Dieci storie tra noir, ironia e memoria: una raccolta che attraversa periferie, Storia e paradossi quotidiani, dando voce a un’umanità ferita ma ancora viva.
“L’ultimo m’accompagna” è la raccolta di racconti con cui Al Gallo attraversa le zone d’ombra dell’Italia contemporanea, muovendosi tra noir, memoria storica e cronaca emotiva. Il libro riunisce dieci storie che scavano nelle contraddizioni del presente e del passato, restituendo un’umanità ferita, disillusa, spesso marginale, ma ancora capace di resistere, ingannare, sorprendere.
La scrittura di Al Gallo è tagliente, ironica, a tratti spietata, ma non perde mai il contatto con la dimensione umana dei suoi personaggi. Ogni racconto funziona come una fenditura nella realtà: ciò che emerge è il volto autentico di un Paese attraversato da tensioni sociali, piccoli traffici, grandi rimozioni e improvvisi slanci di dignità. “L’ultimo m’accompagna” non è solo un libro di racconti noir, ma un affresco narrativo che tiene insieme periferie urbane, memorie della Storia e paradossi quotidiani.
Il racconto d’apertura, tra i più potenti della raccolta, ha come protagonista Domitilla, badante e prostituta part-time, che rinviene il cadavere di un travestito. Da quell’evento prende avvio un’indagine che, grazie alla sua determinazione e all’aiuto di un ex poliziotto, conduce allo smascheramento di un gruppo di criminali ambientali. È l’inizio di un percorso letterario che attraversa epoche e luoghi diversi, mantenendo sempre uno sguardo lucido e implacabile sul reale.
Nel libro convivono figure lontane tra loro solo in apparenza. Karloff, kapò, e Ribbentrop, nazista, assistono impotenti all’avanzata russa, schiacciati dal peso della Storia. Un giovanissimo Pablo Neruda scrive alla madre da una città che lo inghiotte, cercando perdono e conferme. Un sommozzatore truffaldino scopre un allevamento clandestino di cozze. L’ispettore Natale si muove nel caos di Gianturco inseguendo un’autoradio rubata, mentre un giovane Arthur Conan Doyle sventa una rapina che sembra già prefigurare la sua futura immaginazione investigativa. C’è Saverio, incredulo davanti a un addetto ai bagagli che ha trasformato l’aeroporto di Capodichino in una surreale agenzia matrimoniale, e una polizia che nasconde il teste dell’inchiesta SputtaNapoli. Fino a Riccardino, enfant prodige del raggiro, inventore di un piccolo e fiorente business criminale: ’o trucco d’ ’o spicchietto.
Ogni storia è insieme una ferita e una rivelazione. I personaggi che popolano “L’ultimo m’accompagna” sono frammenti di un’umanità fragile, feroce, disillusa e sorprendente, raccontata senza indulgenza ma con una profonda attenzione alle sue contraddizioni. Al Gallo non cerca eroi, né assoluzioni facili. Osserva, registra, mette in scena, lasciando che siano i fatti e le scelte a parlare.
Il racconto che dà il titolo alla raccolta assume anche il valore di una dichiarazione di poetica. “L’ultimo m’accompagna” non è soltanto lo stratagemma di chi chiede un passaggio, ma il gesto simbolico di uno scrittore che sceglie di stare accanto agli ultimi, ai dimenticati, ai colpevoli e agli innocenti della vita. È una letteratura che non consola, ma accompagna, che non giudica dall’alto, ma cammina dentro le crepe del reale.
Alberto Gallo, napoletano, vive e scrive nella sua città. Alla narrativa noir affianca la scrittura di racconti e sceneggiature, muovendosi con naturalezza tra registri diversi. La sua voce è riconoscibile per lo sguardo acuto sul grottesco del quotidiano e per la capacità di portare alla luce ciò che l’ordinario tende a nascondere. Con “L’ultimo m’accompagna”, Gallo firma un’opera che attraversa generi e tempi, offrendo un ritratto ironico, tagliente e profondamente umano dell’Italia contemporanea.

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