1 Luglio 2022

Zarabazà

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“L’ATTIMO PRIMA” DI SALVO DRAGO

IN SALA FUTURA DAL 2 AL 4 MAGGIO 2022

Ultimo appuntamento serale per l’originale e quanto mai catalizzante spettacolo scritto e recitato da Salvo Drago, alla Sala Futura, “alter ego” del Teatro Stabile; assistente alla regia Giuseppe Aceto; produzione del Teatro Stabile di Catania.

Foto di scena, Antonio Parrinello.

Salvo Drago è un giovane e brillante attore, nato e vissuto a Belpasso, in provincia di Catania, sino alle scuole superiori. Vive a Milano da qualche anno e lì ha studiato recitazione al Piccolo Teatro; nel 2017 esordisce con uno spettacolo tratto da un’opera di Elio Vittorini, “Uomini e no”, con la regia di Carmelo Rifici; nel 2019 va in tourneé con la CompagniaOrsini con “Il costruttore Solness” di Ibsen, con Umberto Orsini e la regia di Alessandro Serra, nel ruolo di Ragnar.

Incline a considerare di ogni fatto accaduto, tutto il meglio che possa trarne ad insegnamento, ha nei confronti della vita un atteggiamento curioso, analitico e perciò non dimentica ma stigmatizza frangenti e circostanze passandoli in rassegna e indagandone le occorrenze.

“Un attimo prima” è un paradigma articolato come in una sequenza visionaria che si sviluppa come dentro ad un labirinto, nel quale l’autore si muove agevolmente ma senza poterne uscire, in quanto conoscere cosa accade un attimo prima che le cose avvengano è impossibile e forse non necessario; eppure imprescindibile l’averne curiosità. Il lavoro che questo giovane attore compie sul palcoscenico nudo è esaltante: nuovo e consolatorio per i ricercatori di testi interessanti, che avendo il bene di assistervi, si trovano davanti ad una sorpresa, ascoltano un contenuto scritto assai bene, possono valutare un impegno energico, ricco di giochi ed esercizi, di corse su e giù nel tempo, memorie della mente e del cuore che si arrampicano sulla ribalta come le scale di un disegno di Escher che sembrerebbero apparentemente non condure da alcuna parte, che invece sono graficamente razionali ed articolate.

L’uso di un neon intermittente, esercizi facciali e posturali, lavoro sulla voce che impenna e si modula in mille frequenze, raccontano una iperbole onirica scatenata dall’età infantile in cui ci si chiedeva, guardando un orizzonte, se al di là ci fosse un altro bambino che stesse facendo lo stesso pensiero. La festa del paese, la nostalgia delle strade di notte, strette come cinture; la gente che vive e si rappresenta all’interno di un contesto piccolo e raccolto, area di comfort per personaggi di ogni genere, protetti e considerati come elementi fondanti la storia di quel luogo. Nostalgia, tanta, domande che si lanciano per aria, come quel gelato che non si riesce a leccare e poi a riprendere quando salta via dal cono… “ma tu lo sai cosa accade un attimo prima?” prima di amare, di piangere, che una storia finisca, che un evento si compia, come la Risurrezione di Gesù raccontata secondo le consuetudini popolari del paese…”a’ tila cà casca, u Signoruzzu risorto“. La speranza che qualsiasi cosa accada l’attimo prima, l’evento a conseguenza non sia mai foriero di tristi auspici.

Riflette, Salvo Drago, su tutto quello che lo ha portato a calcare quelle “maledette tavole”: teme di essere troppo attore, troppo autoreferenziale, si chiede cosa è l’amore, lo domanda a sua nonna… Ed impara che nella coerenza e dignità di una decisione ci sia, si tanta determinazione, ma anche parte di solitudine.

Scrive lo stesso Drago: «La vita è attraversata da un grande mistero. Un mistero che abbraccia tutti gli uomini. Un mistero che a volte provoca un’esplosione di emozioni che non riusciamo a spiegare. Esiste un momento di passaggio, di viaggio, quel momento in cui stai per andare da una parte o dall’altra, quello per me è l’istante in cui inizia l’incognita. Il progetto nasce tra le mura della Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Tutte le esperienze e le discussioni maturate negli anni accademici mi hanno spinto a delle riflessioni: l’io a teatro può diventare un fatto interessante? Come faccio ad esprimere concetti che riguardano tutti, partendo da fatti personali, riflessioni sulla vita e sul mondo, senza scadere nell’autoreferenziale? L’autoreferenzialità è da abolire a prescindere o è una condizione imprescindibile del nostro tempo? Questo ha fatto scattare la scintilla che mi ha portato a trasformare tutte queste domande in un progetto di spettacolo a tutti gli effetti».

Chiudo con una curiosità: alla fine dello spettacolo, tutti gli spettatori della serata di ieri siamo letteralmente rimasti inchiodati alle poltrone, affascinati e probabilmente avvinghiati a quel sogno da cui “a’cascata da tila” ci ha risvegliati fragorosamente, ma stordendoci ancora. Sagace la complicità fra l’attore e l’assistente alla regia: altra intuizione intelligente.