L’universo letterario di Annamaria Farricelli è approdato con emozione in Sicilia. Pluripremiata a livello nazionale ed internazionale, Annamaria Farricelli è riconosciuta per il suo contributo alla letteratura e alla poesia. La sua opera è caratterizzata da un profondo esame dell’anima e delle emozioni della Donna, spesso affrontando temi di rinascita e di speranza attraverso un linguaggio semplice, ma mai banale. Le sue “creature” sono accolte in sillogi, antologie, racconti, romanzi, e parlano di mondi ed universi femminili (tra i suoi ultimi due riconoscimenti ricevuti, a Gennaio scorso il Premio “Storie di Donne” ed il “Maria Callas Tribute Prize NY” in occasione dell’ultima Giornata internazionale della Donna). La nota Autrice è arrivata a Vittoria (Ragusa) lo scorso 5 Giugno 2026 presso la Sala delle Capriate Gianni Molè, ed è stata subito emozione. Annamaria Farricelli ha presentato in una veste rinnovata per Amazon il racconto che le assomiglia di più, “L’Eco del Silenzio”, ed ha accennato alla sua ultima silloge “ABYSSUM”, edizioni Il Cuscino di Stelle. In carriera la Farricelli ha trasformato con la scrittura la fragilità psichica in potenza letteraria, restituendo voce a chi è nel silenzio e incarnando lo spirito di resilienza e audacia che ha reso Maria Callas un’icona immortale di New York. A sostenere fortemente l’incontro siciliano sono stati Giancarlo Francione e la giornalista Concita Occhipinti, coadiuvati da un insieme di prestigiosi Club ed Associazioni: Kiwanis Club Vittoria – Presidente D.ssa Maria Scicli; Associazione Antea, Vittoria – Presidente Dr. Piero La Terra; Associazione Il Filo di Seta, Vittoria – Presidente Ins. Rosa Perupato; FIDAPA, Vittoria – Presidente D.ssa Giovanna Zagra; Convegno Maria Cristina di Savoia, Vittoria – Presidente Sig.ra Gianna Picci; Circolo Laudato Sì, Vittoria – Presidente sig. Umberto Virgadavola; Italia Nostra, Vittoria – Prof.ssa Maria Arangio; Città di Vittoria, Prof. Arturo Barbante – Ass.re ai Beni e Attività Culturali, e il blog cittadino vittoriadaily.net .

Il suo recente incontro a Vittoria presso la Sala delle Capriate Gianni Molè ha visto una mobilitazione straordinaria e corale di tantissime realtà locali, dal Kiwanis Club all’Associazione Il Filo di Seta e alla FIDAPA, con il patrocinio della Città di Vittoria. Ripensando all’evento appena trascorso, che valore ha avuto per lei questo forte sostegno del territorio siciliano, e che energia le ha trasmesso il pubblico presente in sala?
L’abbraccio della Sicilia è stato per me qualcosa oltre l’accoglienza: è stato riconoscimento umano, ascolto profondo, appartenenza. Entrare nella Sala delle Capriate “Gianni Molè” è stato percepire il calore delle associazioni, delle istituzioni e del pubblico, facendomi comprendere quanto la cultura possa ancora unire anime diverse sotto uno stesso respiro emotivo. Kiwanis Club, FIDAPA, l’Associazione” Il Filo di Seta” hanno trasformato una presentazione in una esperienza condivisa. Ho sentito occhi attenti, silenzi pieni, emozioni autentiche. La Sicilia mi ha restituito energia viva, quella che nasce quando le parole non restano sulla carta ma diventano ponte tra le fragilità e la speranza.
Nel presentare la nuova veste del suo romanzo biografico, lei ha parlato a viso aperto di una profonda ferita della sua infanzia, spiegando come l’abbia trasformata in “parola, in voce, in possibilità”. Avendo vissuto in prima persona l’ascolto e le reazioni della platea, ritiene che durante la serata si sia concretizzato quello “spazio di attenzione condiviso” capace di far scaturire la luce necessaria a orientare le vite di altre donne?
