La storia di Casa Paladin e della famiglia Paladin, da Valentino a Martina e Francesca, tra Franciacorta, Veneto e una visione sostenibile del vino.
C’è un momento, camminando tra i filari, in cui il rumore del mondo si abbassa. Restano il vento, la terra sotto i piedi e una sensazione netta: qui il tempo non corre, respira. È questa la prima impressione che si ha entrando nel mondo di Casa Paladin, una realtà dove il vino non è solo un prodotto, ma una visione che attraversa generazioni, territori e scelte quotidiane.

La storia di Casa Paladin nasce nel 1962 dall’intuizione di Valentino Paladin e prosegue oggi come progetto familiare condiviso. Carlo e Roberto Paladin portano avanti l’equilibrio tra tradizione e visione contemporanea, mentre le nuove generazioni ne ampliano l’orizzonte: Martina Paladin sui mercati internazionali, Francesca Paladin tra strategia, marketing ed enoturismo, e Valentino Paladin nella cura dei vigneti. Un lavoro corale che tiene insieme competenze diverse e un’unica idea di vino e responsabilità.

Il tempo, qui, è una presenza costante. Non è qualcosa da inseguire, ma da ascoltare. Scorre lento nelle vigne, matura nelle botti, si deposita nei gesti ripetuti di chi conosce la pazienza del lavoro agricolo. È il tempo delle stagioni, delle attese, delle decisioni che guardano lontano.
Questa visione prende forma in luoghi diversi, ognuno con una propria identità. Dal Veneto di Annone Veneto, cuore storico di Casa Paladin, alle colline friulane di Bosco del Merlo, fino alla Valpolicella, al Chianti Classico e alla Franciacorta. Territori distanti, uniti però da una stessa grammatica fatta di rispetto, precisione e ascolto.
In Franciacorta, sulle pendici del Monte Orfano, il racconto si fa quasi sospeso. Qui sorge Castello Bonomi, realtà che interpreta il Franciacorta come incontro tra paesaggio, architettura e metodo. Le vigne seguono le pendenze naturali, i microclimi cambiano a pochi passi di distanza e nulla è lasciato al caso. Sotto terra, nei lunghi spazi di affinamento, il silenzio accompagna le bottiglie per anni. È lì che le bollicine prendono forma, lontano dalla fretta, guidate solo dal tempo.
Ma Casa Paladin non è solo territorio. È anche una visione contemporanea dell’agricoltura. Con il 4V Project – Vite, Vino, Verde, Vita, l’azienda immagina la vigna come parte di un ecosistema più ampio. La viticoltura di precisione, l’uso consapevole delle risorse, la tutela della biodiversità e l’energia rinnovabile non sono dichiarazioni di principio, ma pratiche quotidiane. Una sostenibilità che non si esibisce, ma si esercita.
Accanto all’ambiente, c’è poi l’attenzione alle persone. Il progetto Life in Rosé, nato nel 2018 con i rosé di Bosco del Merlo, racconta un’altra dimensione dell’impegno di Casa Paladin. Attraverso la collaborazione con LILT, il vino diventa strumento per sostenere la prevenzione del tumore al seno e promuovere una cultura della salute e della consapevolezza femminile. Iniziative come Treviso in Rosa hanno trasformato questo impegno in un’esperienza collettiva, fatta di partecipazione, movimento e condivisione.
Il presente guarda anche al mondo. Le nuove generazioni della famiglia Paladin portano questa visione oltre i confini italiani, lavorando su mercati internazionali complessi e costruendo un dialogo che unisce vino, cultura ed esperienza. Non è solo export, ma racconto di identità.
In un’epoca in cui la parola “sostenibilità” rischia di perdere significato, Casa Paladin sceglie una strada più silenziosa e più impegnativa: la coerenza. Giorno dopo giorno, vendemmia dopo vendemmia. Perché il vino, prima ancora di essere bevuto, è qualcosa che si vive. E quando nasce da relazioni autentiche tra terra, persone e visione, riesce a raccontare molto più di un territorio: racconta un modo di stare nel mondo.

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