Racconti e Allucinazioni è il libro di Paolo Avanzi che presenta diciassette narrazioni in prima persona. Possono essere considerati dei monologhi o dei racconti. Sviscerare la complessità della psicologia umana nelle varie prospettive emozionali e etiche è l’obiettivo dell’opera. I protagonisti di questi racconti sono personaggi che presentano un loro lato stravagante, a volte inquietante dissimulato sotto una apparenza di normalità. Le storie nascono spesso dall’imprevisto, da un evento imponderabile che innesca una serie di situazioni che intrecciandosi tra loro finiscono per portare il protagonista a confrontarsi con una sfida spesso cruciale. Il superarla o meno dipende anche dal caso. L’esito talvolta è drammatico altre volte grottesco. Il tutto crea una suspence che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina senza dare nulla per scontato. Abbiamo fatto qualche domanda all’autore.
Come nascono queste diciassette narrazioni? Puoi raccontarci un esempio specifico di un “evento imponderabile” che ha innescato una delle storie?
In uno dei racconti un compassato professore alquanto inibito, mentre si trova al cinema, si imbatte in una persona che gli fa delle avances. Da qui ne deriva una situazione davvero incresciosa per lui, con un esito a dir poco drammatico. Questo è un esempio di come un evento fortuito, di per sé banale, può stravolgere la nostra vita. In queste circostanze anche la persona più “normale” può oltrepassare il confine che lo separa dalla “follia”.
Qual è il tuo approccio per “sviscerare la complessità della psicologia umana”? Usi appunti, ricerche o ti affidi all’intuizione?
Mi aiuta il mio background di studi (essendo laureato in psicologia). Soprattutto mi affido alla mia curiosità verso quelle caratteristiche chiamiamole borderline dove fa capolino la stravaganza, la nota bizzarra. Mi piace portare alle estreme conseguenza certi atteggiamenti piuttosto comuni, per esempio il narcisismo, la gelosia, il desiderio di possesso ecc. Questa estremizzazione mette in luce l’assurdità di tanti aspetti della vita quotidiana che diamo per scontati.
Cosa ti affascina di più nei protagonisti “stravaganti e inquietanti” nascosti sotto una patina di normalità? C’è un personaggio che senti particolarmente tuo?
Non c’è un personaggio a cui mi sento particolarmente legato. Ogni personaggio rispecchia in fondo un lato nascosto del mio carattere, o meglio una potenzialità. In certe circostanze avrei potuto indirizzarmi in una direzione piuttosto che in un’altra. Quelli che definiamo “folli” o “criminali” sono persone, normali nella vita di tutti i giorni, che hanno avuto la sfortuna di incappare in qualcosa che ha fatto scattare una certa molla. E’ capitato a loro ma potrebbe capitare in fondo a chiunque.
I racconti coprono un ampio spettro emotivo (tragico, comico, grottesco…): qual è il tono che preferisci esplorare e perché?
Mi piace spaziare da un registro all’altro, il che riflette la mia natura eclettica. Così pure i miei testi variano dal drammatico all’umoristico. E’ un modo per mettere alla prova le mie capacità. Cimentarsi su ambiti differenti credo che porti ad un arricchimento personale. Ciò può valere per uno scrittore, così come per un attore, dato che questi racconti sono anche pezzi teatrali.
C’è un tema o un’emozione umana che non hai ancora esplorato ma vorresti includere in future raccolte?
Non ho ancora esplorato il genere “romance”. E non credo neppure che lo farò pur essendo consapevole che è di moda (basta vedere i successi editoriali in questo campo). Mi attira di più il dramma psicologico, nelle sue sfaccettature. Ogni autore si esprime in base alla propria esperienza di vita. Probabilmente continuerò su questo filone che sento maggiormente congeniale.

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