6 Ottobre 2026

Zarabazà

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Prima le scarpe. Poi si decide dove andare

A Caltanissetta, I’M D’OCA racconta da 51 anni quel piccolo piacere che comincia davanti a una vetrina e qualche volta finisce molto più lontano

Ci sono scarpe che servono per camminare. E poi ci sono quelle che, prima ancora di uscire dal negozio, sembrano avere già deciso dove vogliono portarci.

Non occorre avere una cena importante, un matrimonio, un appuntamento o una buona ragione per comprarle. Anzi, qualche volta il piacere sta proprio lì: non averne affatto bisogno.

Si passa davanti a una vetrina. Si rallenta. Si guarda.

Poi si entra.

A Caltanissetta questo piccolo rito quotidiano ha un indirizzo che attraversa ormai più di mezzo secolo di storia cittadina: I’M D’OCA.

Cinquantun anni di calzature, accessori, artigianato e moda. Ma cinquantun anni significano anche qualcos’altro: generazioni diverse che hanno guardato una vetrina, provato una scarpa e pronunciato una delle frasi più pericolose che esistano per il portafoglio:

«Vediamo come mi sta.»

Da quel momento, spesso, è già troppo tardi.

Il piacere si sente prima

Vincenzo D’Oca lo ha scritto sui social in maniera molto più semplice:

«Il décolleté che ti fa stare bene lo senti subito. Come l’odore del caffè prima di berlo.»

Ed è probabilmente questa la differenza tra acquistare qualcosa e concedersi qualcosa.

Il caffè non lo abbiamo ancora bevuto, ma sappiamo già che lo desideriamo. La scarpa è ancora sul piede davanti allo specchio e, in qualche maniera, sappiamo già se tornerà nella scatola oppure uscirà con noi.

È una questione di centimetri, di pelle, di una linea, di un tacco. Ma anche di come ci vediamo improvvisamente riflessi nello specchio.

Forse è per questo che la moda continua a resistere alla razionalità.

Possiamo confrontare prezzi, materiali e modelli. Possiamo aprire dieci pagine sul telefono, ingrandire fotografie, leggere recensioni e riempire carrelli virtuali.

Poi arriva un piede dentro una scarpa.

E ricomincia tutto da capo.

Quante donne possono stare in una donna?

Un’altra frase utilizzata da I’M D’OCA per raccontare le proprie collezioni domanda:

«Chi potrà mai svelare tutte le donne che dimorano in una?»

Probabilmente nessuno.

Ed è meglio così.

C’è quella che al mattino corre perché è già in ritardo, quella che la sera vorrebbe essere elegantissima, quella che il sabato vuole stare comoda, quella che compra qualcosa perché “mi serve” e quella — decisamente più sincera — che ammette semplicemente:

mi piace.

La scarpa ha sempre avuto questa curiosa capacità di accompagnare tutte queste identità senza chiedere spiegazioni.

Sneaker, décolleté, stivale, sandalo: cambiano l’andatura prima ancora dell’abito. A volte persino l’umore.

E forse cinquantun anni di attività commerciale si attraversano proprio imparando a osservare questi cambiamenti senza inseguirli affannosamente.

Dal 1975, senza restare nel 1975

Una storia lunga mezzo secolo rischia facilmente di diventare una celebrazione del passato.

Ma la tradizione ha valore soltanto quando riesce ad arrivare al presente.

I’M D’OCA nasce nel 1975 e oggi mette insieme ciò che apparentemente appartiene a due mondi differenti: artigianato e moda contemporanea, negozio fisico e comunicazione digitale, rapporto personale e social network.

Il risultato è una comunità che, secondo i dati diffusi dall’attività, ha raggiunto complessivamente 37.000 follower tra Facebook e Instagram.

Un numero considerevole per un’attività nata e cresciuta a Caltanissetta.

Ma il dato interessante non è soltanto quanti siano.

È capire perché continuino a guardare.

Scorrendo la comunicazione di I’M D’OCA si incontrano scarpe, naturalmente. Ma non soltanto scarpe.

Ci sono frasi, provocazioni, piccoli racconti, ironia.

Persino un magnifico:

«Ecchissenefrega. Tuttoattacato.»

Che difficilmente troveremmo nel manuale di comunicazione istituzionale di una grande catena internazionale.

Per fortuna.

Perché un negozio indipendente può permettersi ancora un lusso che nessun algoritmo riesce a produrre in serie: avere un carattere.

La vetrina non finisce più sul marciapiede

Una volta la vetrina aveva qualche metro di visibilità.

La guardava chi passava da quella strada.

Oggi una vetrina di Caltanissetta può comparire su uno smartphone a Milano, Venezia, Firenze, Roma, Genova, Bari, Perugia o Palermo.

I’M D’OCA cita proprio queste città ringraziando la propria comunità per il traguardo raggiunto sui social.

È una piccola rivoluzione che forse abbiamo metabolizzato troppo velocemente.

Un’attività locale può rimanere profondamente legata alla propria città e contemporaneamente costruire relazioni molto più lontane.

Il digitale allunga la vetrina.

Ma poi rimane il negozio.

Rimane qualcuno che apre una scatola.

Rimane la carta spostata con le mani.

Rimane quella passeggiata di pochi metri davanti allo specchio che nessun “clicca per acquistare” è ancora riuscito completamente a sostituire.

Cinquantun anni dopo, il gioco è sempre quello

Nel 1975 non esistevano Instagram, reel, follower o hashtag.

Sono cambiate le mode, sono cambiate le strade dello shopping, è cambiato il modo di comunicare e persino quello di desiderare.

Eppure qualcosa è rimasto sorprendentemente uguale.

Una persona vede una scarpa.

Le piace.

La prova.

Si guarda.

Fa qualche passo.

E decide se quella versione di sé le piace un po’ di più.

A Caltanissetta I’M D’OCA continua questo gioco da 51 anni, oggi tra il punto vendita di Viale della Regione 120/122 e l’Outlet di Corso Vittorio Emanuele 60.

Si potrebbe concludere dicendo che tradizione, artigianato e moda hanno attraversato mezzo secolo.

Sarebbe corretto.

Ma tremendamente serio.

Meglio ricordare quella frase.

Il décolleté che ti fa stare bene lo senti subito. Come l’odore del caffè prima di berlo.

Il resto viene dopo.

Compreso trovare una buona ragione per averlo comprato.