3 Marzo 2024

Zarabazà

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Intervista al rapper Crisso

Crisso è un giovane rapper che ama sperimentare e creare suoni sempre differenti. Nel suo ultimo album “Porto Pazienza” ha criticato la società in un sound tutto particolare.

Intervista a Crisso

Ciao Crisso, parlaci del tuo ultimo disco. Dicci qualcosa che non hai ancora rivelato in nessuna intervista.

Ciao, grazie mille per l’invito.

Diciamo che al momento mi risulta un po’ difficile dire qualcosa che ancora non ho detto in nessuna intervista, sono sempre abbastanza diretto, specialmente nelle canzoni. Credo che alcune cose però vadano dette in circostanze diverse, con maggiore contatto visivo e magari rispondendo a domande più specifiche. Forse una cosa che non ho ancora detto è che sono follemente appassionato di zombie.

Qual è il tuo brano preferito di Porto Pazienza?

Il brano che preferisco dell’album è Nostalgia, è di certo il più intimo e personale, anche se comunque lo sono quasi tutti. Ci sono legato particolarmente perché è una sorta di presa di coscienza di tutto quello che è stato, dei deliri, della commiserazione, delle amicizie, della musica; una riflessione autobiografica, una descrizione a cuore aperto.

E la tua canzone preferita in generale tra tutte quelle scritte al mondo?

Le mie preferite sono quelle che solitamente non ascolto perché non voglio assuefarmene. Una di queste è sicuramente When im gone di Eminem.

Parli molto del rapporto società-artista, pensi che in Italia si ottenga qualcosa solo grazie alle conoscenze o ci sono altre strade?

La prima senza dubbio. Ci sarebbe anche quella della fortuna, ma quella non è per tutti. Le altre strade invece sono tutte dissestate, e più mi do da fare più me ne rendo conto. Immodestamente non sarei qui se vi fossero strade, chiamiamole, più meritocratiche. A tutti quelli che tentano di mostrarmele ripeto che non ci credo, mi dispiace.

Qual è stato l’evento musicale più significativo per la tua carriera?

Agli inizi era un po’ più semplice farsi notare, specialmente perché non vi era tutta questa grande emancipazione dell’urban e dell’hip hop, e credo sia stato quello il momento più prolifico della mia carriera. Poi ho cambiato nome, ho cambiato vesti ed è cambiato anche il mondo intorno a me. Mi sono ritrovato in delle sabbie mobili da cui ne sto uscendo pian piano.

Cosa ne pensi dei talent show?

Perché, esistono ancora?

Prossimi progetti?

Spero di trovare il mio posto nel mondo.