Durante quel pomeriggio a Vittoria, ho percepito qualcosa di raro: la vulnerabilità non è stata osservata come fragilità da compatire, ma accolta come verità umana da condividere. In Sala delle Capriate Gianni Molè si è creato uno spazio silenzioso e profondissimo, dove il dolore raccontato ne “L’Eco del Silenzio”, ha smesso di appartenere solo a me. Negli sguardi delle donne presenti, ho riconosciuto ferite taciute, ma anche il desiderio di rinascere. Credo che la luce nasca proprio lì: quando qualcuno trova il coraggio di nominare il proprio buio e un’altra persona, ascoltando, comprenda di non essere più sola. Ho sentito che le parole diventavano carezze, ma anche risveglio. E forse il senso più autentico della scrittura è proprio questo: trasformare una cicatrice in un varco di coscienza, affinché il dolore non resti prigione, ma possa diventare passaggio verso una nuova forma di dignità, libertà e amore verso sé stessi.
Durante l’incontro ha avuto modo di spaziare tra il romanzo “L’Eco del Silenzio” e i cenni alla sua ultima silloge poetica, “ABYSSUM”. Al termine della presentazione, come le è sembrato che i lettori abbiano accolto e interpretato questo dialogo tra la narrazione biografica e la sintesi emotiva della poesia nel suo profondo esame dell’anima femminile?
Credo che i lettori abbiano percepito che tra “L’Eco del Silenzio” e” ABYSSUM” non esista una separazione, ma un unico viaggio interiore raccontato con due respiri differenti. La prosa autobiografica ha dato corpo alla memoria, alla ferita, al vissuto; la poesia, invece, ne ha custodito l’eco più intimo, quello che le parole ordinarie spesso non riescono a raggiungere. Durante l’incontro ho avvertito un ascolto partecipe e profondo: molte persone hanno compreso che il mio esame dell’animo femminile non vuole offrire risposte, ma attraversare le contraddizioni, i silenzi, le rinascite che abitano in ogni donna. La narrazione e la poesia si sono intrecciate come due linguaggi dello stesso dolore e della stessa speranza. E forse proprio lì si è compiuto il dialogo più autentico: quando i presenti non si sono sentiti semplici spettatori, ma custodi di emozioni condivise, riconoscendo nelle mie parole frammenti della propria storia interiore.
E’ stato ricordato anche il “Maria Callas Tribute Prize NY”, un riconoscimento alla sua capacità di convertire la fragilità psichica in una vera e propria “potenza letteraria”. Incrociando gli sguardi dei presenti, in che misura ha sentito di essere riuscita a trasmettere quello spirito di audacia e resilienza fondamentale per restituire la voce a chi si trova ancora intrappolato nel silenzio?
Il richiamo al premio newyorkese ha avuto per me un significato profondissimo, perché Maria Callas non rappresenta soltanto l’eccellenza artistica, ma anche il coraggio di trasformare la propria fragilità in voce immortale. Ho avvertito che il pubblico non ascoltava soltanto una storia letteraria, ma una testimonianza umana fatta di cadute, resistenza e rinascita. Negli sguardi presenti ho percepito emozione autentica, ma soprattutto riconoscimento. Molte persone hanno compreso che il silenzio può diventare una prigione invisibile, e che dare parola alle proprie ferite richiede un atto di audacia interiore. Se sono riuscita a trasmettere qualcosa, credo sia stato proprio questo: la possibilità di non restare definiti nel dolore, ma di attraversarlo fino a trasformarlo in coscienza, dignità e luce condivisa.
I promotori dell’iniziativa hanno considerato il suo coraggio di rompere il silenzio come una chiara dimostrazione della “potenza della cultura come strumento di emancipazione”. Dopo il vibrante dibattito arricchito dai saluti istituzionali del Prof. Arturo Barbante, ha percepito negli astanti quella determinazione che “non deve arretrare” di un passo nella lotta contro ogni forma di violenza di genere?
Sì, l’ho percepita con forza, quasi come un respiro collettivo che ha attraversato la sala. Durante il dibattito non ho avvertito soltanto partecipazione, ma una coscienza viva, consapevole del fatto che la violenza di genere non sia un tema distante, bensì una ferita ancora aperta nella nostra società. Le parole del Prof. Barbante e gli intervenuti delle varie Associazioni hanno restituito alla cultura il suo ruolo più autentico: non semplice narrazione, ma strumento di risveglio e responsabilità civile. Ho visto persone emozionarsi, riflettere, riconoscersi. E credo che rompere il silenzio significhi proprio questo: creare spazi in cui nessuna donna debba sentirsi invisibile o colpevole della propria sofferenza. La letteratura, quando nasce dalla verità, può diventare un atto di resistenza morale. E a Vittoria ho sentito che nessuna voleva più arretrare di un solo passo davanti alla dignità e alla libertà delle donne. Grazie di cuore per avermi accolta con tanta umanità.


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