Una serata intima conn vista sui tetti di Firenze, il Premio Stenterello Eccellenza 2026 a Dario Ballantini e un incontro tra cinema, arte e spettacolo, accompagnato dalle creazioni Haute Couture di Eleonora Lastrucci nella Lucie Mirror Room.
Non serviva un grande palco. Anzi, la dimensione raccolta dell’incontro con Dario Ballantini, ospite il 1° settembre dello Stenterello Film Festival 2026, ha dato alla serata un carattere più intimo e ricercato. Pochi posti sulla Butterfly Terrace de Il Tornabuoni Hotel, il pubblico vicino e Firenze sullo sfondo. Sempre bellissima, anche quando si limita semplicemente a fare da sfondo.
A dialogare con Ballantini è stato Andrea Muzzi, ideatore e direttore artistico dello Stenterello Film Festival, accompagnandolo attraverso alcuni momenti della sua lunga carriera tra televisione, spettacolo e arte.
Al termine dell’incontro, Marco Del Lama, General Manager de Il Tornabuoni Hotel, ha consegnato a Dario Ballantini il Premio Stenterello Eccellenza 2026, riconoscimento che celebra una carriera difficile da racchiudere in una sola definizione.
A fare da cornice alla serata anche il mondo creativo Haute Couture di Eleonora Lastrucci. Nella Lucie Mirror Room, le modelle e le creazioni della stilista hanno portato all’interno dell’appuntamento quel legame tra moda, cinema, teatro e spettacolo che da sempre caratterizza il suo lavoro.
Una presenza che si inseriva con naturalezza nell’atmosfera della serata, senza trasformarla in una passerella separata, ma aggiungendo immagini, tessuti e colore al racconto dell’evento.




Ballantini, prima della televisione c’era già la pittura
Durante la conversazione è emerso anche un lato di Ballantini meno conosciuto dal grande pubblico.
Prima delle imitazioni e molto prima della notorietà televisiva, infatti, c’era già la pittura, che Ballantini indica come la parte più lunga del proprio percorso artistico: circa quarantacinque anni di lavoro.
Poi sono arrivati Antonio Ricci, Striscia la Notizia e i tanti personaggi costruiti negli anni attraverso un lavoro che va ben oltre la semplice somiglianza.
Ballantini ha raccontato quanto conti osservare gesti, posture, movimenti e piccoli automatismi. Durante le incursioni televisive cercava perfino di non guardare direttamente la telecamera, proprio per non rompere l’illusione del personaggio.
Tra gli aneddoti più divertenti della serata, quello di Nanni Moretti al Festival di Cannes: Ballantini, trasformato nel regista, riuscì a entrare e a muoversi all’interno della manifestazione fino a essere annunciato come se si trattasse davvero di Moretti. Poi l’equivoco venne scoperto, con conseguente ritiro dei pass e uscita dal Festival.
Una storia che fa sorridere, ma che racconta piuttosto bene fino a che punto possa arrivare il lavoro di interpretazione.

Alla fine della serata la sensazione è che separare troppo il Ballantini pittore da quello imitatore, serva soprattutto a noi per mettere ordine nelle definizioni. Le sue opere pittoriche sono conosciute, forti e tutt’altro che secondarie; i suoi personaggi televisivi li conosciamo praticamente tutti.
Visti insieme, però, raccontano la stessa cosa: un artista che osserva e restituisce quello che vede ogni volta con un linguaggio diverso.
Forse è proprio questo che mi è piaciuto dell’incontro: non scoprire “un altro Ballantini”, ma capire meglio come tutte quelle parti stiano perfettamente insieme.



Altri articoli
Radio In festeggia 50 anni: grande spettacolo l’11 ottobre al Teatro Politeama di Palermo
Il disegno come opera, non come passaggio
ERJA LYYTINEN FESTEGGIA CON IL NUOVO ALBUM “50TH BIRTHDAY LIVE 2026”