15 Agosto 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

"ispezione inps"

Mettetevi nei miei panni: è una di quelle domeniche d’agosto (precisamente il 2 agosto 2026) in cui l’aria è rovente, il termometro segna 37 gradi e l’asfalto sembra quasi sciogliersi sotto il sole. Fuori c’è un’atmosfera opprimente, con le strade deserte perché praticamente chiunque è già partito per le vacanze o si trova al mare. Io invece sono rannicchiato in camera mia, con le persiane abbassate a metà per filtrare la luce e il condizionatore acceso a regalarmi un minimo di sollievo. D’altronde non potrei muovermi diversamente: circa trentacinque giorni fa ho rimediato una brutta lesione alla caviglia, diagnosticata come secondo grado. Poteva andare peggio, me lo ripeto come un mantra: un gradino in più, il terzo, avrebbe voluto dire tendini lesionati e un calvario ben più lungo. Nonostante ciò, la convalescenza è stata un blocco forzato fatto di attese e di conti alla rovescia.

E quel conto alla rovescia aveva ormai i secondi contati: il lunedì mattina successivo, il 3 agosto 2026, sarei finalmente tornato operativo al mio posto di lavoro. Mancava davvero pochissimo alla fine di questo lungo stop.

Il campanello suona alle 17:05: il controllo medico INPS

Il silenzio del pomeriggio viene improvvisamente spezzato alle 17:05 da uno squillo di campanello. Sul momento non mi scompongo più di tanto. Con una tale calura in pieno agosto, chi vuoi che si muova? Ho pensato a uno scherzo, o magari a un errore di qualcun altro. Ma alla seconda ripetizione del suono decido di fare uno sforzo. Mi alzo, zoppicando leggermente, e rispondo all’interfono. Dalla cornetta avvertono: «Controllo malattia INPS». Apro il portone.

A salire è una persona comune, senza camice bianco né l’aspetto di un medico condotto. Ha con sé un tablet su cui annota i dettagli dell’incontro. Effettua la verifica di rito: scambiamo due parole sul caldo soffocante, commentiamo quanto si stia bene al fresco dell’aria condizionata, firmo sul display digitale e in pochi minuti il delegato se ne va.

Riflessioni a caldo dopo la visita

«Appena uscito l’ispettore dell’INPS, mi sono messo a riflettere. Trentacinque giorni di infortunio a casa per la caviglia, e non si era mai visto nessuno. Proprio nell’ultima domenica d’agosto, con la città deserta e le fasce di reperibilità in scadenza tra un’ora e cinquantacinque minuti (fissate come noto tra le 10:00-12:00 e le 17:00-19:00), mi arriva il controllo dell’INPS, proprio alla vigilia del mio rientro in ufficio.»

Oltre la coincidenza: zelo burocratico o mossa strategica?

Da quel momento la mente comincia a frullare. Si tratta di una bizzarra coincidenza, di un eccesso di zelo o semplicemente di una sfortuna sfacciata? La domanda sorge spontanea: se in oltre un mese nessuno si è fatto vivo, perché presentarsi proprio l’ultima domenica utile, con un caldo proibitivo che avrebbe sconsigliato a chiunque di mettere il naso fuori, e a un passo dalla fine dell’obbligo di reperibilità?

Viene spontaneo il dubbio — legittimo e venato di amarezza — che certi controlli dell’ultimo giorno vengano pianificati non sulla base di reali criteri statistici o di prevenzione degli abusi, ma quasi sul filo di lana. Un modo per cogliere il lavoratore in fallo proprio sul traguardo, quando la guardia si abbassa e la guarigione è ormai ufficiale, calpestando un po’ il senso di giustizia verso i diritti di chi è stato male.

Questa è la mia storia, una testimonianza diretta che solleva un interrogativo su un meccanismo burocratico che sa tanto di beffa. E voi, lettori, cosa ne pensate? Sfortuna nera, fatalità o una gestione dei controlli fiscali quanto meno discutibile?

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