16 Settembre 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

Prima le scarpe. Poi si decide dove andare

Il tacco non fa la femminilità, la quantità non batte la qualità e qualche volta cadere nuovamente nel peccato è soltanto questione di allenamento. Con I’M D’OCA proviamo a raccontare la moda partendo dal piacere di concedersela.

Ci sono acquisti necessari.

E poi ci sono quelli molto più interessanti.

Quelli per i quali la necessità viene costruita dopo, con una capacità di argomentazione che meriterebbe studi approfonditi.

Non ne avevo un paio di questo colore.

Con quel vestito stanno benissimo.

Quelle che ho sono diverse.

Mi servivano.

Quest’ultima è probabilmente la più bella.

Perché davanti a certe scarpe la domanda non dovrebbe essere «mi servono?», ma piuttosto «mi piacciono?».

È molto più semplice.

E soprattutto molto più divertente.

Il piacere si sente prima

I’M D’OCA, negozio di calzature che da 51 anni osserva piedi, mode e probabilmente anche parecchie giustificazioni, lo ha raccontato sui propri social con una frase:

«Il décolleté che ti fa stare bene lo senti subito. Come l’odore del caffè prima di berlo.»

Il caffè è ancora nella tazzina.

La scarpa è ancora davanti allo specchio.

Eppure qualcosa è già successo.

Prima ancora di bere sappiamo che quel caffè ci farà piacere. Prima ancora di uscire dal negozio possiamo sapere che quella scarpa finirà per accompagnarci da qualche parte.

Il piacere, in fondo, possiede questa piccola capacità: arriva qualche secondo prima dell’oggetto che lo provoca.

Ed è forse per questo che continuiamo a comprare cose che non avevamo programmato di comprare.

Per fortuna.

Altrimenti le nostre vite sarebbero organizzate benissimo.

E tremendamente noiose.

Il tacco non c’entra

C’è un’altra convinzione che I’M D’OCA affida alla propria comunicazione:

«Il tacco non fa la femminilità. È l’andatura di alcune donne che rende il tacco femminile. Chi è femminile, lo è anche da scalza.»

E qui la scarpa smette quasi di essere protagonista.

Perché possiamo scegliere il tacco più alto, il sandalo più prezioso o la sneaker più ricercata, ma alla fine rimane sempre qualcuno che deve indossarli.

È il vecchio problema dello stile.

Si può comprare quasi tutto quello che lo compone.

Molto più difficile comprare il modo di portarlo.

Una donna può essere elegantissima scalza sulla sabbia e completamente fuori posto sopra dodici centimetri di tacco.

Un’altra può trasformare una scarpa semplicissima soltanto camminando.

La moda propone.

La persona dispone.

Ed è probabilmente meglio così.

Quante donne ci sono in una donna?

«Chi potrà mai svelare tutte le donne che dimorano in una?»

Domanda pericolosa.

Perché autorizza praticamente qualsiasi cambio d’abito.

C’è la donna delle nove del mattino, quella delle sette di sera, quella che deve lavorare, quella che vuole essere guardata e quella che non ha nessuna intenzione di esserlo.

C’è quella che vuole stare comoda.

E quella che sostiene di voler stare comoda finché non vede il paio di scarpe sbagliato.

Poi ci sono giorni nei quali una sneaker sembra raccontarci perfettamente e altri nei quali abbiamo improvvisamente bisogno di qualcosa che ci faccia camminare in maniera diversa.

Forse è anche questo il piacere della moda.

Non decidere una volta per tutte chi dobbiamo essere.

Cambiare.

Giocare.

Contraddirsi.

E possibilmente avere le scarpe adatte per farlo.

La bellezza sta nei dettagli

È facile dirlo.

Più difficile capire quali siano.

Una cucitura. Una fibbia. Una forma. Un materiale. Un accostamento che apparentemente non dovrebbe funzionare e invece funziona.

I’M D’OCA utilizza spesso il dettaglio nella propria comunicazione e lo accompagna con un’altra frase:

«È nei dettagli che si riconosce la cura e si smaschera l’indifferenza.»

Vale per una scarpa.

Ma, pensandoci, vale per moltissime altre cose.

Per una tavola preparata bene anche quando si cena in due.

Per il bicchiere giusto.

Per un profumo.

Per una camicia stirata quando nessuno avrebbe notato quella non stirata.

Per una stanza d’albergo.

Per il caffè servito nella tazza che ci piace.

Sono tutte cose delle quali potremmo fare tranquillamente a meno.

Ed è precisamente per questo che ci piacciono.

La quantità non batte mai la qualità

Un armadio pieno non garantisce niente.

Nemmeno una scarpiera.

Possiamo accumulare decine di cose e continuare a cercare sempre quelle due o tre che, quando le indossiamo, ci fanno stare bene.

«La quantità non batte mai la qualità», scrive I’M D’OCA.

È una buona regola per le scarpe.

Probabilmente anche per il vino, gli alberghi, i ristoranti, i viaggi, le amicizie e molte altre cose che sarebbe imprudente elencare tutte insieme.

Il piacere non è accumulare.

È scegliere bene.

E qualche volta scegliere bene significa anche spendere per qualcosa che non era indispensabile.

L’indispensabile, del resto, ha un enorme difetto: raramente riesce a sorprenderci.

Non ci sono trucchi qui

Una bella scarpa rimane una bella scarpa.

Non migliora una giornata disastrosa, non risolve un problema e certamente non cambia la vita.

Ma può cambiare cinque minuti.

Può farci guardare allo specchio una seconda volta.

Può farci venire voglia di mettere un vestito che non indossavamo da tempo.

Può persino suggerire una cena, un aperitivo, una passeggiata.

Ed ecco perché forse abbiamo sbagliato l’ordine delle cose.

Pensiamo normalmente:

dove devo andare → come mi vesto → quali scarpe metto?

Ogni tanto potremmo provare il contrario:

quali scarpe voglio mettere → dove potrei andare?

Non è efficiente.

Ma non tutto deve esserlo.

Cinquantun anni di tentazioni

Dietro queste frasi, queste immagini e queste scarpe c’è I’M D’OCA.

Caltanissetta.

Cinquantun anni dopo, due punti vendita e una comunità social che l’attività indica in 37.000 follower complessivi tra Facebook e Instagram.

Ma questa volta la storia aziendale la lasciamo quasi tutta fuori.

Perché davanti a una vetrina non pensiamo alla longevità dell’impresa, al marketing, agli algoritmi o alla trasformazione digitale del commercio.

Vediamo qualcosa.

Ci piace.

E comincia la trattativa con noi stessi.

È lì che arriva un’altra frase di I’M D’OCA:

«Sono caduta nel peccato una volta, cadrò ancora. Con la pratica si raggiunge la perfezione.»

E allora tanto vale smetterla di cercare attenuanti.

Entrare.

Provare.

Guardarsi allo specchio.

Fare quei quattro o cinque passi assolutamente inutili che facciamo tutti quando proviamo una scarpa.

E decidere.

Dove andare lo scopriremo dopo.

I’M D’OCA

Viale della Regione, 120/122 – Caltanissetta
Outlet: Corso Vittorio Emanuele, 60 – Caltanissetta
Cell. 349 7450504

Instagram: @im_doca
Facebook: I’M D’OCA