Maestro Salvatore Fazio
Dalle radici siciliane alla vita artistica nella Capitale. Tra surrealismo, tutela della natura e riflessioni sull’intelligenza artificiale, Salvatore Fazio utilizza la pittura per raccontare il presente e interrogare il futuro.
Salvatore Fazio, nato a Catania nel 1955 e residente a Roma, è un artista che ha costruito la propria ricerca tra surrealismo, simbolismo e riflessione contemporanea. Nelle sue opere affronta temi come natura, memoria, tempo e rapporto tra uomo e tecnologia.
Autodidatta per formazione, nel corso degli anni ha sviluppato un linguaggio personale che utilizza l’immaginazione come strumento per leggere la realtà. Per Fazio il surrealismo non è evasione, ma un modo per esplorare le connessioni tra inconscio, esperienza umana e cambiamenti sociali.
La sua attività è documentata su piattaforme specializzate come PitturiAmo e Artist Trading. Il percorso espositivo comprende la partecipazione a rassegne ospitate a Palazzo Ferrajoli, alle collettive “Artisti in Vetrina” e “Galleria Margutta” e alla Galleria Internazionale Area Contesa, all’interno dello storico circuito artistico romano.
Negli anni ha ottenuto riconoscimenti in diversi concorsi nazionali, tra cui quelli promossi da Dantebus e le iniziative dedicate a Michelangelo, Caravaggio e Picasso. Tra i risultati più significativi figura il quarto posto ottenuto nel concorso dedicato a Frida Kahlo promosso dalla Casa Editrice Pagine.
Nel 2025 ha partecipato alla collettiva “Nuove Visioni: un ponte tra digitale e tangibile”, dedicata al dialogo tra arte tradizionale e nuove tecnologie. Nello stesso ambito si inserisce il progetto multimediale “Galleria Virtuale Margutta”, una video-esposizione di dodici opere disponibile sulla piattaforma PitturiAmo.
La sua produzione ha attirato l’attenzione di critici e operatori culturali, tra cui Anna Soricaro e Plinio Perilli, che ne hanno evidenziato la capacità di coniugare ricerca simbolica, immaginazione visionaria e attenzione ai temi ambientali e sociali.
Nelle opere più recenti sogni, figure mitologiche, animali e paesaggi immaginari diventano strumenti attraverso cui l’artista riflette sulle fragilità del presente, mantenendo al centro il rapporto tra essere umano, natura e innovazione tecnologica.
Tra le opere più recenti figura “Il Meccanismo dell’Amore di Coralyn”, ispirata al romanzo Il Regno Sommerso di Coralyn dello scrittore Dino Tropea. La composizione raffigura una grande figura marina immersa in un universo popolato da pesci meccanici, meduse luminose, delfini e simboli che richiamano il viaggio interiore. L’oceano diventa metafora dell’inconscio umano, mentre la fusione tra elementi naturali e ingranaggi suggerisce un dialogo tra sentimento e razionalità.

L’opera rappresenta inoltre un significativo incontro tra pittura e letteratura, mostrando come linguaggi artistici diversi possano dialogare e arricchirsi reciprocamente.
In “La Genesi del Confine” l’artista affronta il tema del superamento dei limiti. Un rinoceronte rompe la superficie della tela e invade lo spazio dell’osservatore, cancellando il confine tra rappresentazione e realtà. L’opera diventa una dichiarazione di poetica: l’arte non deve restare chiusa nella cornice, ma entrare nella vita quotidiana e stimolare una maggiore consapevolezza.

La tutela della natura e degli animali emerge in “L’Alchimia dell’Anima nella Notte di Artemide”, opera ispirata alla dea dei boschi e della natura selvaggia. Attraverso simboli mitologici e richiami archetipici, Fazio richiama l’attenzione sul valore della biodiversità e sulla necessità di ristabilire un equilibrio tra uomo e ambiente.

L’attenzione ai temi ambientali emerge anche in “Il mare pullula di vita”, realizzato per la Giornata Mondiale degli Oceani. Il mare non è rappresentato come semplice scenario naturale, ma come patrimonio da proteggere, custode di biodiversità e risorsa essenziale per il futuro del pianeta.

