18 Aprile 2026

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ARTE E CULTURA – Una chiacchierata con Giulia Quaranta Provenzano

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Oggi vi proponiamo la prima parte di una chiacchierata con la poliedrica Giulia Quaranta Provenzano (classe 1989), la quale è fotografa d’Arte nonché poetessa e scrittrice. La giovane donna svolge la professione di consulente assicurativa e finanziaria tuttavia è un’attrice caratterista – ha studiato a Milano – ed è altresì critica letterarie e di arti visive. Giulia, inoltre, ha esperienza quale manager di cantanti emergenti milanesi e di Londra.

Buongiorno Giulia, com’eri da bambina e come ti immaginavi da grande? Ti senti cambiata profondamente rispetto al passato e, se sì, come mai e sotto quali aspetti? Buongiorno! Dicono che io fossi una bambina molto buona (non a caso le bambine mie coetanee e più grandi quando, alla scuola elementare, bisticciavano tra loro poi venivamo a chiamare me per fare da paciere), affettuosa, generosa, gentile, educata e anche simpaticissima e sempre sorridente benché mi appellino quale “peperino” perché in giro non camminavo ma saltellavo ed ero già caparbia, con la risposta immancabilmente pronta. Sono tuttavia stata sempre altresì introspettiva, non incline a parlare delle mie emozioni e sentimenti, selettiva, riflessiva quanto imprevedibile. Una tipica posata insomma, peró bisogna vedere se cucchiaio (accogliente), forchetta (pungente) o coltello (tagliente)… Dentro di me non credo di essere cambiata, vivo e alimento ancora le mie contraddizioni, voglio ancora cercare di lasciare una traccia significativa a livello umano per chi verrà, penso sempre che l’impegno e la dedizione nella ricerca siano imprescindibili per fare la differenza benché abbia compreso in prima persona il sapore amaro della disillusione con cui duello ogni giorno per non soccombere perché – se non tutto ciò che mi accade e accade dipende da me e non su tutto ho possibilità e potere d’impatto e trasformazione – per quello che è invece appunto in mio potere voglio essere la versione che spero non mi farà avere rimpianti a dispetto del risultato. Inoltre da piccola, come ora, amavo la Natura e passeggiarvi e poi fermarmi ad osservarla e a pensare (specie i fiori e gli alberi che personifico parecchio nei tratti di personalità, ad es. la viola la vedo bella nella sua umiltà e timidezza) e la Storia: se ci si pensa entrambe costituiscono le radici dell’essere umano, non c’è sviluppo senza di loro e non vi sarebbe esistenza altra possibile. Leggevo e scrivevo tanto-tanto e anche adesso adoro queste attività (come altresì i film, i documentari, la Moda tant’è che le Barbie mi entusiasmava solamente pettinarle e vestirle), ho scattato la prima foto a sei anni e non ricordo di aver mai smesso, inoltre facevo veri e propri tappeti di puzzle ai piedi del caminetto.

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Credi nel destino? E, in caso affermativo, quali connotati attribuisci alla sorte? Me lo domando spesso, anzi quotidianamente, se davvero esiste il destino oppure no e non so darmi una risposta …diciamo che oscillo tra varie congetture ma, poiché le apparenze probabili e l’intuito non mi sono mai bastati, sono ancora alla ricerca di quella Verità che non potró mai osservare coi miei occhi e nemmeno argomentare e contro-argomentare di sicuro. Sono ossia dell’avviso che non esistano prove inconfutabili, non definitivamente almeno, di quasi nulla in quanto non si può negare a priori la possibilità di una nuova scoperta che ribalterà l’assodato ed acquisito come certo fino ad un determinato momento e nemmeno si può essere indubbi che non si sia in errore perché in realtà ci è dato di vedere solamente una porzione di un qualcosa di più ampio. Questa incertezza però non la voglio vivere male piuttosto, proprio in nome di essa, sono dell’idea che valga la pena cercare di essere sempre se stessi e di non porsi limiti per timore di deludere qualcuno condannandosi così all’infelicità (e non lo affermo perché io sia l’esempio dell’applicazione e della riuscita di ciò, quanto poiché razionalmente me ne rendo conto – tra dire e il fare dicono che c’è di mezzo il mare…). Proprio interrogandomi a riguardo della sorte e grazie alla mia prima editrice, Emilia Amirante Ferrari, mi sono incuriosita a proposito di fisica quantistica ed, ironizzando vi chiedo, a quanti piacciono i “quanti”? Non a molti, immagino! La fisica quantistica appunto mi affascina, mi affascina come mi affascinano le domande di significato che l’essere umano si è posto sin dalla notte dei tempi e che portano sempre a chiedersi qual è il Motore Primo del Creato, alcuni lo chiamano Dio!, benché non si possa regredire all’infinito. Se esiste un Creatore del mondo, chi è il creatore del Creatore del mondo? E così potremmo procedere in un loop d’interrogativi sul principio senza fine …pare un gioco di parole dacché stiamo parlando invece dell’origine di Tutto!

