentate, e disagi sociali evidenti. Palermo soffoca tra i rifiuti, e il problema, oltre che ambientale, è evidentemente sociale”, spiega Marco Farina, direttore dell’organizzazione umanitaria non governativa HRYO, che,  tramite l’Agenzia Nazionale per i  Giovani e il Corpo Europeo di Solidarietà, da aprile, contro l’indifferenza della comunità,  ha scelto di agire concretamente lanciando il progetto “Palermo Pura”.

Oggi, a distanza di due mesi, gli obiettivi specifici sono sempre più condivisi e il 29 giugno, in modo del tutto volontario,  come le altre tre volte, un nutrito gruppo di persone  è già pronto a ripulire e a riqualificare altri spazi pubblici della città. Tra di loro, pure i ragazzi della casa famiglia  “La Casa di Nemo”, che, coinvolti nel processo decisionale dall’organizzazione umanitaria, hanno scelto il quartiere Capo. L’appuntamento è alle 18 al Mercato del Capo, ingresso da Porta Carini. Guanti, sacchetti e buona volontà, quest’ultima indispensabile con la canicola di questi giorni.

 “Tra gli obiettivi del progetto c’è quello di educare le nuove generazioni al rispetto del bene comune e all’attivismo ambientale, lo scopo è infatti quello di sensibilizzare tutti, ma soprattutto i giovani e giovanissimi, al rispetto e alla cura dell’ambiente, rendendosi attori consapevoli di possibili soluzioni che permettano un cambiamento di prospettiva riguardo ai rifiuti, che verranno raccolti al fine di dare loro, ove possibile, nuova vita. In tal senso, il progetto prevede il coinvolgimento di attività della comunità locale, esperte nel riuso degli oggetti second hand e dei materiali da discarica, e di realtà associative di attivismo ambientale. Ma la vera risorsa è coinvolgere i ragazzi anche nelle decisioni – conclude Farina -. Il lavoro manuale della raccolta dei rifiuti influenza non solo la percezione sociale degli spazi pubblici ma riunisce giovani e adulti con l’obiettivo di costruire una società più inclusiva, ricusando il pericoloso processo di standardizzazione sociale in base alla tipologia di lavoro.”