29 Settembre 2021

Zarabazà

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The Rideouts e il racconto della loro storia

I The Rideouts sono una band nata diversi anni fa, ma solo nell’ultimo periodo hanno preso “la forma” a loro più adatta. L’anno scorso hanno pubblicato il loro ultimo album “Magic World” e recentemente sono usciti con un singolo davvero particolare “You’re love”. In questo brano si parla di amori a distanza, solitudine e dolcezza. Abbiamo intervistato Max il fondatore del gruppo. Vediamo cosa ci ha raccontato.

Ciao Max, parlaci un po’ dei The Rideouts. Qual è la storia di questo gruppo?


Era il 2003, abitavo a Liverpool e un’esperienza musicale di cui avevo fatto parte si era appena conclusa. Sin da quando ero piccolo mi è sempre piaciuto scrivere musica oltre che suonarla, perciò ho visto questo avvenimento come un segno che mi ha convinto a iniziare un progetto tutto mio. Il nucleo dei The Rideouts sono io e intorno ad esso gravitano via via altri musicisti.
Nel 2005 sono tornato in Italia e ho proseguito il progetto. Nel 2009 ho pubblicato il primo album, “The storm after the calm”, fino ad arrivare a “Magical World” nel marzo di quest’anno, insieme ai vari singoli, tra i quali “You’re love”. Nel tempo abbiamo suonato su vari palchi interessanti e conosciuto artisti importanti, tra cui Garry Christian, dei Christians all’estero e Nek qui in Italia per citarne un paio.

E’ uscito da poco “You’re love”, come è nato questo brano? Prima il testo o la melodia?


Contemporaneamente direi. Mi sono messo a strimpellare la chitarra senza pretese e da lì è nata la progressione di accordi e la melodia. Il testo è venuto praticamente subito dopo. Era un po’ di tempo infatti che volevo trattare l’argomento della canzone e quindi i versi sono nati facilmente, erano praticamente già lì. Bastava solo trovar loro la giusta musica.

Qual è la parte più difficile del creare una canzone?


Dipende dai momenti: a volte è difficile concludere la parte musicale, darle un senso, altre volte ci si blocca sul testo. Come in tutte le cose, comunque, una volta superate le difficoltà, l’esser riusciti a finire il pezzo in modo soddisfacente ti dà ancora più piacere.

Il brano di cui sei più orgoglioso?


“Put the blame on me”, dall’album “Heart & Soul”, perché molto personale e per le sue sonorità. Anche se la scelta è difficile poiché sono legato a tutte le mie canzoni.

Il brano che avresti voluto scrivere?


Ce ne sono tanti. La scelta tra i classici del rock è veramente vasta. Il mio preferito è comunque “Tomorrow never knows” dall’album “Revolver” dei The Beatles. Ecco, mi piacerebbe scrivere un pezzo che sia 30 anni avanti il suo tempo.

Prossimi progetti?


Diverse idee. Non mi fermo mai, per fortuna. Non so ancora come sarà il prossimo lavoro, sto buttando giù delle bozze. Le mie ispirazioni al momento vanno dai Pink Floyd ai Kasabian, passando per Rolling Stones e Rival Sons, perciò è difficile dire quali sonorità avrà il prossimo album. Magari sarà un mix di tutti questi? Chi lo sa.