Dalle passerelle di Milano e Parigi alla scena creativa di Baku, il fondatore di Other Azer costruisce un linguaggio estetico che unisce underground, identità culturale e sperimentazione.
Nel panorama della moda emergente internazionale c’è un nome che sta attirando sempre più attenzione tra addetti ai lavori, stylist e creativi: Emil, fondatore del brand indipendente Other Azer. Un progetto nato in Azerbaigian ma alimentato da un immaginario globale, costruito tra le Fashion Week europee, la cultura underground e una forte ricerca identitaria.

Prima ancora di diventare designer, Emil ha lavorato come giornalista di lusso, addetto stampa e direttore creativo. Un percorso che gli ha permesso di osservare da vicino il funzionamento delle grandi maison internazionali durante le Fashion Week di Milano e Parigi.
«Partecipando alle Fashion Week europee ho capito quanto ogni dettaglio di una collezione contribuisca a creare un universo coerente», racconta.
Un’intuizione che si è trasformata in una domanda: perché molte collezioni locali sembravano concentrarsi soltanto sugli abiti senza costruire una vera narrazione attorno al marchio?
Da questa riflessione nasce Other Azer. L’obiettivo non era semplicemente creare capi d’abbigliamento, ma costruire un universo creativo riconoscibile, capace di raccontare una visione precisa. Fin dall’inizio il brand ha trovato sostegno in una comunità spontanea composta da fotografi, stylist, DJ, influencer e artisti che si sono riconosciuti nella sua estetica.
Ancora oggi sono proprio queste figure a rappresentare il nucleo più fedele del pubblico del marchio. Uno degli elementi che ha reso immediatamente riconoscibile Other Azer è l’utilizzo delle maschere durante le sfilate. Una scelta che inizialmente nasce da un’esigenza molto personale.

Per la collezione “In the Shadow”, Emil decise infatti di nascondere il proprio volto e quello dei modelli. L’idea era semplice: eliminare ogni elemento di distrazione e lasciare che fossero i capi a parlare.
Il risultato superò le aspettative. Buyer, stylist e professionisti del settore iniziarono a individuare richiami estetici che evocavano figure iconiche della moda contemporanea come Alexander McQueen, Rick Owens e Thierry Mugler.
Con il tempo la maschera è diventata molto più di una scelta scenografica.
«Permette alle persone di concentrarsi sulla silhouette e sull’emozione del capo senza essere influenzate dall’identità o dall’aspetto del volto», spiega il designer.
L’estetica di Other Azer viene spesso definita “wearable underground”, una sintesi che descrive bene il cuore del progetto. Da una parte c’è la ricerca artistica, con atmosfere cinematografiche, scenari dark e riferimenti culturali stratificati. Dall’altra c’è la volontà di mantenere una dimensione concreta e quotidiana.
«Non voglio creare abiti destinati soltanto alla passerella. La moda diventa interessante quando entra davvero nella vita delle persone.»
È proprio questo equilibrio tra sperimentazione e funzionalità a distinguere il brand all’interno della nuova scena fashion dell’Europa orientale.
La visione creativa di Emil è alimentata anche da un background multiculturale. Le sue radici azere si intrecciano con influenze persiane, russe, ucraine e polacche, creando una sensibilità che guarda contemporaneamente all’Oriente e all’Occidente.
Questa complessità culturale sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel suo lavoro. La prossima collezione affronterà infatti il tema dei diritti delle donne nelle società islamiche, introducendo una riflessione sociale più esplicita e un dialogo diretto con le trasformazioni culturali che attraversano il Medio Oriente e l’Asia centrale.


Parallelamente all’attività creativa, Emil continua a collaborare con il mondo del lusso internazionale. Nel corso della sua carriera ha avuto modo di lavorare a stretto contatto con realtà prestigiose come Cartier e Bulgari, esperienze che hanno contribuito a rafforzare la sua attenzione verso la costruzione dell’identità di marca e della comunicazione visiva.
Un approccio che oggi rappresenta uno dei punti di forza di Other Azer. Oltre alla crescita del proprio marchio, il designer ha contribuito anche allo sviluppo dell’industria fashion del suo Paese attraverso collaborazioni con la Azerbaijan Fashion Week e la Baku Fashion Week.
Secondo Emil, negli ultimi anni il cambiamento più significativo riguarda proprio il modo in cui viene percepita la moda locale.
«Oggi sostenere designer azeri è diventata una scelta culturale consapevole e motivo di orgoglio.»
Mentre l’Azerbaigian continua a cercare un posto sempre più rilevante nel panorama creativo internazionale, Other Azer prosegue il suo percorso fuori dagli schemi tradizionali.
Un progetto nato nell’ombra, attraverso l’anonimato delle maschere e la sperimentazione estetica, che oggi punta a portare una nuova voce della moda azera sulle passerelle globali.

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