Ancora più esplicita è la denuncia contenuta in “La Mansuetudine del Tempo Nuovo”, opera dedicata alla violenza contro gli animali e alla progressiva distruzione degli ecosistemi. Attraverso immagini simboliche e richiami alle specie minacciate, il dipinto invita a riflettere sul significato della parola civiltà e sulle responsabilità dell’uomo verso la natura.

Un posto particolare nella sua produzione occupa anche Roma. In “Roma Eterna: Frammenti di un Cosmo Interiore” la città viene riletta tra storia e immaginazione. Colosseo, Pantheon, Basilica di San Pietro e Foro Romano diventano archetipi universali, trasformando la Capitale in un luogo dell’anima oltre che della memoria.

Con “La Trama del Sé nell’Algoritmo del Tempo” la riflessione si sposta sul rapporto tra uomo e tecnologia. Una figura femminile tesse fili di codici digitali circondata da animali, paesaggi naturali e simboli della modernità. L’opera affronta il tema della trasformazione dell’identità nell’era dell’intelligenza artificiale, una questione che attraversa da vicino la ricerca artistica e culturale di Fazio.

Attraverso opere che intrecciano natura, memoria, simbolismo e innovazione tecnologica, Salvatore Fazio ha costruito negli anni una ricerca artistica riconoscibile e personale. Temi e visioni che emergono con maggiore chiarezza nelle sue stesse parole, raccolte nell’intervista che segue.
Quando ha capito che il surrealismo sarebbe diventato il linguaggio principale della sua ricerca artistica?
Il surrealismo, per me, non è mai stato una scelta a tavolino ma una necessità interiore. Ho capito che sarebbe stato il mio linguaggio quando mi sono reso conto che la realtà visibile, da sola, non bastava a esprimere la complessità dell’animo umano, le nostre fratture e i nostri sogni. Guardando ai grandi maestri come Dalí e Magritte, ho trovato la chiave per fondere la mia inclinazione razionale e analitica con l’inconscio. Il mio è un “Surrealismo Colto” e “Materico”: uso il simbolo per dialogare con la psiche, scavando oltre la superficie del reale.
Che valore ha avuto il dialogo con lo scrittore Dino Tropea?
Quello con Dino Tropea è stato un vero corto circuito elettrico ed emotivo. Condividere la stessa terra d’origine, le stesse passioni come i motori e persino lo stesso giorno di nascita ha creato un’immediata osmosi intellettuale. Il dialogo tra la sua parola e la mia pittura – come avvenuto per “Il Meccanismo dell’Amore di Coralyn” – dimostra che le arti non vivono in compartimenti stagni. La letteratura evoca immagini, la pittura evoca storie; insieme, diventano uno strumento di indagine interiore e di resistenza culturale immensamente più potente.
Che cosa rappresentano gli animali e gli oceani nelle sue opere?
Non sono semplici elementi decorativi, ma veri e propri archetipi junghiani e freudiani. L’oceano è la metafora perfetta dell’inconscio, un luogo profondo e inesplorato dove nuotano le nostre paure e i nostri desideri. Gli animali e le creature fantastiche rappresentano invece la parte più autentica, pura e incontaminata dell’essere vivente. Inserire ingranaggi meccanici o codici digitali accanto a loro mi permette di mostrare la frizione tra la purezza della natura e la freddezza della sovrastruttura umana.
Da dove nasce la sua attenzione verso ambiente e biodiversità?
Nasce dall’osservazione dolorosa della distruzione che l’uomo sta operando sul pianeta. Sento una profonda responsabilità etica. La mia arte sposa pienamente i valori della sostenibilità, della biodiversità e gli obiettivi dell’Agenda 2030. Gli animali non hanno voce per difendersi dall’antropizzazione selvaggia e dalla violenza; la mia pittura vuole essere la loro voce, un richiamo ancestrale – come nella notte di Artemide – a ritrovare un equilibrio perduto prima che sia troppo tardi.
Quale ruolo può avere oggi un artista nella società?
