Quando l’estate finisce, l’Alto Adige cambia ritmo. I sentieri si colorano, comincia il tempo delle castagne e del vino nuovo e perfino le spa raccontano il territorio attraverso uva, vinaccioli e prodotti della vendemmia. Un invito a scoprire la montagna fuori stagione, quando viaggiare significa soprattutto concedersi tempo.
C’è un momento dell’anno in cui l’Alto Adige sembra chiedere al visitatore di rallentare.
È l’autunno, quando il verde lascia progressivamente spazio al rosso e all’oro dei boschi, i vigneti entrano nel periodo più intenso, nei meleti arriva il tempo della raccolta e lungo sentieri e masi ritornano castagne e sapori della tradizione.
Non è soltanto una stagione da fotografare. È forse uno dei periodi migliori per attraversare questo territorio senza la necessità di correre da una meta all’altra.
Il primo benessere è camminare
Il viaggio può cominciare semplicemente mettendosi in cammino.
Sull’Altopiano del Salto, sopra San Genesio, i grandi prati di larici offrono passeggiate accessibili e panoramiche. Il 23 settembre e il 4 novembre sono previste anche escursioni guidate dedicate proprio alla scoperta di questo paesaggio culturale, nel quale prati e boschi convivono da secoli.
Più scenografico è il paesaggio del Lago di Anterselva, circondato dai boschi di conifere e dalle montagne.
In Val Venosta si possono invece seguire i Waalwege, gli antichi percorsi che costeggiano le “rogge”, i tradizionali canali d’irrigazione. Sono itinerari prevalentemente pianeggianti che attraversano meleti, vigneti e paesaggi rurali.
E poi ci sono il Parco Naturale Monte Corno, il Sentiero della Posta sul versante soleggiato di Laion, il percorso intorno al Lago di Vernago in Val Senales e il Sentiero del Sole dell’Alta Val Venosta.
Luoghi diversi, uniti dalla stessa idea: lasciare che sia il paesaggio a stabilire il ritmo della giornata.
Novanta chilometri seguendo le castagne
Se esiste un frutto capace di raccontare l’autunno altoatesino, è probabilmente la castagna.
Il Sentiero del Castagno si sviluppa per circa 90 chilometri: parte dall’Abbazia di Novacella, vicino a Bressanone, attraversa i pendii della Valle Isarco e l’altopiano del Renon e raggiunge la conca di Bolzano fino a Terlano e Vilpiano.
Qui il cammino comincia inevitabilmente a incontrare il gusto.
Ed è il momento del Törggelen, quella che in Alto Adige viene chiamata anche la “quinta stagione”.
Da inizio ottobre alla fine di novembre, le tradizionali osterie contadine aprono le porte proponendo vino nuovo, mosto d’uva, caldarroste, strudel di mele e piatti della cucina locale.
Una tradizione nata dopo la vendemmia che ancora oggi conserva soprattutto il piacere della convivialità.
A Chiusa, dal 18 al 20 settembre 2026, la Festa del Törggelen porterà nel centro storico specialità altoatesine, castagne arrostite, vini della Valle Isarco, musica e intrattenimento.
Dal 15 ottobre all’8 novembre, invece, Tesimo-Prissiano, Foiana e Lana ospiteranno le Giornate della castagna Keschtnriggl, dedicate alla storia, alle tradizioni e al ruolo che questo prodotto ha avuto nella cultura locale.
Seguendo il vino
In autunno anche il vino può diventare una bussola.
Il Sentiero del vino di Tirolo attraversa i vigneti sopra Merano; a Lagundo un percorso enodidattico racconta il paesaggio modellato dalla viticoltura, mentre la ViaCulturaVini di Marlengo mette insieme vino, storia e identità.
In Val Venosta la Via Vinum Venostis collega invece agricoltura e gastronomia seguendo anche alcuni tratti degli antichi canali d’irrigazione.
E naturalmente c’è la Strada del Vino dell’Alto Adige.
Da settembre a novembre la manifestazione Autunno di Vini accompagna il periodo della vendemmia con diversi appuntamenti.
A Caldaro, il 3 e 4 settembre, le Kalterer Weintage proporranno la degustazione di oltre 150 vini locali, mentre il 3 ottobre il Kalterer Weinkulinarium sarà dedicato all’incontro tra vino e cucina.
Dal 16 ottobre al 6 novembre arriverà Weinklänge – Melodie di Vini, con concerti e degustazioni ospitati in tenute, castelli e residenze storiche.
Dal 6 al 10 novembre sarà infine la volta del Merano WineFestival, uno degli appuntamenti che tradizionalmente richiama nella città appassionati e professionisti del mondo enogastronomico.
E dopo il sentiero, l’uva entra nella spa
La parte più curiosa del viaggio arriva quando ciò che abbiamo visto fuori cambia forma e ci segue dentro.
Uva, vino e vinaccioli diventano infatti ingredienti di bagni, impacchi, peeling e massaggi proposti da diverse strutture altoatesine.
Al Garni Hotel Klosterhof di Caldaro, per esempio, la Spa del Vino utilizza semi di Pinot nero e vinacce provenienti dai vigneti di proprietà. All’esterno c’è persino una botte di vino trasformata in idromassaggio, affacciata sui vigneti.
A Velturno, il Feldthurnerhof utilizza olio di semi d’uva spremuto a freddo per i massaggi e vinaccia per i peeling.
Vicino a Merano, l’Hotel Muchele propone un rituale che abbina bagno al vino e massaggio, mentre in Val Venosta il matill – timeless boutique retreat costruisce il proprio percorso sensoriale utilizzando semi d’uva, vinaccioli e uva Schiava.
A Parcines, infine, il Klein Fein Hotel Anderlahn propone un trattamento nel quale i semi d’uva vengono abbinati al sale marino per uno scrub seguito da un massaggio total body.
Il lusso di avere meno fretta
Forse è proprio questa la chiave più interessante dell’Alto Adige autunnale.
Non aggiungere cose da fare, ma togliere velocità.
Camminare in un bosco, fermarsi in un maso, assaggiare il vino nuovo, seguire un sentiero tra i castagni e terminare la giornata lasciando che gli stessi prodotti incontrati durante il viaggio diventino parte di un rituale di benessere.
Il territorio, così, non rimane fuori dalla finestra dell’hotel.
Entra nel piatto, nel bicchiere, nella spa e soprattutto nel tempo che abbiamo deciso di concederci.
Perché qualche volta il vero viaggio fuori stagione non consiste nell’andare più lontano.
Consiste semplicemente nell’andare più piano.


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