6 Ottobre 2026

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Per rispondere alle sfide globali del nostro tempo non basta l’ecologia: serve una spiritualità ecologica

Una riflessione sulla “casa comune”, sul rapporto tra persona e natura e sulla necessità di affiancare alla transizione ecologica una trasformazione culturale e interiore di Leandro Janni

Ci sono riflessioni che meritano attenzione perché provano ad andare oltre la descrizione di un problema e pongono domande sul modo in cui costruiamo il nostro rapporto con ciò che ci circonda.

È in questa prospettiva che pubblichiamo integralmente il contributo di Leandro Janni, dedicato alla necessità di affiancare alla dimensione ambientale una più profonda consapevolezza culturale e interiore.

Lasciamo direttamente spazio alle sue parole.

Per rispondere alle sfide globali del nostro tempo non basta l’ecologia: serve una spiritualità ecologica

Il nostro Pianeta – la nostra “casa comune” – non sta bene: cambiamenti climatici, desertificazioni, alluvioni, migrazioni, guerre. E noi, consapevoli o meno, stiamo vivendo un fatto nuovo della storia: un “mondo interdipendente”. Al di là dell’inevitabile presa d’atto, la sfida – fondamentale, determinante – è che tutto questo divenga un’immensa occasione di vita in comunione. La via obbligata è trasformare il “fatto” in “evento”. Un evento interiore tanto ricco di verità e bellezza da essere assunto come opzione fondamentale; come “valore dei valori”, come fonte ispiratrice del senso della nostra vita umana, come criterio per scelte di conversione, di riorganizzazione dell’economia, della politica, delle culture in dialogo.

Il genere umano deve scoprire un fuoco interiore per potersi misurare con le sfide del nostro tempo. Per poterle affrontare – e non solo enunciarle come imperativi – deve appassionarsi alla vita in senso globale, integrale. La sua volontà deve sentirsi attratta e smossa da un bene superiore e interiore. Solo così le sfide si trasformano in un appuntamento: sicuramente impegnativo, ma appassionante e desiderabile. Solo così le sfide ci appaiono funzionali a una promessa di vita e di felicità e non obbligo, vincolo pesante da evitare ad ogni costo. E una sfida fondamentale è la spiritualità come sorgente di senso, come forza che orienta una prassi di vita. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che possiamo porre fine alla relazione violenta “persona-natura”. Possiamo e dobbiamo chiudere un ciclo di relazione polemica e aggressiva con la “casa comune”, trattata come oggetto infinitamente manipolabile. Occorre criticare, mettere in dubbio la concezione dominante di “razionalità”. Essa si è affermata nel mondo occidentale, si sta diffondendo in tutta la Terra. E distrugge altre concezioni della vita.

Per giungere ad una spiritualità ecologica, il passaggio obbligato è decolonizzare la “mentalità calcolante”. Essa vede solo quantità, conteggi, combinazioni; possibilità e opportunità in prospettiva di utili, di interessi, di potere economico e politico. E sta rendendo impossibile la vita stessa. Il mondo in cui viviamo ce lo dice: notte e giorno, per 365 giorni all’anno. Insomma, per rispondere alle sfide globali del nostro tempo non basta l’ecologia: serve una svolta sapienziale e simbolica. Occorre una spiritualità, una spiritualità ecologica, per una “relazione pacifica” dell’essere umano con l’intera realtà naturale. Con il cosmo. Con la nostra “casa comune”.

Leandro Janni

Una riflessione che viene da lontano

Quello proposto oggi non è, peraltro, un pensiero occasionale. I temi della spiritualità ecologica, del “fuoco interiore”, della relazione tra persona e natura e della critica alla “mentalità calcolante” ricorrono da anni nelle riflessioni di Leandro Janni.

Se ne ritrovano tracce già in suoi interventi del 2016 e, successivamente, in contributi pubblicati anche nell’ambito delle attività di Italia Nostra.

Una continuità che rende forse ancora più interessante il testo: non una considerazione legata soltanto all’attualità del momento, ma un percorso di riflessione che Janni porta avanti nel tempo e che oggi ripropone davanti alle sempre più complesse questioni ambientali, sociali e culturali.

Una domanda che va oltre l’ambiente

La riflessione proposta pone una questione interessante: può esistere una vera transizione ecologica senza una contemporanea transizione culturale?

Siamo abituati a misurare la sostenibilità attraverso numeri: consumi energetici, emissioni, percentuali di raccolta differenziata, quantità di acqua risparmiata, utilizzo delle risorse.

Sono parametri indispensabili. Ma descrivono soprattutto quanto riusciamo a cambiare, non necessariamente perché decidiamo di farlo.

La questione posta dalla “spiritualità ecologica” riguarda proprio questa seconda dimensione: la possibilità che un comportamento sostenibile non derivi esclusivamente da un obbligo, da una convenienza economica o dalla paura delle conseguenze, ma dalla consapevolezza del rapporto che lega l’essere umano all’ambiente nel quale vive.

Anche il riferimento alla “mentalità calcolante” apre una domanda che merita attenzione. Misurare, calcolare e utilizzare le risorse è parte inevitabile della vita umana e dello sviluppo delle società. Il problema nasce quando l’utilità rischia di diventare l’unico criterio attraverso il quale attribuiamo valore alle cose.

Un bosco è certamente legname, un terreno può avere un valore economico, un fiume costituisce una risorsa idrica. Ma sono soltanto questo?

È una domanda semplice soltanto in apparenza.

Ed è forse questo il valore più interessante di una riflessione del genere: non chiedere necessariamente di essere condivisa in ogni sua conclusione, ma offrire un punto di vista dal quale continuare a interrogarsi.

Perché la tutela della nostra “casa comune” passa certamente attraverso tecnologie migliori, regole efficaci e comportamenti responsabili. Ma può essere utile domandarsi se, insieme a tutto questo, non debba cambiare anche qualcosa nel modo in cui abbiamo imparato a guardarla.