Credo fermamente che l’arte debba essere una “battaglia sociale”. Non mi interessa l’arte fine a se stessa o il consenso immediato del mercato. Oggi l’artista deve scuotere le coscienze, fare da specchio alle contraddizioni dell’epoca contemporanea e indurre alla riflessione civile. In un mondo anestetizzato da stimoli continui e superficiali, l’opera d’arte ha il dovere di essere un presidio di resistenza, un invito a fermarsi e a interrogarci sul vero significato della parola civiltà.
Qual è il significato de “La Genesi del Confine”?
È il rifiuto programmatico della cornice come limite. Quando il rinoceronte rompe la superficie bidimensionale e invade lo spazio dell’osservatore, l’arte smette di essere un oggetto da contemplare passivamente e diventa un’esperienza attiva, quasi un’aggressione visiva e intellettuale. Voglio che lo spettatore si senta coinvolto in prima persona, che avverta che i temi trattati – la libertà, il superamento dei confini psicologici e fisici – lo riguardano direttamente nella sua vita quotidiana.
Quanto hanno influenzato la sua crescita artistica la Sicilia e Roma?
Sono i due poli geometrici della mia anima. La Sicilia mi ha dato l’impronta originaria: la forza dei contrasti, la luce accecante, il senso del mito e una natura prorompente che si impone sulla coscienza. Roma, dove vivo e lavoro, mi ha accolto offrendomi la sua stratificazione storica e la sua bellezza millenaria, che per me è un continuo stimolo intellettuale. Se la Sicilia è l’istinto e la radice profonda, Roma è la sintesi cosmica, lo spazio in cui il tempo si dilata e diventa archetipo universale, come ho cercato di raccontare in “Roma Eterna”.
L’intelligenza artificiale rappresenta un rischio o un’opportunità?
Avendo fatto studi scientifici, guardo alla tecnologia con estremo interesse, e come artista sperimento attivamente i linguaggi digitali e l’IA generativa. Non la considero un pericolo se governata dall’intelletto umano. Il vero rischio si ha quando l’algoritmo svuota l’identità, come dipingo in “La Trama del Sé”. L’IA diventa invece una straordinaria opportunità se usata come un nuovo, potentissimo pennello per amplificare la visione surrealista, un’estensione della mente che deve però sempre mantenere al centro il sentimento, l’etica e l’anima dell’artista.
Quale opera considera il manifesto della sua poetica?
È sempre difficile scegliere, ma credo che “La Trama del Sé nell’Algoritmo del Tempo” riassuma perfettamente il mio attuale stato d’animo. In quell’opera c’è tutto: la figura umana, la natura protettrice, il simbolo antico e la sfida tecnologica del nostro presente. Rappresenta la perfetta sintesi tra la mia anima scientifica e quella umanistica e visionaria di pittore surrealista ma, mi considero alla continua ricerca per la quale non c’è mai fine.
Quale messaggio vorrebbe trasmettere ai giovani che si avvicinano all’arte?
Consiglierei loro di non cercare la scorciatoia del successo facile o dell’omologazione alle mode del momento. Suggerisco di studiare i classici, di padroneggiare la tecnica ma, soprattutto, di coltivare un proprio mondo interiore. L’arte richiede onestà intellettuale, studio costante e il coraggio di essere una voce fuori dal coro. Usate l’arte per fare domande scomode, non per dare risposte rassicuranti.
Quali progetti sta preparando per il futuro?
Sto lavorando su un progetto editoriale e artistico a cui tengo moltissimo: il mio primo volume del “Catalogo Generale delle Opere”. Sarà un compendio strutturato che ordina e storicizza oltre trent’anni di ricerca nel Surrealismo Materico e Colto.
Parallelamente, continuo a lavorare a nuove tele e a installazioni multimediali dove l’arte fisica dialoga con il digitale, portando avanti la mia personale battaglia culturale per la salvaguardia dell’ambiente e della memoria collettiva.

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