“Down The Road” dei Desert Primrose, fuori dal 25 settembre, ha il merito di non voler sembrare qualcosa che non è. Il rock arriva diretto, sporco al punto giusto e soprattutto suonato. Si sente la presenza di una band vera, di cinque musicisti che hanno scelto di lasciare spazio agli strumenti e alla loro personalità.

A prendersi la scena sono le due chitarre, che diventano quasi due personaggi dello stesso racconto. Una apre la strada, l’altra risponde, si sovrappongono e si rincorrono creando quella tensione che tiene vivo il brano. È probabilmente l’elemento che rimane più facilmente in testa dopo l’ascolto.
Il suono guarda al rock classico, ma non vive di nostalgia. I Desert Primrose lo riportano nel presente con un approccio semplice e concreto, senza riempirlo di elementi superflui. La melodia rende il pezzo accessibile, mentre l’impronta più ruvida mantiene intatta la sua anima rock.
E poi c’è quella strada del titolo, che non è soltanto un luogo da raggiungere. È una scelta. Quella di prendere le distanze da ciò che fa male e continuare a camminare anche quando farlo da soli non è esattamente la soluzione più facile. “Never be broken” diventa così più di una frase: è il punto verso cui tende tutto il brano.
“Down The Road” è un primo passo che racconta già molto dei Desert Primrose: niente artifici, tanta voglia di suonare e un’identità costruita soprattutto attraverso le chitarre. Il primo tassello del loro futuro album è decisamente rock e, soprattutto, ha una direzione precisa.


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