15 Giugno 2024

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DOLORE CRONICO? PUOI COMBATTERLO CON IL B-CARIOFILLENE

Macro photo of trichomes on a cannabis plant.

L’azione anti-dolorifica della cannabis medica è nota da millenni. È poco conosciuta, invece, l’azione anti-dolorifica di alcune sue parti.

Approfondiremo uno dei terpeni presenti nella pianta di cannabis, il b-cariofillene, che essendo per sua natura “volatile”, si disperde, durante le estrazioni classiche del fitocomplesso cannabinoide, assieme a molti altri terpeni.

“Terpene” è un termine chimico, deriva da “isoprene” la molecola base da cui provengono composti più complessi detti, appunto, terpeni.

Il b-cariofillene è costituito da tre unità di isoprene e appartiene alla famiglia dei sesquiterpeni.

È contenuto in natura in tantissimi olii essenziali prodotti da innumerevoli piante (pepe nero, chiodi di garofano, cannella, origano, salvia, camedrio, etc.) con funzioni di difesa proprie dei vegetali verso i microorganismi.

Dal punto di vista farmacologico il b-cariofillene è stato ed è parecchio studiato e, trovandosi in molti alimenti, è una sostanza approvata sia dalla Food and Drug Administration (FDA-USA), che dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

Cosa rende questo terpene particolarmente interessante in campo terapeutico è la sua natura di agonista selettivo del recettore dei cannabinoidi di tipo 2 (CB2) e attraverso la semplice somministrazione orale induce una riduzione della risposta infiammatoria.

Il sistema endocannabinoide è una complessa struttura fisiologica del nostro organismo che interviene nel metabolismo energetico, nella neurotrasmissione centrale e periferica e nel network immunitario. È anche coinvolto in diversi eventi patologici.

Il sistema endocannabinoide è gremito da una vasta popolazione recettoriale, ma caratterizzato da due tipi di recettori in particolare il CB1e il CB2, molto differenti per morfologia, per affinità a ligandi, per attività intrinseca e diffusione nei vari tessuti. I recettori di tipo CB1 sono presenti a livello del sistema nervoso centrale e sono responsabili degli effetti psicotropi dei cannabinoidi, i recettori di tipo CB2 sono localizzati principalmente nel sistema nervoso periferico, in organi e apparati periferici e nelle cellule del sistema immunitario.

Il b-cariofillene è un agonista specifico dei soli recettori CB2 e non ha affinità per i CB1, quindi non provoca alcun effetto psicoattivo.

L’azione agonista sul recettore CB2 è una valida alternativa terapeutica nel trattamento del dolore quando questo si dimostra refrattario agli analgesici classici o quando è necessario potenziare l’azione di una terapia antalgica.

Il sistema endocannabinoide, grazie alla diffusione della terapia con cannabis medica, è oggetto di approfondimento e di studio come mediatore di analgesia. L’attivazione dei recettori CB2, stabilita dai ligandi esogeni, provoca l’analgesia tramite un’azione diretta sui neuroni sensoriali, ma anche attraverso dei meccanismi indiretti, agendo sui recettori presenti nelle cellule del sistema immunitario o stimolando il sistema oppioide endogeno. I dati di letteratura riportano che ligandi selettivi del recettore CB2 stimolano il rilascio di b-endorfine, che attivano i propri recettori sui neuroni afferenti gli stimoli nocicettivi.

Il b-cariofillene attivando selettivamente i recettori CB2, può modulare il rilascio delle citochine proinfiammatorie, attivando una serie di vie di trasduzione del segnale con importanti effetti antifiammatori. Sono coinvolti monociti e macrofagi del sistema immunitario, l’attività antinfiammatoria sembra essere mediata dall’inibizione delle vie metaboliche responsabili della produzione di interleukina-1b, TNF-a e interleukina 6. È stata anche osservata una diminuzione della produzione di enzimi proinfiammatori come COX2 e iNOS.

La somministrazione orale del b-cariofillene si è dimostrata efficace nel dispiegare la sua azione analgesica e antinfiammatoria, tuttavia la natura lipofila della molecola causa non poche difficoltà nelle forme di dosaggio orali comunemente utilizzate.

Un interessante forma di dosaggio biodisponibile è quella che si ottiene per microemulsione con l’estratto di cannabis medica.

L’estrazione più conservativa del fitocomplesso la si raggiunge attraverso l’uso di sonde ad ultrasuoni, il processo di cavitazione consente la distruzione delle pareti cellulari, la dispersione dei principi attivi nel solvente, mentre l’alta energia delle onde d’urto produce dei colloidi stabili.

L’aggiunta di un fitocomplesso naturale, come fonte di b-cariofillene, permette di ottenere un composto stabile, biodisponibile, ed un sistema terapeutico di fitocannabinoidi/b-cariofillene che può migliorare l’effetto analgesico richiesto meglio innescando la risposta segnaletica intracellulare.

Altrettanto promettente è la sinergia con il cannabidiolo (CBD) la cui funzione antagonista verso di recettori CB1 e CB2 e i recettori per gli oppioidi, consente un effetto modulante sul sistema endocannabinoide.

Le nuove formulazioni di cannabis medica con CBD di grado farmaceutico di estrazione naturale e fitocomplessi donatori di b-cariofillene, si stanno dimostrando efficaci in diverse patologie anche in associazione a diverse linee genetiche di cannabis medica.

Autore: Paolo Minacori, Farmacia del Viale per ww.farmacomm.com