Qual è il tuo colore preferito e perché? Sono una persona abbastanza umorale – forse perché, nata l’11 luglio, da buon Cancro sono governata dalla Luna?! – quindi, se parliamo di colore preferito nel vestire, non ho un interno dell’armadio monocromatico ma ammetto che ho un debole ben marcato per il nero: è di un’eleganza che trovo irresistibile. E ho idea che il nero mi rappresenti per i suoi ossimori, per le sue tenebre primordiali/Caos da cui però emerge sempre la luce alla quale il desiderio apre un sentiero. Il nero infatti è dato dalla sintesi sottrattiva di tutti i colori dello spettro visibile (o di tre colori primari, ad esempio rosso-verde-blu oppure ciano-magenta-giallo) eppure sono del parere che si debba capire che non è soltanto emblema di ciò che comunemente viene ritenuto negativo quale la morte e l’ignoto in quanto proprio il termine di qualcosa coincide e rende fattibile l’inizio di una nuova possibilità. Il nero lo percepisco come una soglia, dal nero tutto ha vita e ad esso tutto torna ed ecco che é un po’ il mio cilindro magico… in apparenza in esso non vi è alcunché ma vi riemerge ciò che invece vi é stato messo e può costituire un meraviglioso altro punto di partenza. Se poi devo dire quali altri colori apprezzo per il loro simbolismo allora non posso non nominare il rosso del sangue della vita e della morte (Passione), il verde (Natura e Speranza), il Blu del mare e del cielo (Profondità e Trascendenza) che, non a caso, ho già citato poc’anzi a proposito del nero. Infine se dovessi rispondere alla domanda esprimendo quello che è un piacere visivo istintivo, aggiungerei anche il color glicine a braccetto col bianco …tuttavia ammetto che ogni colore mi trasmette qualcosa che reputo importante perché tutto, prima o dopo, serve. E in casa? Senza dubbio, dato che proprio la casa è per me quell’isola dove staccare dagli affanni e dal resto del mondo (dove non mi devo preoccupare troppo della forma e di chi momentaneamente chiudo fuori dalla porta), per i muri sceglierei il bianco e per i mobili colori neutri (con eventualmente piccoli dettagli dalla tinta decisa, un colore primario magari) che danno sollievo alla mia testa. Il pasticciato e il pieno, l’horror vacui, appesantiscono la mia mente che ha necessità di silenzio, non confusione, limpidezza e spazi aperti/ampi per ricaricarsi. E preferisco generalmente, in ogni campo, le tinte unite.

Ma anche, Giulia, quali sono almeno tre titoli di film che per te sono stati importanti e sotto quali aspetti? Sono un’appassionata di film (e lo ero anche di cartoni animati quali “La Sirenetta” e “Mulan”): mi fanno viaggiare nello spazio, nel tempo, con l’immaginazione e mi permettono di riflettere e trasporre nel mio personale presente privato-lavorativo-artistico/culturale input formativi ma soprattutto mi consentono di vivere, grazie all’empatia, vite che per fortuna o per sfortuna mai esperiró… quindi non posso fare un elenco delle cassette e dei dvd che mi sono passati tra le mani e negli occhi senza dopo sentirmi in colpa per non avere nominato ogni singolo titolo. Posso però condividere il fatto che da bambina avrò visto non so quante volte la cassetta “Pretty Woman” con Julia Roberts e Richard Gere… cosa posso aggiungere?! Saró evidentemente, per natura, attratta da ciò che sembra irraggiungibile ed impossibile – impossibile fino a che non si avvera! Sono una sostenitrice delle rivincite e odio i soprusi alla Rodeo Drive a Beverly Hills. D’altronde già da piccola osservavo sempre le stelle, il de-sidera è la mia chiave di violino e a proposito di chiave di violino un film che mi è entrato dentro le ossa é “Il violinista del diavolo” con David Garret, Andrea Deck e Jared Harris.

