UNISON – The fusion of High Cultures
Dopo due acclamate mostre in Italia – la prima nel 2023 alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e la seconda nel 2024 al MAXXI di Roma – l’artista internazionale Rita Sabo torna sulla scena artistica italiana con un nuovo progetto, presentato in parallelo alla Biennale di Venezia.
Ieri, al piano nobile di Palazzo Bembo (Riva del Carbon 4793 a Venezia) è stata inaugurata la mostra Unison – The Fusion of High Culture, alla presenza dell’artista, del curatore Tayfun Belgin – noto storico dell’arte ed ex-direttore dell’Osthaus Museum di Hagen – e dell’Ambasciatrice Speciale dell’UNESCO Ute-Henriette Ohoven.
Nella stessa occasione, a Rita Sabo è stato conferito il Premio Speciale dell’European Cultural Centre Italy – “Artista come Attivista” – in riconoscimento della sua peculiare pratica artistica, che coniuga in modo unico eccellenza artistica, sensibilità ambientale e un profondo impegno spirituale a sostegno delle sfide globali. Non a caso, infatti, Rita Sabo è attualmente impegnata in nuovi progetti con l’UNESCO in Asia – in particolare in Thailandia e Bhutan -, cui presto se ne aggiungeranno altri.

Rita Sabo è stata selezionata dall’ECC per ricevere questo premio speciale, assegnato per la prima volta in questa categoria. Le edizioni precedenti hanno onorato personalità e istituzioni illustri come Lawrence Weiner, Hermann Nitsch, Yoko Ono, la Willem de Kooning Academy, l’Università di Princeton e il Politecnico di Zurigo (ETH).
Dopo aver ricevuto il Premio Speciale dell’ECC Italia dal suo presidente, René Rietmeyer, Rita Sabo si è rivolta al pubblico con una riflessione sulle origini concettuali della sua mostra: «Volevo esprimere qualcosa che sentivo da tempo, e il mio lavoro si è gradualmente spostato oltre il pianeta Terra, verso le stelle. Ho iniziato a immaginarlo come un veicolo per la conoscenza delle stelle, dei pianeti e delle possibili forme di vita. È così che è nata l’idea: una visione di connessione tra gli esseri umani e tutte le forme di vita».

«Quella di Rita Sabo è un’arte di simboli che attraversano i secoli – ha aggiunto il curatore Belgin -. Adotta un linguaggio visivo che si estende nel tempo, arricchendolo con forme contemporanee. Le forze e le energie all’interno dell’immagine sono profondamente radicate in un mondo spirituale interiore».
Fino al 6 settembre, Palazzo Bembo – storica residenza del XV secolo affacciata sul Canal Grande e situata a pochi passi dal Ponte di Rialto – ospiterà Unison – The Fusion of High Cultures, mostra multidisciplinare e multisensoriale in cui Rita Sabo esplora le interconnessioni tra diverse culture, civiltà e sistemi cosmici di conoscenza. Questi vengono presentati come campi di coscienza profondamente intrecciati, che si influenzano e si plasmano continuamente a vicenda attraverso il tempo e lo spazio.
Di conseguenza, il linguaggio artistico distintivo di Sabo la colloca tra le artiste contemporanee più interessanti, profondamente impegnata con la memoria culturale e la percezione trascendente.
Il nuovo progetto di Sabo è presentato nell’ambito della biennale d’arte contemporanea Personal Structures – Confluences 2026, organizzata dall’European Cultural Center Italy.
La mostra rimarrà aperta con ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 18, eccetto il martedì.

