20 Gennaio 2022

Zarabazà

Solo buone notizie

A tu per tu con Valeria Caliandro

Quando hai iniziato a fare musica?
Ho sempre fatto musica. Quando avevo circa quattro anni mi sedevo a capotavola, chiudevo gli occhi e fingevo di suonare il piano. Cantavo a squarciagola e il risultato faceva di me una piccola Beethoven aspirante Whitney Houston molto stonata e completamente ignara di cosa volesse dire suonare. Poi ho iniziato a studiare musica classica, verso i sei anni, e ho continuato a farlo, e continuo tutt’ora, col pianoforte, con la chitarra. Più tardi ho iniziato a scrivere e a fondere le due passioni. Il mio progetto musicale ha migliorato la forma, continua a fare ricerca e mettere a fuoco sempre più nitidamente quello che voglio dire, ma conserva il cuore di quella bambina lì, inconsapevole e convintissima allo stesso tempo.

Come descriveresti “Firmamento” in 3 parole?
Crepuscolare, carnale, eterea

Parteciperesti ad un talent show?
Ricevetti una proposta qualche anno fa alla quale dissi di no. Oggi penso che più è salda la propria integrità, più è interessante stare in luoghi stranieri.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?
La mia musica è profondamente toccata dall’impressionismo musicale a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del 900: Debussy, Satie, Ravel ma anche il precedente Chopin. I miei ascolti contemporaneai sono prevalentemente internazionali: Agnes Obel, Thom Yorke, My brightest diamond, Yann Tiersen, Shannon Wright e una miriade di altri cantautori e cantautrici che non riuscirei a isolare dagli altri e che cambiano nel tempo.