Luisiana
Luisiana è il progetto del cantautore siciliano Sebastiano Inturri, una delle realtà emergenti più interessanti del nuovo panorama alternative pop italiano. Tra synth pop, atmosfere dream pop e influenze lo-fi, Luisiana costruisce un immaginario sonoro intimo e sospeso, dove fragilità, introspezione e ricerca emotiva diventano il centro della scrittura. Dopo i singoli “Millie Bobby Brown” e “Mastice”, ha pubblicato il suo album d’esordio “La paura non esiste”, un disco nato dall’esigenza di trasformare paure, ansia e percorsi interiori in musica. Parallelamente, è anche tra i sette finalisti del Music For Change 2026, unico artista siciliano selezionato nel contest. Lo abbiamo raggiunto per parlare di questo momento prolifico.
In “La paura non esiste” sembri lavorare molto su ciò che resta sospeso: quanto ti interessa lasciare spazio all’ascoltatore invece di guidarlo?
Mi interessa tantissimo lasciare spazio all’ascoltatore. Io cerco di dare degli spunti di riflessione più che delle risposte precise. Un po’ come dice Morpheus a Neo in The Matrix: “Io posso solo indicarti la soglia. Sei tu che devi attraversarla.” È una cosa in cui mi ritrovo molto. Posso accompagnarti dentro un’emozione o una visione, ma poi il significato vero lo trova chi ascolta.
Il disco ha un andamento molto compatto, quasi senza picchi evidenti: è una scelta contro la logica dell’attenzione immediata?
Sì, assolutamente. Non mi interessa creare quei dieci secondi di attenzione immediata. Mi interessa di più che una persona entri davvero nel disco e se lo viva. Volevo costruire un mondo sonoro morbido, non invasivo, dove anche il cantato accompagna senza forzare. Più che cercare il picco, volevo creare un flusso che ti trasportasse dall’inizio alla fine.
Quanto è stato importante il lavoro di produzione nel tradurre emozioni così intime senza appesantirle?
È stato fondamentale. Abbiamo passato tanto tempo a cercare i suoni giusti e a capire quale fosse davvero il sound del disco. Tutto era pensato per permettere al testo e alle emozioni di arrivare in modo naturale, senza sovraccaricare i brani. Volevamo che la produzione accompagnasse quello che raccontavo, non che lo coprisse.

C’è un’immagine, un momento o una sensazione che rappresenta meglio di altri l’intero album?
Più che un’immagine, direi una sensazione: quella di libertà. La sensazione che ho provato nel momento in cui sono riuscito a superare gli attacchi di panico. È stata una consapevolezza enorme, quasi liberatoria, e penso che tutto il disco nasca anche da lì.
Dopo questo primo disco, senti di aver chiuso un capitolo o di aver appena iniziato a capirti davvero come artista?
Penso di aver appena aperto un capitolo, più che chiuderlo. Questo disco è stato l’inizio di una nuova strada e voglio continuare a seguirla. Ci sono già altri lavori in produzione, nuovi singoli, nuovi progetti… quindi per me è più un’apertura che un punto d’arrivo.
Progetti per l’estate in arrivo?
Ci sono tantissimi progetti e tante date che ancora non posso annunciare, ma arriveranno presto. Farò parte di alcuni festival importanti in Sicilia e per me è già un traguardo enorme. In più stanno andando molto bene i live, sto ricevendo un riscontro davvero positivo e tanti club e locali mi stanno contattando per suonare. Quindi sarà un’estate molto intensa e piena di musica.

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