9 Febbraio 2026

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Enigma, Alan Turing e il teatro come macchina di verità


Successo di pubblico e critica al Teatro Menotti di Milano per lo spettacolo di Hugh Whitemore con Peppino Mazzotta

Sta riscuotendo grande consenso di pubblico e apprezzamenti critici Enigma (Breaking the Code) di Hugh Whitemore, lo spettacolo dedicato alla figura di Alan Turing, in scena al Teatro Menotti di Milano fino al 25 gennaio, con Peppino Mazzotta protagonista. La regia è di Giovanni Anfuso, la traduzione di Antonia Brancati. La produzione è firmata Teatro Biondo Palermo, Teatro di Messina – Centro di Produzione e Tieffe Teatro Milano.

Dopo il debutto in prima nazionale al Teatro Biondo di Palermo, lo spettacolo ha confermato anche a Milano la forza di un testo che, a quasi quarant’anni dalla sua scrittura, conserva intatta la propria urgenza civile e politica, coinvolgendo un pubblico trasversale e attento.

Scritto nel 1986 e ispirato al libro Alan Turing. The Enigma di Andrew Hodges, da cui è stato tratto anche il film The Imitation Game, il testo racconta la vicenda umana e scientifica di Alan Turing, l’uomo che riuscì a decifrare i codici della macchina Enigma, contribuendo in modo decisivo alla sconfitta del nazismo durante la Seconda guerra mondiale.

Ma la guerra vinta non basta a salvarlo. Nel 1952 Turing viene infatti processato dalla giustizia inglese per la sua omosessualità, allora considerata un reato. Un paradosso storico e morale che lo spettacolo restituisce con lucidità, misura e forte impatto emotivo, evitando ogni retorica.

ph © rosellina garbo

La vicenda prende avvio da un interrogatorio: Turing denuncia un furto, ma l’indagine dell’ufficiale Ron Miller si trasforma rapidamente in un gioco ambiguo di allusioni e sospetti. Da qui si aprono una serie di flashback che attraversano la vita del matematico: la giovinezza, l’amicizia con Christopher Morcom, il lavoro a Bletchley Park, l’isolamento, l’amore, la solitudine.

La regia di Giovanni Anfuso colloca la storia in uno spazio della memoria, quasi metafisico, dove il rigore scientifico convive con la fragilità dell’umano. Luci fredde, suoni metallici, proiezioni e richiami meccanici evocano la macchina Enigma come metafora del pensiero, capace di creare e distruggere, svelare e occultare.

Accanto a Peppino Mazzotta, in scena Maurizio Marchetti, Liliana Randi, Domenico Bravo, Carmelo Crisafulli, Luca Fiorino, Vincenzo Palmeri e Irene Timpanaro, in uno spettacolo corale in cui i personaggi diventano frammenti di una stessa voce, restituendo una narrazione intensa e condivisa.

Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Dora Argento, le luci di Antonio Rinaldi, le musiche di Paolo Daniele, con interventi al violino di Leo Gadaleta, a servizio di una messa in scena essenziale e fortemente evocativa.

Ricordare non significa celebrare, ma decifrare. Enigma si conferma così non solo come il racconto di una vita straordinaria, ma come una riflessione ancora attualissima sul rapporto tra conoscenza e potere, sull’intelligenza che diventa colpa e sulla razionalità che si trasforma in solitudine. Un teatro che si fa macchina di decrittazione, capace di leggere ciò che resta nascosto nel linguaggio della Storia.

Lo spettacolo conclude oggi la sua tenitura al Teatro Menotti di Milano, in Sala Grande, con l’ultima replica in programma nel pomeriggio.