Ferragosto è anche questo: qualche ora in più, possibilmente all’ombra, un po’ meno telefono e finalmente il tempo di aprire quei libri che durante l’anno finiscono inevitabilmente per aspettare.
In redazione, nei giorni scorsi, ne sono arrivati tre. Diversissimi tra loro. E forse proprio per questo abbiamo deciso di metterli insieme e portarceli nelle letture di questi giorni.
Il primo è “Il regno dei ragni cucirebbe la pelle – la trama della mia scrittura” di Franca Canero Medici.
Già il titolo invita a fermarsi. L’autrice, studiosa del pensiero contemporaneo e dell’ermeneutica, porta nella propria scrittura una riflessione sul silenzio, sulla parola e sui significati che legano vita e narrazione. Nel volume si intrecciano storie, dimensione poetica e letteraria, mito e ricerca interiore.
Un libro che, almeno nelle intenzioni dichiarate dall’autrice, sembra chiedere al lettore qualcosa che durante l’anno concediamo sempre meno volentieri: tempo.
Cambio completo di scenario con “Il sogno di Suzana – amore e morte nel Kosovo del dopoguerra” di Ausilio Bertoli.
Bertoli, sociologo e narratore, ambienta il romanzo nel Kosovo segnato dalla guerra. Al centro ci sono due giovani, Boris e Giulja, costretti a fare i conti con le conseguenze di un conflitto che non termina semplicemente quando tacciono le armi.
È una storia d’amore, ma sullo sfondo rimangono le ferite della guerra, gli intrecci criminali e la difficoltà di ricostruire una normalità. E il sogno di Suzana diventa così anche il tentativo di immaginare un futuro diverso per le nuove generazioni.
Il terzo libro cambia ancora una volta registro.
“Elogio dell’imperfezione – spero di non essere perfetto” di Aldo Meccariello parte da un’idea apparentemente semplice: abbiamo trasformato la perfezione in un obiettivo e forse abbiamo sbagliato bersaglio.
Meccariello, filosofo e ricercatore, prova a rovesciare il punto di vista. L’imperfezione non come difetto da eliminare, ma come condizione dell’esistenza, possibilità di cambiamento, creatività e libertà.
Perché ciò che è perfetto, immobile e definitivamente concluso non ha più bisogno di evolversi. L’imperfezione, invece, lascia aperta una porta.
Tre libri, dunque, e tre strade completamente differenti.
La trama della scrittura. Le ferite della guerra. Il valore dell’imperfezione.
Non sappiamo ancora quale dei tre ci accompagnerà di più. Del resto sarebbe poco serio recensire libri prima di averli letti davvero.
Per adesso possiamo però fare una cosa molto più semplice: ringraziare chi ha pensato alla nostra redazione inviandoceli, metterli sul comodino e cominciare a sfogliarli.
Poi, magari, dopo Ferragosto torneremo a raccontarvi cosa ci hanno lasciato.
Per adesso possiamo però fare una cosa molto più semplice: metterli sul comodino, cominciare a sfogliarli e ringraziare Fefè, che ancora una volta ha pensato alla nostra redazione e alle nostre letture.
Tre libri diversi, tre possibili compagni per questi giorni d’agosto. Poi, magari, dopo Ferragosto torneremo a raccontarvi cosa ci hanno lasciato.
Grazie Fefè!
Perché anche una redazione, ogni tanto, può spegnere il computer e continuare a leggere sulla carta.


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