Come definiresti l’Amore ossia, a tuo avviso, cos’è appunto l’Amore? Inoltre, pensi sia possibile l’amicizia tra sessi opposti? Non penso di poter e voler declinare l’Amore. Ciò perché sono single? No! L’Amore risiede in chi dispensa e mette in comune (la propria) energia anche a favore di progetti e non soltanto in persone che amoreggiano, anzi, o portano un anello al dito. Io avverto amore, o forse è semplicemente il mio “modello” guida, quando qualcuno mi dedica il suo tempo e mi presta attenzione per il piacere di vedermi felice in quel momento e sempre in quanto ci tiene che io abbia dipinto sul cuore il più largo sorriso. Avverto amore ossia quando qualcuno si prende cura ed abbraccia la mia anima e non la giudica, quando il suo e il mio bene danno luogo a un’amichevole dai calci di rigore infiniti perché ci si esercita insieme per migliorarsi di continuo e dunque non vi è termine a tale miglioramento. L’Amore, per me, é in ciò che si fa e altresì non si fa quotidianamente con una costante ed equilibrata dedizione. Amore può essere zucchero o sale, ognuno cerca quello che gli piace di più e di cui sente la mancanza però riconosce famigliare per similitudine od opposizione. Piú che di Amore, comunque, parlerei di Passione: é lei il motore del mondo! Il mio demiurgo é una femmina! Ma, in fin dei conti, se ci si pone attenzione anche l’acqua è (sostantivo) femminile ed è proprio l’acqua il simbolo del (primordiale) grembo materno ed è perfino in grado di scavare la roccia e sottrarre. Acqua che è ambivalente ovvero creatrice e distruttrice, capace di donare ed accogliere la vita e di sommergere – rappresentando l’esistenza stessa come la rappresenta il sopracitato rosso. La Passione è rossa, é un fuoco. Rosso, come ho già menzionato prima, del sangue proprio dell’energia vitale e non di meno della morte: ci sono immancabilmente due facce di una medaglia in qualsiasi cosa. Per quanto concerne l’amicizia tra sessi opposti non mi ha mai convinta, a meno che non ci sia e non insorga desiderio fisico e non ci sia e non insorga attrazione mentale in entrambi. Se tuttavia si osserva un pochino le persone, si noterà che le femmine tendono a chiacchierare e ad avere interessi comuni più tra di loro che con i maschi e viceversa (poi ci sono io che sono l’eccezione e mi piace il calcio e non solo, ahahah) e che lo stesso cervello maschile e femminile presenta differenze strutturali e di connettività – sebbene appunto ogni cervello sia un mosaico unico – quindi sono portata a credere che quando una donna va incontro ad un uomo e/o un uomo va incontro ad una donna ci sia più di un’affinità di interesse, c’è un interesse pure alla persona e il piacere di condividere con questa momenti e costruire ricordi. Per me, la costruzione è basilare nella coppia. Certamente non posso omettere che, ad ogni modo, questa mia credenza che non sia davvero possibile l’amicizia tra uomo e donna sia dovuta a come sono io. Mi spiego meglio. Io non riesco mai a vedere bellezza esteriore se prima non mi è arrivato il nucleo caldo dell’interiorità, cuore e testa, di chi ho davanti. A volte, per testarmi, mi “obbligo” a guardare la gente intorno a me e addirittura dei modelli così da vedere se c’è qualcuno che io trovi bello eppure non mi piace realmente mai nessuno. Non c’è mai nessuno che a primo impatto mi accenda la cosiddetta scintilla del desio, sarà un mio limite, sarò emotivo-centrica…