16 Settembre 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

Da una bacheca condominiale a quasi 20 mila edifici: l’intuizione italiana di LaserWall

A volte l’innovazione non consiste nell’inventare qualcosa che non esiste. Basta guardare qualcosa che esiste da sempre e domandarsi perché continuiamo a farla nello stesso modo.

C’è un oggetto che probabilmente milioni di italiani incontrano quasi ogni giorno senza neppure guardarlo.

È la bacheca del condominio.

Un foglio dell’amministratore, l’avviso dell’assemblea, qualche comunicazione di servizio, magari un volantino. Carta, puntine, nastro adesivo. Per decenni nessuno ha avuto particolari ragioni per chiedersi se quell’oggetto potesse diventare qualcos’altro.

Salvatore Dolce, invece, se lo è chiesto.

Ed è curioso che l’intuizione che avrebbe portato alla nascita di LaserWall non sia arrivata durante una riunione sull’innovazione digitale o dentro un laboratorio tecnologico.

Dolce, matematico di formazione, si trovava a Edimburgo per un master quando, parlando con un amico che lavorava nel settore del volantinaggio pubblicitario, gli suggerì una soluzione che gli sembrava persino ovvia: sostituire la carta con delle bacheche digitali.

Era talmente convinto della banalità dell’idea da pensare che qualcuno l’avesse già realizzata.

Cercò.

E scoprì che non era così.

Da quella domanda è iniziata una storia imprenditoriale italiana che, a distanza di pochi anni, racconta qualcosa di molto più grande di uno schermo installato nell’androne di un palazzo.

Dalla bacheca allo smart building

LaserWall nasce nel 2017 con l’obiettivo di innovare la comunicazione condominiale.

Oggi, secondo i dati pubblicati dalla stessa azienda, la rete raggiunge 428 città, 19.600 condomìni e 372.978 famiglie, attraverso 16.122 bacheche installate.

Numeri che da soli raccontano la dimensione raggiunta dal progetto, ma forse non spiegano ancora la trasformazione più interessante.

Perché nel frattempo la bacheca ha smesso di essere soltanto una bacheca.

Attorno allo schermo è nato progressivamente un ecosistema digitale che comprende applicazioni per smartphone, gestione delle comunicazioni e delle segnalazioni, controllo degli accessi, videocitofono virtuale, videosorveglianza, servizi per le consegne, gestione energetica e soluzioni collegate alle comunità energetiche.

Il vecchio androne del condominio comincia così ad assomigliare all’ingresso di uno smart building.

E quella che inizialmente poteva apparire come la digitalizzazione di una superficie di sughero diventa progressivamente la digitalizzazione di una piccola comunità.

Il condominio come comunità

Forse è proprio questo l’aspetto più interessante dell’intuizione.

Un condominio non è soltanto un edificio.

È un luogo nel quale decine o centinaia di persone condividono ingressi, impianti, consumi, problemi, informazioni, sicurezza e una parte, spesso inconsapevole, della propria quotidianità.

LaserWall ha trasformato quel punto fisico comune in un’interfaccia.

L’amministratore può comunicare con i residenti; i residenti possono effettuare segnalazioni; determinati accessi possono essere gestiti digitalmente; il tradizionale citofono può diventare virtuale e persino la consegna di un pacco può essere integrata nel sistema attraverso soluzioni come Amazon Key.

La tecnologia, insomma, entra nel condominio non tanto per aggiungere uno schermo, quanto per cercare di eliminare una serie di piccole complicazioni quotidiane.

Da quattro persone a una PMI innovativa

Anche la crescita societaria racconta la distanza percorsa dall’intuizione iniziale.

Nel maggio 2025 la Repubblica raccontava il passaggio di LaserWall da startup a PMI innovativa: da un gruppo iniziale di quattro persone a circa 45 collaboratori, oltre 20 milioni di euro raccolti da investitori privati e ricavi 2024 pari a 2,5 milioni di euro, con ordini già acquisiti per 8 milioni nel 2025.

Numeri importanti, ma soprattutto il risultato di un modello che ha progressivamente allargato il proprio raggio d’azione.

Anche la pubblicità, che era all’origine stessa dell’intuizione, è rimasta parte dell’ecosistema: grandi campagne e attività commerciali locali possono utilizzare le bacheche per comunicare con pubblici geograficamente definiti.

Una sorta di ritorno al punto di partenza.

Il volantino da cui era cominciata idealmente la storia non è scomparso: ha cambiato forma.

E adesso la bacheca apre anche le porte

L’evoluzione continua.

Tra le soluzioni attualmente presentate dall’azienda c’è LaserWall CHECK, che riunisce in un unico sistema bacheca digitale, piattaforma di comunicazione, apertura degli accessi tramite smartphone, Amazon Key e videocitofono virtuale.

A settembre 2026 è inoltre prevista la disponibilità di LaserWall Smart Bag, soluzione dedicata al ritiro protetto dei pacchi.

È interessante osservare la traiettoria.

Prima abbiamo sostituito un foglio di carta con uno schermo.

Poi lo schermo ha cominciato a comunicare.

Successivamente ha iniziato a dialogare con gli smartphone.

Adesso può contribuire ad aprire porte, gestire accessi e consegne e mettere in comunicazione edificio, amministratore e residenti.

A quel punto chiamarla semplicemente “bacheca digitale” comincia a essere decisamente riduttivo.

Un’innovazione italiana nata da una domanda semplice

Le storie dell’innovazione vengono spesso raccontate partendo dalla tecnologia.

Forse qualche volta sarebbe più interessante raccontarle partendo dalle domande.

Perché dietro LaserWall ce n’era una sorprendentemente semplice:

perché continuiamo ad utilizzare la carta per comunicare con le persone che ogni giorno attraversano lo stesso ingresso?

Da quella domanda è nato un progetto che oggi raggiunge centinaia di migliaia di famiglie.

E probabilmente è questa la parte della storia che merita maggiore attenzione.

Non sempre per innovare bisogna guardare molto lontano.

Qualche volta basta fermarsi nell’androne di casa e guardare meglio una vecchia bacheca.