Ci sono dischi che chiedono di essere consumati in fretta e altri che, invece, invitano a rallentare. “In Viaggio Vol. 1”, l’album d’esordio de l’Appeso, appartiene a questa seconda categoria. È un lavoro che non punta sull’effetto immediato, ma sulla costruzione di un’atmosfera capace di accompagnare l’ascoltatore lungo un percorso fatto di simboli, intuizioni e immagini sonore.

L’idea di ispirare ogni brano a un Arcano Maggiore dei Tarocchi non diventa mai un semplice espediente narrativo. Al contrario, è il filo invisibile che tiene insieme un disco in cui ogni traccia sembra rappresentare uno stato emotivo diverso. L’ascolto assume così il ritmo di un viaggio interiore, in cui non conta tanto arrivare alla fine quanto lasciarsi attraversare dalle sensazioni che ogni episodio riesce a evocare.
Dal punto di vista musicale, l’Appeso costruisce un equilibrio convincente tra elettronica, ambient e scrittura cantautorale. I sintetizzatori non cercano mai di imporsi con forza, ma diventano strumenti per creare profondità, mentre le tessiture sonore si aprono e si chiudono come paesaggi in continuo movimento. C’è una cura evidente negli arrangiamenti, capaci di rendere ogni brano riconoscibile senza rompere la coerenza complessiva dell’album.
L’alternanza tra composizioni strumentali e canzoni cantate contribuisce a mantenere vivo l’interesse. Brani come “Teodora” offrono un respiro più melodico, mentre episodi come “La scelta”, “Aquisgrana” o “Sono Vivo” danno maggiore spazio alla parola e all’interpretazione vocale. Le collaborazioni con Mirko Ceccarelli, Elena Abd El e Caterina Contardi impreziosiscono il progetto con timbri differenti, senza mai far perdere centralità alla visione artistica dell’autore.
Uno degli aspetti più interessanti del disco è la sua capacità di suggerire immagini. Molte tracce sembrano nate per essere vissute quasi come colonne sonore: non descrivono, ma lasciano immaginare. È una scelta che rende l’ascolto molto personale, perché ogni passaggio può assumere un significato diverso a seconda di chi lo affronta.
La chiusura con “La ruota gira” è perfettamente coerente con questa filosofia. L’energia cresce, il ritmo accelera e il finale lascia volutamente una porta aperta, come se il viaggio non fosse davvero concluso ma destinato a ricominciare da un nuovo punto di vista.
“In Viaggio Vol. 1” è un debutto che sceglie la profondità invece della semplicità. Un album che si prende il tempo di raccontarsi e che invita l’ascoltatore a fare lo stesso, trasformando la musica in uno spazio di riflessione. Un primo capitolo che mostra una personalità artistica già definita e una chiara volontà di costruire un percorso originale, lontano dalle formule più prevedibili.

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