Quando ho letto che Cortellino avrebbe reinterpretato “La casa in riva al mare”, la prima reazione è stata di curiosità mista a timore. Alcune canzoni sono talmente radicate nell’immaginario collettivo da sembrare intoccabili, e il capolavoro di Lucio Dalla è certamente una di queste. Dopo l’ascolto, però, ho apprezzato il coraggio dell’operazione.

Cortellino – La casa in riva al mare
Cortellino non prova a replicare le emozioni dell’originale, scelta che sarebbe stata probabilmente destinata al confronto perdente. Preferisce invece percorrere una strada personale, vestendo il brano di sonorità più leggere, estive e vagamente latine. Una scelta che inizialmente sorprende, ma che con il passare dei minuti trova una sua coerenza.
Quello che mi ha colpito maggiormente è il contrasto tra il testo e l’arrangiamento. Le parole continuano a raccontare una storia di desiderio, distanza e libertà sognata, mentre la musica sembra quasi voler aprire una finestra, lasciare entrare aria e luce. È come osservare la stessa scena da una prospettiva diversa: meno dolorosa, più nostalgica.
La produzione è curata e raffinata, mai invasiva. Ogni strumento contribuisce a creare un’atmosfera rilassata che richiama il mare, le sere d’estate e quei momenti in cui ci si lascia trasportare dai ricordi senza esserne travolti.
Personalmente, considero questa versione un omaggio riuscito perché non cerca di competere con l’originale. Cortellino prende una canzone che appartiene alla memoria di molti e la fa passare attraverso il proprio mondo musicale, restituendola con sincerità e rispetto. E forse è proprio questa la qualità migliore del brano: avere il coraggio di essere diverso senza dimenticare da dove arriva.

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