6 Ottobre 2026

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Allo Specchio della Sicilia: memoria, poesia e identità nell’opera di Tanino Riccobene

La presentazione della silloge poetica Allo Specchio di Tanino Riccobene, avvenuta recentemente a Riesi, si inscrive come un evento di particolare rilievo nel tessuto culturale dell’entroterra siciliano, poiché restituisce voce e dignità a una tradizione poetica intimamente connessa alla memoria dei luoghi, alla dimensione antropologica della comunità e alla tensione morale dell’esistenza.

Riccobene, già dipendente comunale e oggi in pensione, coltiva da oltre quattro decenni una costante dedizione alla poesia, al teatro e alla declamazione pubblica, imponendosi nel tempo quale interprete autentico di quella sensibilità isolana che trova nel verso — tanto in lingua italiana quanto nel dialetto siciliano — il proprio spazio privilegiato di espressione. Con Allo Specchio, l’autore giunge a una compiuta maturazione artistica, condensando in una raccolta organica l’esperienza di un lungo itinerario umano e culturale.

L’opera si configura come una meditazione lirica sulla Sicilia interiore, su quella dimensione collinare e silenziosa dell’isola che sfugge agli stereotipi folklorici per rivelarsi, invece, nella sua essenza più complessa e contraddittoria. La poesia di Riccobene attraversa il paesaggio come uno sguardo cinematografico: osserva le alture bruciate dal sole, le campagne immobili, le strade polverose e i volti segnati dal tempo, trasformando ogni elemento naturale e umano in materia simbolica. La Sicilia evocata nei suoi versi appare così sospesa tra luce e ombra, tra cromatismi mediterranei e improvvisi chiaroscuri morali, quasi un grande affresco neorealista in cui convivono bellezza e ferita.

L’autore penetra con acuta sensibilità nell’humus antropologico dell’entroterra siciliano, mettendo in scena una società ancora gravata da antichi codici culturali: il silenzio come forma di sopravvivenza, l’orgoglio come destino identitario, la vendetta, la sopraffazione del forte sul debole, la corruzione politica e morale che continua a opprimere le coscienze e ad alterare la naturale armonia della vita civile. Tuttavia, la sua non è una denuncia ideologica, bensì una riflessione poetica intrisa di dolore e amore verso la propria terra.

La Sicilia di Riccobene non viene giudicata dall’esterno: essa viene abitata poeticamente, sofferta e interrogata nella sua più intima verità.In tale prospettiva, il desiderio metaforico di impugnare una “grande falce” per recidere il marciume morale che deturpa la dignità degli onesti assume una valenza altamente simbolica. La poesia si fa così strumento catartico e rigenerativo, capace di opporre alla disillusione civile una rinnovata tensione etica. Dietro ogni verso si percepisce infatti l’aspirazione a una Sicilia diversa, liberata dalle proprie incrostazioni storiche e restituita alla sua originaria bellezza mediterranea.

Particolarmente significativa risulta la presenza delle poesie in dialetto siciliano, nelle quali Riccobene raggiunge esiti di straordinaria autenticità espressiva. Il vernacolo non si limita a svolgere una funzione identitaria o folklorica, ma si eleva a lingua poetica della memoria collettiva, capace di custodire inflessioni emotive, ironie popolari e sfumature psicologiche altrimenti intraducibili. Attraverso tale musicalità linguistica, l’autore restituisce con vivida immediatezza i riti della Settimana Santa, le atmosfere natalizie, il rifiorire della primavera e i piccoli vizi quotidiani di una comunità sospesa tra sacralità e disincanto.

Sul piano tematico, la raccolta si distingue inoltre per la profonda componente memoriale. L’infanzia e la giovinezza riaffiorano come luoghi dell’anima, attraversati dalla nostalgia e dal sentimento elegiaco del tempo perduto. Centrale appare la figura del nonno, presenza archetipica e guida morale, che continua a vivere nella coscienza poetica dell’autore attraverso il ricordo delle lunghe passeggiate verso il Monte Veronica. In quelle immagini di campagna, nella mano grande e rassicurante che conduce il bambino attraverso i sentieri della natura, si condensa una poetica della libertà intesa come aspirazione esistenziale e spirituale: libertà di sognare, di amare, di danzare interiormente alla vita.

La scrittura di Riccobene si caratterizza per una raffinata semplicità stilistica, nella quale la linearità del dettato non esclude profondità simbolica e tensione lirica. La sua poesia evita artifici retorici superflui e predilige invece un linguaggio essenziale, capace di trasformare il quotidiano in esperienza universale. In tal modo, memoria privata e coscienza collettiva finiscono per intrecciarsi armonicamente, generando una narrazione poetica che trascende il dato autobiografico per assumere valore universale.

Allo Specchio si presenta dunque come un’opera di intensa densità umana e culturale, nella quale la poesia diviene spazio di riflessione civile, custodia della memoria e ricerca di verità. Tanino Riccobene consegna ai lettori non soltanto una raccolta di versi, ma un autentico viaggio nell’anima della Sicilia contemporanea: una terra amara e luminosa, ferita e magnifica, ancora capace — nonostante tutto — di generare bellezza, arte e speranza.