17 Aprile 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

credits Massimo Minglino

La Pasqua in Sicilia non arriva. Esplode

Non è una data cerchiata sul calendario, è qualcosa che ti cresce dentro. La senti nei giorni prima, nei volti della gente, nei gesti ripetuti ogni anno come se fossero la prima volta.

È attesa. È tensione. È identità.

Quest’anno, questa identità ha preso forma in un gesto simbolico potente: la consegna a Papa Leone XIV dell’opera “La Pasqua in Sicilia: itinerario storico, iconografico e religioso della Settimana Santa siciliana”, edito Bonfirraro Editore . Un lavoro di Rubrica Sicilia.

Un libro, sì. Ma ridurlo a questo sarebbe un errore. È una mappa emotiva della Sicilia e consegnarla nelle mani di sua Santità ha un colore forte.
Dentro ci sono quasi tutti i comuni siciliani, storie tramandate a voce, mani che costruiscono tradizioni e occhi che le custodiscono. È il risultato di un lavoro collettivo che non documenta soltanto: preserva.

E allora capisci che la Pasqua in Sicilia non è mai uguale a sé stessa.

credits Pillitteri Nino

A Prizzi, i diavoli corrono tra la folla. Non sono maschere folkloristiche: sono provocazione, rottura, il caos che sfida la fede e la mette alla prova.

A San Fratello, la banda non suona per piacere. Suona per disturbare, per rompere l’equilibrio. È una musica che non accompagna, ma invade.

credits Andrea Parisi

E ti chiedi: perché? Perché qui la fede non è mai comoda.

A Barrafranca il “Trunu” è rumore puro, un’esplosione che scuote il corpo prima ancora della mente. Non puoi restare fermo. Non puoi restare neutrale.

E poi, improvvisamente, il contrario a pochi kilometri.

credits Chiara Crapanzano

A Pietraperzia il Signore delle fasce si muove nel silenzio. Un silenzio che pesa, che avvolge, che obbliga a guardarsi dentro.

Due estremi. Un’unica anima.

Ed è proprio in questo equilibrio fragile che si nasconde la verità più profonda della Pasqua siciliana: non è una rappresentazione.

È un’esperienza. Ma qui arriva la domanda scomoda.

Stiamo ancora vivendo queste tradizioni… o le stiamo trasformando in spettacolo?

Il rischio esiste. È reale. Quando un rito diventa contenuto, quando la devozione diventa evento, qualcosa si perde.

Eppure, opere come quella consegnata al Santo Padre dimostrano che esiste ancora una volontà forte: custodire, raccontare, tramandare.

Non per nostalgia. Per responsabilità.

Perché ogni processione, ogni suono, ogni silenzio racconta qualcosa che va oltre la religione: racconta una terra che resiste, che si riconosce, che non vuole dimenticare chi è.

La Pasqua in Sicilia non è perfetta. È contraddittoria, intensa, a volte incomprensibile.

Ma è vera. E forse è proprio questo il suo valore più grande.

Perché alla fine, tra diavoli che rincorrono, bande che disturbano, rumori che esplodono e silenzi che restano addosso, capisci una cosa semplice:

la Pasqua, qui, non si guarda.

Si attraversa.

Barbaro Andrea Galizia