13 Settembre 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

Dalla difficoltà alla vetta: la montagna come rivincita

Alessandro Simonetto sulle Dolomiti
Storie di vita: il pianista bassonese Alessandro Simonetto conquista 9 cime delle Dolomiti in soli 20 giorni.

Un pianista bassanese conquista 9 cime delle Dolomiti in 20 giorni, tra sofferenza fisica, riscoperta e rinascita personale

Una sfida che va oltre la montagna

Alessandro Simonetto, pianista, compositore e produttore discografico bassanese di fama internazionale, ha completato in soli 20 giorni una sfida personale attraverso alcune delle vette più iconiche e temute dell’arco dolomitico. Non un’impresa sportiva fine a sé stessa, ma un percorso che intreccia fisicità, memoria e rinascita.

Dal Re alla Regina delle Dolomiti

Il percorso si è snodato dall’Antelao (3.264 m), universalmente conosciuto come il Re delle Dolomiti, attraverso le tre Tofane — Rozes, Mezzo e Dentro —, per proseguire su Punta Sorapìss e Croda Marcòra, toccare le Pale di San Martino con Cima della Vezzana e Nuvolo, fino a raggiungere Punta Penìa sulla Marmolada (3.343 m), la Regina delle Dolomiti.

Nove cime, oltre 10.000 metri di dislivello positivo, decine di chilometri percorsi. Una sequenza di montagne affrontate per la prima volta, alcune in solitaria, altre insieme a compagni di salita. Un percorso affrontato con la consapevolezza che la montagna richiede una buona preparazione psico-fisica, ma soprattutto tecnica.

Una storia di rinascita, non solo di numeri

Dietro i numeri impressionanti si nasconde però una vicenda profondamente personale. «Vado in montagna da poco, prima per esigenze di salute e poi per passione», racconta Simonetto. Negli anni precedenti la pandemia, il musicista aveva attraversato un lungo periodo di immobilità forzata, conseguenza dell’assunzione di cortisonici per un’infiammazione respiratoria: «Non riuscivo più nemmeno a camminare». Due anni fa, una frattura del calcagno lo aveva nuovamente fermato per diversi mesi.

Da questa fragilità è nato, paradossalmente, il desiderio per Alessandro Simonetto di sfidare i propri limiti: essere finalmente lassù, su quei monumenti naturali che da valle si è abituati soltanto ad ammirare. L’obiettivo, fin dall’inizio, aveva un valore simbolico preciso: partire dal Re delle Dolomiti e arrivare alla Regina.

Il vero avversario? Sé stessi

«La difficoltà più grande non è stata la montagna in sé, per la quale credo di essermi preparato tecnicamente e fisicamente. È stata convincere me stesso ad alzarmi e partire», ammette Simonetto, restituendo tutta l’umanità di un’impresa che ha richiesto tanto quanto ha dato.

L’ultima vetta, Punta Penìa, è stata raggiunta avvolta nella nebbia e nella sabbia proveniente dal deserto, cornice surreale per assistere a un’eclissi lunare dal punto più alto del Veneto — un finale quasi cinematografico per un percorso durato venti giorni.

Una nuova consapevolezza

«Solo un anno fa non avrei pensato di poter salire una sola di queste montagne. Oggi le guardo in modo diverso. E soprattutto sono grato di aver ritrovato la salute, anche quella psicologica, che mi ha permesso di tornare lassù», racconta ancora il musicista-alpinista.

Chi è Alessandro Simonetto

Pianista, compositore e produttore discografico, Simonetto ha dedicato oltre trent’anni allo studio dell’opera di Erik Satie, pubblicando nel 2016 il cofanetto Erik Satie: Early & Esoteric Works (ÆVEA) e portando recentemente alla luce 50 composizioni inedite del compositore francese, tra cui nuovi Notturni ricostruiti dai manoscritti della Bibliothèque Nationale de France. Ha inciso oltre 30 CD, tra cui l’integrale pianistica di Scott Joplin e LeRoy Shield, opere di Federico Mompou e repertorio clavicembalistico di Scarlatti e Paradisi, con oltre 20 milioni di ascolti raggiunti su Spotify e altre piattaforme. Una disciplina artistica che oggi convive con la nuova passione per la montagna.

Una vetta più profonda

La sfida delle nove cime si è così trasformata in qualcosa che va ben oltre la semplice collezione di ascensioni. Come racconta lo stesso Simonetto: “la vetta, alla fine, non era lassù ma dentro di me”.

Alessandro Simonetto sulle Dolomiti