Il concetto espositivo
Dall’idea di interconnettività nasce la mostra UNISON – The fusion of High Cultures come spazio di riflessione ed esperienza, in cui la cultura è percepita non come una sequenza lineare di epoche storiche, ma come un campo dinamico di risonanza tra microcosmo e macrocosmo. L’approccio di Rita Sabo libera le varie culture succedutisi nel tempo da prospettive isolanti di tipo nazionale o cronologico, esaminandone le interrelazioni. Quindici formazioni culturali – tra cui la sumera, egizia antica, Maya, celtica e buddista – emergono come campi di risonanza equivalenti: passato, presente e futuro convergono formando narrazioni gerarchiche che lasciano il posto a un continuum dinamico e vivo.
Le quattro sale
La mostra di Rita Sabo si svolge in quattro sale al primo piano di Palazzo Bembo. Ogni spazio evidenzia un aspetto distinto della sua pratica, pur mantenendo una narrazione coerente e una continuità atmosferica durante tutta la presentazione.
L’atrio d’ingresso si apre su otto dipinti di grande formato che generano un campo di risonanza interdimensionale. Le strutture frattali (figure geometriche che si ripetono ma di dimensioni diverse), i simboli codificati e i sistemi pittorici stratificati fungono da soglie per una modalità di percezione fondata sull’interconnessione. Al centro si trova l’insieme Entime – Transcendence in Union: quattro figure scultoree che si muovono attraverso dimensioni temporali, incarnando la trasformazione piuttosto che un’identità fissa.
La seconda sala, affacciata sul Canal Grande, è dedicata alle grandi civiltà. Le culture sumera, egizia, Maya e celtica, insieme alle tradizioni buddista, indù e taoista, si intrecciano con riferimenti mitologici quali Atlantide e Lemuria e con la conoscenza astronomica dei Dogon. Una rete filigranata di fili lega questi mondi pittorici, rivelando le loro interconnessioni polifoniche. Ogni costellazione collega una cultura a un punto di riferimento cosmico, come un sistema stellare.
Sulla parete opposta, a sinistra, le cosiddette culture portatrici – civiltà greca, ebraica, bizantina, araba e romana – appaiono come matrici fondamentali del presente, plasmando la filosofia, l’architettura, la scienza e i sistemi spirituali. Inserita all’interno di questo contesto, Sacred Planet funziona come un punto focale nella rete cosmica, dove storie, sistemi di conoscenza e influenze culturali convergono ed evolvono in un dipanarsi senza fine.
La terza sala è caratterizzata da una radicale riduzione al bianco e nero. Le stampe lenticolari e gli schizzi simbolici formano una matrice cartografica densa in cui vengono riattivati i codici archetipici. Al centro si trova una piccola Sacred Planet, la cui colorazione duplicata in 17 colori diversi è il riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Essendo l’unico elemento cromatico, diventa il nucleo gravitazionale dello spazio.
Creato per la campagna #Art4GlobalGoals avviata dall’Ambasciatore Speciale dell’UNESCO Dr. hc. Ute-Henriette Ohoven, dopo l’anteprima alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, l’opera è stata presentata presso la sede dell’UNESCO a Parigi nel 2023, sottolineando l’impegno di Sabo in un quadro internazionale di responsabilità culturale. La sua struttura cromatica traduce l’equilibrio ecologico, la giustizia sociale e la diversità culturale in un’esperienza estetica diretta.
«Sacred Planet presenta la Terra come un insieme risanato – spiega l’Artista – in cui convergono diversità culturale, responsabilità ecologica e consapevolezza spirituale».
All’interno di questo lavoro diventa evidente la dimensione normativa della sua pratica: la fusione delle antiche civiltà si rivela una visione di responsabilità collettiva e di protezione della Terra.
La mostra si conclude con un ambiente immersivo e multisensoriale: le proiezioni caleidoscopiche, il suono e il profumo trasformano lo spazio in un campo transmediale in cui la percezione stessa diventa una modalità di conoscenza.
In UNISON – The Fusion of High Cultures, la storia culturale si svolge come una configurazione simultanea in cui origine e futuro convergono nel presente. La mostra propone una comprensione cosmologica della cultura, invitando gli spettatori a sperimentare l’interconnessione non solo intellettualmente, ma come realtà percettiva vissuta.
Biografia di Rita Sabo
Rita Sabo è nata nel Caucaso settentrionale ed è cresciuta multilingue a Gerusalemme, in Israele, e successivamente in Svizzera. Ha frequentato le scuole d’arte di Zurigo e Basilea prima di trasferirsi alla Invers School of Design di Olten, in Svizzera. Oltre alla sua forte passione per la pittura, ha poi completato un ulteriore percorso di studi in design di gioielli presso il Central Saint Martins College of Art and Design di Londra. Nel suo linguaggio visivo, l’artista poliglotta esplora il significato di simboli antichi nel contesto del nostro presente, creando uno spazio per la reinterpretazione. Il risultato è un’enciclopedia moderna di simboli che porta la firma di Rita Sabo, trasformando immagini mistiche e religiose del passato nel presente e trascendendoli nel futuro. Sabo ha trasformato artisticamente molti dei simboli oggi considerati obsoleti, rendendo nuovamente accessibile il loro valore simbolico per il XXI secolo.
Il fulcro del suo lavoro è Sacred Planet, simbolo della profonda interconnessione del destino umano nel tessuto cosmico. Riflette l’armonia e la connessione intrinseche all’eterno flusso della vita. In collaborazione con #Art4GlobalGoals e la YOU Foundation (un’iniziativa dell’Ambasciatrice Speciale dell’UNESCO, Dott.ssa h. c. Ute-Henriette Ohoven, per l’Istruzione dei Bambini Bisognosi), Rita Sabo ha creato una sinfonia visiva di 17 (+1) sculture del suo Sacred Planet, che rappresenta gli obiettivi globali di sostenibilità (SDG). Dopo il lancio presso la sede dell’UNESCO a Parigi, sono seguite altre tappe della serie di mostre, tra cui al Ludwig Museum di Coblenza e al MAXXI di Roma, e più recentemente al Museo Nazionale Bavarese di Monaco.
Rita Sabo è sposata dal 2020. La coppia vive attualmente a Vienna con la figlia Venezia.
INFO MOSTRA
Rita Sabo
Unison – The Fusion of High Cultures
a cura di Tayfun Belgin
09.05.2026 | 06.09.2026
Palazzo Bembo, Riva del Carbon 4793, Venezia
Ingresso gratuito
Aperta da ME a LU ore 10-18
www.ritasabo.de
www.oncevents.com/home
info@oncevents.com
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